Italia
Non è un paese per sportivi Tutti gli impianti da rinnovare
L’unico intervento alla pista d’atletica dopo un anno di lavori
PIOMBINO. Una spesa che si aggira sui 300mila euro e un intero anno di attesa – con un ritardo di ben 10 mesi – sulla conclusione dei lavori. Tanto si è dovuto aspettare perché il cantiere che ha tenuto occupata la pista di atletica “Simeone” di Piombino terminasse. Un’odissea che ha dell’incredibile, specialmente considerando che nel progetto iniziale l’intervento sarebbe dovuto durare poco più di due mesi. Almeno però il campo d’atletica ora può dirsi rinnovato.
Una fortuna che tante altre strutture cittadine non hanno. A partire dallo storico stadio Magona, sul quale recentemente si sono accavallati gli annunci relativi a fondi per 4 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Toscana per la sua ristrutturazione.
Un’odissea infinita
Il problema messo in evidenza dalla vicenda della pista di atletica non può essere ignorato, perché il rischio è che possa ripresentarsi con ogni impianto sportivo che necessita di un intervento. Nei 12 mesi di stop alla pista “Simeone” a niente sono servite le pressioni da parte del Comune – anche economiche: è stata richiesta una penale di poco meno di 30mila euro – alle aziende incaricate dei lavori. I ritardi, le proroghe e le sospensioni hanno finito con l’accumularsi.
I primi problemi hanno cominciato a manifestarsi il 10 ottobre 2022, poco più di un mese dopo la consegna del cantiere (avvenuta il 31 agosto 2022 anche se, in realtà, i lavori sono partiti solo a metà settembre): la ditta incaricata ha chiesto una proroga di 30 giorni per le difficoltà sul reperimento delle materie prime. Così la data di fine cantiere è stata spostata dal 13 novembre 2022 al 13 dicembre di quell’anno. Nemmeno un mese dopo una nuova richiesta che ha spostato tutto al 28 dicembre sempre per lo stesso motivo. Poi sono subentrati i problemi meteorologici che hanno reso sempre più complicato il proseguo dei lavori. In tutto il Comune ha concesso ben 202 giorni di proroghe, fissando la fine del cantiere al 3 giugno 2023. Ma quella data è stata raggiunta e superata senza che la pista fosse riaperta, con i conseguenti danni (in termini di iscrizioni e, quindi, economici) anche per il Centro Atletica Piombino che ha dovuto rimodulare l’attività dei suoi campi estivi. E successivamente rinunciare anche a ospitare una gara federale di alto rilievo (che avrebbe portato in città centinaia di persone per due giorni provenienti da tutta la Toscana) per impraticabilità dell’impianto: i lavori si sono infatti conclusi solo il 12 settembre 2023, con un’area della pista di 638 metri quadrati per la quale la lavorazione è stata anche contestata «perché non presentava un’uniformità della colorazione – si legge nella relazione sul conto finale dei lavori – e l’impresa ha dichiarato che non intendeva procedere alla ricostruzione accettando la non quantificazione in contabilità, non ricevendo compenso per le lavorazioni non eseguite a regola d’arte».
Il tempio del calcio
Per quanto lunghi e faticosi da portare a termine, i lavori al campo d’atletica sono solo una goccia nel mare degli interventi necessari per la rimessa in sesto degli impianti sportivi piombinesi. Comprensibile quindi l’immediato entusiasmo che ha generato la notizia dei 4 milioni di nuovi stanziamenti derivanti dal Fondo Sviluppo e Coesione della Regione Toscana. «Un’opportunità senz’altro importantissima – commenta Enzo Madau, pilastro dello sport cittadino e attuale direttore generale dell’Atletico Piombino – solo la prospettiva che venga rimesso a nuovo è un’emozione fortissima, perché i problemi a cui far fronte sono tanti e annosi. E stanno rendendo il fare calcio a Piombino un’impresa ai limiti dell’eroismo».
La prima questione riguarda l’illuminazione. «L’impainto è fatiscente – racconta Madau – tanto che spesso ci alleniamo quasi al buio di sera: molti fari sono inservibili da tempo e non sono mai stati sostituiti. E poi il manto del campo è ridotto all’osso e andrebbe sostituito con un sintetico di nuova generazione: si tratta di manti misti tra sintetico ed erba, belli, funzionali e duraturi. Infine – conclude – c’è il riscaldamento negli spogliatoi da rimettere a nuovo dato che va da tempo a singhiozzo, con disagi per tutti».
Le altre strutture
E il Magona non è il solo ad aver bisogno di un piano per la valorizzazione dello sport che guardi al quadro complessivo degli impianti. Ormai scomparso è infatti il campo da calcio di Fiorentina dove «non c’è rimasto più niente – racconta Madau – sebbene in passato lì ci giocasse una squadra attiva come il Mobilgronchi». Quella però è un’area «da valorizzare forse in altro modo: gli impianti sportivi è importante che siano incittà o a ridosso della città: quella zona a Fiorentina è troppo distante perché la gestione di un campo lì sia davvero attuabile».
Ma anche tralasciando questo singolo caso, resta l’imbarazzo della scelta. Solo guardando agli impianti per il calcio infatti «serve realizzare un campo ausiliario vicino al Magona, come c’era un tempo, dove potersi allenare per evitare di sovraccaricare il campo principale – racconta il dg del Piombino Calcio – ma anche impianti esistenti come il Marianelli a Salivoli o il campo di Montemazzano sono da rimettere in sesto perché, specialmente quest’ultimo, è ai limiti dell’agibilità». Per non parlare poi dello storico “campo dei veterani”, non lontano dal cimitero cittadino. «Di tutti, è quello che mi fa più rabbia vedere in quello stato – commenta Madau – completamente abbandonato e in disuso. Un disinteresse da stigmatizzare da parte delle istituzioni, perché non si può per incuria rovinare spazi per fare sport come quello, con tanto di spogliatoi attrezzati. Guardando in giro ci sono realtà più piccole di Piombino che hanno impianti all’avanguardia: non serve andare lontano – conclude – basta vedere Venturina, San Vincenzo o Sesto Fiorentino. Noi qui, invece, abbiamo lasciato tutto all’abbandono».
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