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Il clima pazzo cambia il vino: dalle vigne in Norvegia al Chianti in Lombardia, ecco le nuove strategie dei produttori
Il parere degli agronomi: «All’Elba il primo effetto è la vendemmia anticipata»
PORTOFERRAIO. Clima impazzito? Sempre più caldo? Procedendo così le vigne si coltiveranno sempre più in Norvegia e il Chianti lo produrranno in Lombardia. Quelle elbane per ora resistono ma occorrono nuove strategie. «Nel suo “De re rustica”, manuale per l’agricoltura della Roma imperiale, Columella scrisse “Nessuno vuole più occuparsi di agricoltura, perché le stagioni non son più quelle di una volta - spiega l’agronomo Alessandro Petri , docente al tecnico Cerboni di Portoferraio – da oltre 2000 anni diciamo le stesse cose e non impera più Cesare Augusto, ma il “Dio Clima impazzito” ora ha frequenti e grandi siccità o al contrasto bombe d'acqua dannose. E il caldo crescente spinge la coltura della vite sempre più a nord dei poli. Si stanno sviluppando vigne in Norvegia».
I ribaltoni climatici sono sempre esistiti, ma in passato erano più rari ora sono all'ordine del giorno e si teme che cresceranno d'intensità. È il “regalo” dello sviluppo sconsiderato dell'era industriale. E quali prospettive si avranno sull'Elba in base a questa situazione? Ecco il parere di Italo Sapere, che gestisce il suo noto agriturismo Sapereta, verso Porto Azzurro. «L'effetto più semplice da notare – spiega – è l'anticipo della vendemmia ed è capitata addirittura quasi a metà agosto, in queste ultime estati bollenti. Nel passato più lontano la raccolta dell'uva capitava in ottobre. Abbiamo ormai inverni particolarmente secchi e ce ne saranno altri, quindi la piovosità è scarsa. Infatti da noi non è possibile coltivare piante “idrovore”, tipo mais o riso. La siccità estiva è da tempo accettata, non è raro vedere l’uva che nasce, cresce e matura senza mai aver visto una goccia di pioggia o quasi e la qualità rimane valida». E si va verso strategie che prevedono la cura del suolo in vigna, aggiungendo materia organica o paglia, per sfruttare al meglio l'acqua piovana, e anche si attuerà il piantumare peri, albicocchi tra i filari, per fare ombra e rinfrescare le viti, proteggendole pure da intemperie improvvise.
Il professor Petri riprende: «La Comunità scientifica mondiale riconosce il problema e il processo di innalzamento della temperatura di 1° C porta ad uno spostamento verso nord di circa 200 Km per nuovi impianti di vite e vari Master of Wine famosi stanno investendo nell’acquisto di terreni agricoli nella penisola scandinava. Quindi precocità e aumento della concertazione zuccherina nelle uve e nei mosti, annate eccezionali sempre più frequenti, ma insorgenza di fenomeni patologici tra cui peronospora, oidio sempre più virulenti. Quindi che fare? Recuperare vitigni autoctoni e selezionare con il miglioramento genetico quelli che maggiormente resistono all’innalzamento della temperatura. In generale, per l’isola d’Elba, per mitigare il clima, imparare a piantare alberi ed evitare gli incendi nel periodo estivo. E un grande compito spetta a noi insegnanti nell’aiutare i nostri studenti a riacquistare coscienza ecologica e rinforzare la passione per la terra da coltivare, con mezzi tecnologici».
Sapere conclude dicendo: «Il Chianti nel futuro lo coltiveranno in Lombardia e Coldiretti ha denunciato che la siccità è diventata la calamità più rilevante per le coltivazioni italiane, stimando danni intorno al miliardo di euro l’anno. Ipotizziamo quindi che nel sud Italia potrebbero pian piano sparire piante iconiche, come la vite e l’ulivo, sostituite da kiwi e orzo».
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