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Metinvest: «Priorità Piombino». Ma la virata sull’ex Ilva spaventa

di Luca Centini
Metinvest: «Priorità Piombino». Ma la virata sull’ex Ilva spaventa

L’ad Ryzhenkov non esclude l’interesse del gruppo per Taranto

31 gennaio 2024
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PIOMBINO. Una partita a scacchi giocata su più tavoli e con una posta in palio enorme. In ballo, infatti, c’è il riassetto della filiera nazionale dell’acciaio attraverso le scelte dei nuovi investitori. E, di conseguenza, il destino di migliaia di lavoratori. Con un’impressione, sempre più marcata, che dall’esito di una vertenza (Taranto) dipenda anche quella di Piombino. E viceversa. Un futuro intrecciato tra due poli della siderurgia in crisi profonda e una sensazione scricchiolante che, alla fine, qualcuno possa restare con il cerino in mano.

Gli ucraini e l’ex Ilva

«Il nostro obiettivo primario in questo momento è Piombino. Poi col passare del tempo, se vediamo un’opportunità su Taranto, perché no? Possiamo guardarci. Ma per ora siamo concentrati solo su Piombino». Le parole, riportate in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, sono dell’amministratore delegato del gruppo ucraino Metinvest Yuriy Ryzhenkov. Si tratta della prima apertura concreta verso l’ipotesi Taranto per il gruppo che, in joint venture con la Danieli, ha firmato solo pochi giorni fa il protocollo d’intesa per la realizzazione di una nuova acciaieria da 2,7 milioni annui di piani a Piombino. O, almeno, così è stata interpretata l’intervista dagli addetti ai lavori che stanno seguendo l’evoluzione del progetto Piombino. In realtà, secondo quanto raccolto da fonti vicine al gruppo italo-ucraino, Piombino è a tutti gli effetti la priorità, l’unica ipotesi davvero in campo in questo momento per Metinvest, che punta a colmare almeno in parte il vuoto produttivo che si è venuto a creare in seguito alla distruzione del grande stabilimento Azvostal di Mariupol. Lo stesso Ryzhenkov, scorrendo l’intervista del Corriere, conferma la volontà del gruppo di investire a Piombino «una notevole quantità di capitale», svelando le caratteristiche del sostegno finanziario al progetto, composto da un mix di capitale proprio, debito, prestiti o sussidi di fondi pubblici. Una struttura di investimento che dovrebbe raggiungere i 3 miliardi di euro. L’ad della multinazionale descrive inoltre il clima favorevole in città, ribadisce l’assiduo impegno delle istituzioni nel portare a casa il progetto, definisce il memorandum «un buon inizio». E allora cosa hanno da preoccuparsi i piombinesi?

L’ombra di Taranto

«Se vuoi comprare un prodotto ma il venditore poi perde troppo tempo magari finisce che ti si presenta un’altra occasione e cambi idea... per me il rischio è questo». Così David Romagnani, sindacalista della Cgil, riassume con un’immagine quello che temono coloro che seguono ormai da mesi la vicenda legata all’interesse del gruppo italo - ucraino. L’obiettivo del governo, sancito con il protocollo di intesa firmato pochi giorni fa, è innescare il rilancio del polo siderurgico piombinese attraverso la coabitazione tra il nuovo soggetto industriale e il gruppo indiano Jsw Steel, che si concentrerebbe sulla produzione di lunghi (in particolare rotaie). L’idea era firmare i due memorandum in contemporanea. In realtà l’unica firma che si è concretizzata è stata quella con Metinvest - Danieli. Saijan Jindal, numero uno di Jsw, ha sì incontrato il ministro Urso, ma la sottoscrizione del memorandum è stata rimandata. Viene data per imminente, ma per il momento non c’è stata. Ed è in questo contesto che l’ombra di Taranto si fa ingombrante. I numeri dell’ex Ilva sono importanti e la vertenza è una grana ancora più urgente da risolvere per il governo. Due indizi che a Piombino nessuno vorrebbe che si trasformassero in una prova. Per questo i sindacati, preoccupati, intendono tenere alto il pressing sulle istituzioni e sul gruppo indiano: si trovi presto una soluzione per il polo piombinese. Perché il treno, in questo caso, passa una volta sola. E vederselo sfilare sotto il naso, magari in corsa verso il sud, sarebbe disastroso. 


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