Il Tirreno

Il delitto

Portoferraio, chiesti 18 anni per Ghallab: «Ha ucciso Angelo Carugati»

di Stefano Taglione
A sinistra l’imputato Mounir Ghallab e a destra la vittima, il 52enne aiuto-cuoco Angelo Carugati
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A sinistra l’imputato Mounir Ghallab e a destra la vittima, il 52enne aiuto-cuoco Angelo Carugati

Il delitto un anno fa: il 52enne lavorava come aiuto-cuoco

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PORTOFERRAIO. La procura ha chiesto 18 anni di reclusione per Mounir Ghallab, il ventiquattrenne elbano in carcere dal febbraio scorso con l’accusa di aver ucciso l’aiuto-cuoco Angelo Carugati nello scantinato sotto il tunnel di Porta a Terra. Un delitto che ha scioccato l’isola, quello del cinquantaduenne milanese, colpito con un bastone, una valigia e perfino una pentola. Una persona molto conosciuta nel capoluogo, dato che aveva lavorato come assistente chef in diversi locali. L’avvocato dell’imputato, il livornese Nicola Giribaldi, ha invece chiesto di derubricare il reato da omicidio volontario in preterintenzionale, con una sensibile riduzione della pena anche in relazione al rito alternativo scelto (che prevede lo sconto automatico di un terzo). Il giudice per le indagini Marco Sacquegna ha poi rinviato la sentenza a marzo. Pronuncia che arriverà, quindi, poco più di un anno dopo il tragico fatto.

La ricostruzione

Il primo febbraio, attorno alle 18,30, Ghallab si sarebbe incontrato con un testimone della lite (un ex studente portoferraiese dell’alberghiero), l’unica persona che si trovava con loro al momento dell’alterco e che lo ha fin da subito accusato del delitto. L’appuntamento vicino al supermercato Eurospin, sotto a “La Centrale Gourmet” di viale Zambelli, di fronte agli imbarchi per Piombino. Insieme avrebbero comprato una birra e da mangiare, poi si sarebbero diretti verso lo scantinato. Carugati li avrebbe poi raggiunti lì, cenando in loro compagnia. Poi, di notte, il diverbio che ha portato al decesso del cinquantaduenne, preso a bastonate e colpito alla testa pure con una pentola e una valigia, anche se la causa della morte – secondo l’autopsia – è un’emorragia provocata dalla rottura della milza. Il decesso sarebbe quindi sopraggiunto successivamente, visto che Ghallab dopo la lite se ne sarebbe tornato a casa, nella zona del “residence”, lasciando agonizzante – sempre stando alla ricostruzione dell’accusa – il povero Carugati, molto conosciuto a Portoferraio e benvoluto da tutti. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Niccolò Volpe, era stata delegata ai carabinieri del nucleo investigativo di Livorno e della Compagnia di Portoferraio e ha portato, la notte stessa, al fermo del ventiquattrenne come persona gravemente indiziata di delitto. In camera di consiglio, ieri mattina, c’era il pubblico ministero Massimo Mannucci, ora reggente in procura dopo la nomina di Ettore Squillace Greco a procuratore generale della corte d’appello di Firenze.

I dubbi della difesa

La difesa ha sempre nutrito molti dubbi soprattutto sul racconto del testimone oculare. Il legale, già durante l’interrogatorio di garanzia, si era concentrato sulle due richieste di aiuto dell’ex studente, ritenute contraddittorie. L’ex alunno dell’alberghiero, senza cellulare, alle 2,18 è andato sotto al commissariato della polizia di viale Manzoni, il presidio delle forze dell’ordine più vicino allo scantinato, parlando di una persona sdraiata per terra davanti alla gelateria “Zero Gradi”. I carabinieri, intervenuti sul posto, non hanno trovato né lui, né la persona da soccorrere. Mentre più tardi, alle 3,35, il giovane è tornato sempre al commissariato, chiedendo nuovamente l’intervento della forza pubblica. Poi, una volta sul posto, i militari – di turno quella notte per gli interventi di emergenza – lo hanno trovato e seguito fino alla stanza comunale, scoprendo il corpo senza vita di Carugati. Inutile purtroppo la corsa per salvarlo dei volontari, con a bordo il medico del 118, del Santissimo Sacramento: Angelo era già morto. Secondo il racconto del testimone – e stando anche alle risultanze dei rilievi scientifici dell’Arma, intervenuti anche da Firenze con il reparto investigazioni scientifiche – sarebbe stato Ghallab a uccidere l’aiuto-cuoco, anche se il giovane quando ha chiesto di parlare con il sostituto procuratore ha negato con forza di essere l’omicida, ammettendo sì il litigio, ma non di averlo ucciso.

La sentenza

La sentenza sull’omicidio dell’Elba è attesa quindi a marzo, dato che il giudice per le indagini preliminari Marco Sacquegna, ieri mattina, al termine dell’udienza ha rinviato la discussione per concedere eventuali repliche ad accusa e difesa. Dopodiché, fra poco più di un mese, si ritirerà nella camera di consiglio del tribunale per decidere il verdetto finale.

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