Il Tirreno

La protesta

Populonia, la denuncia di un turista: «Mi sono trovato in mezzo a una caccia al cinghiale non segnalata»

di Cecilia Cecchi
Populonia, la denuncia di un turista: «Mi sono trovato in mezzo a una caccia al cinghiale non segnalata»

Le battute, regolamentate dalla legge, vengono indicate agli ingressi 48 ore prima. Un massese a passeggio: «Così la zona Anpil diventa pericolosa per i tanti visitatori e per i biker»

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POPULONIA. Pomeriggio di quelli che meritano la passeggiata alla scoperta del Promontorio tra resti archeologici e natura strepitosa. Capita che un turista si trovi nel bel mezzo di una cacciata al cinghiale senza – a sua detta – «aver visto alcuna segnaletica». L’ospite si sente a rischio in un area protetta. Battute al cinghiale regolamentate dalla legge, e pure qui segnalate dai cacciatori 48 ore prima agli ingressi degli ambiti interessati (mercoledì, sabato e domenica).

Il massese Mario Ugo Consani racconta un’altra storia: «Nel primo pomeriggio di sabato 13 gennaio ho raggiunto il Promontorio di Piombino per un’escursione sulla strada sterrata, itinerario CAI n. 300, che dalla località Il Reciso porta a Calamoresca. Dopo circa 40 minuti di cammino, ho cominciato a sentire latrati di cane qua e là e sempre più vicini accompagnati da fortissime urla. Poi veicoli parcheggiati, pick-up con le gabbie nei cassoni per il trasporto cani, e cartucce scariche a terra... tracce dell’inequivocabile battuta al cinghiale. Alla fine ho sentito degli spari – prosegue – . E distinguibilissimi rantoli di animali feriti e prossimi a morire. Massimo, da subito, il mio sdegno. Sconcerto e rabbia. Come una certa apprensione: non ci sono circostanze peggiori che essere travolti da cinghiali in fuga; caricati da quelli di loro feriti; finire impallinati dai cacciatori perché scambiati come prede».

«Com’è possibile in un’Area naturale protetta di interesse locale? – sottolinea Consani–. Non avevo visto alcun cartello che la annunciasse. Né ce n’erano dopo, come mi confermava un biker locale che proveniva dalla direzione opposta alla mia. E pare che sia da sempre così! Non che avessi incontrato granché gente – ricorda – diversamente, moltissimi mountain bikers; sin troppi. Taluni pure a velocità folli nei tratti in discesa dove mi trovavo pure io. Un prefestivo... pensavo si evitasse qualsiasi attività che mettesse a concreto rischio l’incolumità degli escursionisti e di quanti avessero voluto frequentare l’area per goderne buona aria, pace, tranquillità, osservazione di flora, fauna, panorami, tramonto. Ma anche l’ambiente stesso. Ancora di più? Dopo aver sentito, più tardi, alcuni reduci dalla battuta darsi analogo appuntamento nello stesso luogo per l’indomani, domenica. Come se non bastasse – sottolinea Consani – , già permettere a terzi direi non proprio in linea con la salvaguardia-cura di un ambiente tanto pregevole quanto pregiato di accedervi, e persino con veicoli a motore, un fatto inusuale e deleterio. Ulteriore aggravante, che quasi tutti i mezzi visti in sosta e poi incrociati sull’obbligata e anticipata via del ritorno con loro a bordo fossero dei vecchissimi catorci, le relative targhe lo dimostravano, di cui uno anche industriale. Incredibilmente lanciati a velocità assolutamente non consone al tracciato, erto e malmesso, e alla presenza di persone a piedi e di biker, oltre al rumore assordante, producevano persistenti emissioni a tal punto irrespirabili che confermavano quanto fossero inquinanti. Massimo disprezzo per gli appostamenti fissi di caccia che proliferano, uno lo “incontravo” cercando di raggiungere Buca delle Fate per assistere al tramonto. Come se n’è potuto concedere a suo tempo licenza? – si domanda Consani – Permettere che li costruissero numerosi e dando loro forme imponenti in lunghezza e altezza? Senza immaginare quanto ciarpame da quel momento vi sarebbe stato accumulato alla base e attorno? Ignorare che chi vi accede lo faccia con anche mezzi a due ruote ante litteram e a motore dagli stessi angusti sentieri degli escursionisti, costretti a fermarsi e a lasciarli passare, come capitò a me in precedente occasione, per poi essere inondati dalle citate irrespirabili emissioni inquinanti, se non da schizzi d’olio? Come si sia potuto permettere e tuttora che siano utilizzati per uccidere gli uccelli anche migratori che frequentano la zona o vi ritornano? Vicino c’è l’oasi Wwf Orti-Bottagone che dà rifugio a centinaia di specie di simili uccelli. La caccia è sopraffazione di una specie su altre. Possibile nei confronti dei cinghiali ove l’elevata proliferazione, anche questa ad opera dell’uomo, produca danni per i territori: selezione, però, da non svolgersi in aree riconosciute come protette e concomitanti ad altre attività che prevedano la presenza di persone che nulla abbiano a che fare con la caccia. Qualora queste zone siano temporaneamente interdette alla libera fruizione per lo svolgimento delle battute? – conclude – Nel controllato, massimo rispetto, delle prede e dell’ambiente ospitante».

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