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Piombino, anche il regista Paolo Virzì firma l’appello per salvare il vecchio altoforno
Nel 1994 raccontò la crisi della città operaia con il film “La bella vita”. L’idea è quella di salvare l’impianto che verrebbe trasformato in un luogo culturale e della memoria
PIOMBINO. Il vecchio Afo 4 ha un alleato importante. Sceso in campo per provare - in extremis - a salvarlo dalle cesoie meccaniche delle ditte di demolizione. Il regista Paolo Virzì ha infatti firmato l’appello contro lo smantellamento dell’altoforno dell’ex area a caldo dello stabilimento di Piombino, impianto che ha i giorni contati visto che i tecnici della ditta F&R hanno completato il piano della demolizione che dovrebbe partire nella seconda metà di febbraio.
Il destino segnato e la mobilitazione
Un simbolo di una fabbrica che non esiste più. Quella del ciclo integrale, della ghisa che si trasforma in acciaio, dei convertitori, delle colate continue e del capannone delle acciaierie. Ma il re assoluto del vecchio stabilimento è sempre stato l’altoforno, con il suo scheletro imponente che ha segnato per decenni il panorama di Piombino. In quella fabbrica alcuni operai sono morti sul lavoro. L’acciaio ha sì sfamato migliaia di famiglie, ma ha anche fatto pagare alla città un conto salato dal punto di vista ambientale. Al netto di tutto questo l’altoforno è un pezzo della storia di Piombino. E, proprio per questo, deve restare anche un pezzo della memoria. È quello che credono i cittadini che ormai da giorni si sono mobilitati per raccogliere firme (già oltre 200). L’obiettivo? «Chiediamo di bloccare e riaprire un confronto prima che sia troppo tardi - spiegano i sottoscrittori - Lo dobbiamo alle tante generazioni operaie che hanno vissuto dentro quello stabilimento, lo dobbiamo alla nostra città, che collocata al di là dei suoi confini, può unirsi ad altre realtà della zona diventando una meta centrale per far conoscere, nel bene e nel male, l’importanza che lo stabilimento piombinese ha avuto nello sviluppo di una rete che ha permesso continui connessioni e interscambi tra persone, merci e prodotti per oltre un secolo di storia». L’idea è quella di salvare l’impianto che verrebbe trasformato in un luogo culturale e della memoria.
Oggi (domenica 28) alle 16,30 in via XX Settembre n. 62 l’appello sarà ufficialmente presentato. «Siamo consapevoli che il valore archeologico dell’Afo4 non è paragonabile al piccolo gioiello industriale che rappresentava all’Afo1, irresponsabilmente demolito nel 2008, ma è proprio da quella sconfitta che abbiamo il dovere di imparare. L’Afo4 è l’ultimo altoforno rimasto sul nostro territorio a testimoniare quella specifica lavorazione: il ciclo integrale e può assurgere a diventare il simbolo della Piombino del Novecento: il monumento del lavoro».
La firma del regista
Si parla di simboli. E proprio per questo la sottoscrizione dell’appello da parte di Paolo Virzì è destinato a lasciare il segno. Anno 1994. Il regista livornese gira proprio nella città dell’acciaio La bella vita, uno dei suoi capolavori. Il film racconta l’epoca della privatizzazione dello stabilimento di Piombino. Il declino del gigante industriale, il dramma degli operai, lo spettro della disoccupazione, l’identità operaia della città che si trova a una svolta ed è costretta a mutare. L’Elba sullo sfondo, una baracchina sulla spiaggia per cambiare vita. Il tutto raccontato sul filo dell’equilibrio tra dramma e commedia. Un film indimenticabile, soprattutto per i piombinesi. Ecco, il regista che ha saputo raccontare meglio di tutti la fabbrica e la città si schiera per salvare l’altoforno. Un dettaglio non certo trascurabile in una battaglia che tuttavia, visto l’incalzare delle demolizioni programmate ormai da mesi, rischia di essere tardiva.
Giorni contati
La ditta F&R, per voce del direttore generale Francesco Mangani, ha spiegato al Tirreno come i lavori di demolizione dell’impianto dovrebbero partire nella seconda metà di febbraio. L’intervento sul vecchio Afo si protrarrà tra i 40 e i 60 giorni, secondo le stime dell’azienda. Il pressing dei cittadini e delle istituzioni per provare a salvare il vecchio impianto difficilmente produrrà un cambio di scenario, come conferma il vicepresidente di Jsw Steel Italy Marco Carrai. «Ma il nostro impegno - spiega al Tirreno - è realizzare nelle aree recuperate in seguito alla demolizioni di un parco della memoria, un percorso che ricordi la fabbrica con alcuni pezzi dell’ex area a caldo».
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