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Piombino, l’ultimo appello dei cittadini: «Non demolite l’altoforno»
Ex operai, intellettuali, associazioni in campo per salvare il vecchio Afo4: chi sono i firmatari
PIOMBINO. Il gigante d’acciaio ha i giorni contati. A febbraio, infatti, partiranno le operazioni di demolizione dell’altoforno che ha colato il suo ultimo carico di ghisa il 24 aprile del 2014. E proprio a un passo dal suo smantellamento ecco che un gruppo di cittadini – 90 sono i primi firmatari del documento – lanciano un appello pubblico con un obiettivo chiaro: fermare la demolizione e salvare l’impianto dai colpi di cesoia. Perché la memoria collettiva non può essere recisa in questo modo, spiegano i firmatari.
L’ultimo mese dell’Afo
Quella figura imponente e arrugginita alla quale i piombinesi si sono abituati sarà abbattuta a partire da febbraio. Gli operai delle ditte incaricate di smantellare l’ex area a caldo strapperanno pezzi di ferro e brandelli di memoria. Del resto il vecchio Afo4 è un pezzo importante della storia di questa città, forse il legame più forte con una fabbrica che non esiste più. Quella del ciclo integrale, della ghisa trasformata in acciaio e poi nelle barre e nelle rotaie che hanno contribuito a costruire il nostro Paese. Lo stabilimento degli operai che si sentivano parte integrante di qualcosa di importante e di gigantesco, almeno quanto la mole degli impianti che venivano attivati nel processo industriale che si completava oltre le mura che separano la città dalla fabbrica. L’altoforno era un simbolo di un’industria che ha fatto pagare un caro prezzo ambientale alla nostra città, che ha presentato un conto doloroso in termini di morti sul lavoro. Al tempo stesso lo stabilimento ha dato da mangiare a tante famiglie, forgiando l’identità della città. Amato, odiato, poi diventato quasi una presenza silenziosa, quasi rimossa: di certo l’Afo resta un simbolo che per i sottoscrittori dell’appello non può essere cancellato in questo modo. «Questo è un appello nato dalla società civile, da donne e da uomini, lavoratori e lavoratrici, sensibili a livelli diversi al valore del nostro patrimonio industriale e si apre trasversalmente a tutti coloro che vorranno aderire – si legge nel documento – cittadine e cittadini, studiosi e intellettuali, operai e metalmeccanici, il mondo dell’associazionismo, la scuola, le fondazioni, i sindacati, i partiti politici».
«Fermate le ruspe»
«Crollerà una cattedrale laica del lavoro e dell'industria. Altrove è andata diversamente: in Germania, con interventi pubblici rilevanti». Così si legge nell’appello diffuso dai cittadini. «Quando si abbattono i simboli, si cancella la storia e il futuro diventa più incerto. Ma non si tratta solo di simboli: i resti delle lavorazioni industriali che per oltre un secolo hanno accompagnato la vita di Piombino sono anche patrimonio, cultura, risorsa. Demolirli è un crimine culturale, che risponde solo all'interesse privato e all'incuria pubblica». I sottoscrittori fanno riferimento all’impegno del professor Ivan Tognarini che in passato tentò di salvare la demolizione l’Afo1. E chiedono che lo smantellamento dell’Afo4 sia sospeso, «avviando concrete azioni di archeologia industriale e di tutela e valorizzazione del patrimonio industriale». «Chiediamo quindi alle istituzioni di intervenire per bloccare la demolizione. Proponiamo che sia riesaminata la possibilità che l’Afo4 diventi luogo di produzione culturale, elemento di connessione tra memoria del ciclo industriale e nuove lavorazioni dell’acciaio, oltre alla ricerca di nuove identità, per preservare dall’oblio le tante generazioni operaie e l’intera città. Partendo dalla musica, dalla poesia, dal teatro, dalla fotografia e dalle arti in genere».
I firmatari
Per aderire all’appelloscrivere a: appelloafo4@gmail.com. Ecco i primi firmatari: Veronica Muoio, Paolo Gianardi, Paolo Francini, Rossano Pazzagli, Roberto Bragiola, Stefania Martelloni, Alessandro Babboni, Stefano Fontana, Andrea Gilardetti, Gianna Pasquali, Renzo Carletti, Valeria Parrini Toffolutti, Abdellah Berriria, Anita Sacco, Giuseppe Filippeschi, Massimo Matteuzzi, Carla Puccini, Lorella Niccolini, Giovanni Muoio, Mario Giannullo, Guido Morandini, Rita Formichi, Graziella Poli, Massimo Batini, Marella Neri, Gianfranco Gilardetti, Adriano Bruschi, Riccardo Serni, Manoela Gorelli, Fabio Baldassarri, Marco Paperini, Antonio Giovannelli, Monica Pierulivo, Ivane Benassi, Elena Scalzini, Giorgetta Bonfiglio Dosio, Mariella Guercio, Luigi Tomassini, Massimo Zucconi, Marina Riccucci, Federico Valacchi, Paolo Favilli, Pietro Repetto, Francesco Antoniol, Umberto Canovaro, Loretta Mazzinghi, Paola Grillo, Pino Bertelli, Antonella Macii, Maurizio Moretti, Emanuela Minelli, Gabriella Dell’Agnello, Niccolò Tognarini, Catia Sonetti, Vittorio Pineschi, Eraldo Ridi, Mauro Carrara, Annamaria Masanqui, Elena Masetti, Marco Morrone, Fabio Caciagli, Nora Carignani, Francesca Lampredi, Jacopo Formaioni, Enzo Gilardetti, Maria Cecilia Prosperi, Graziano Simoncini, Maurilio Campani, Chiara Gorini, Alessandra Doni, Valerio Cecchi, Franco Repeti, Catiuscia Ficcanterri, Simona Caroti, Simonetta Gonnelli, Michele Marini, Tiziana Gasperi, Ilaria Rossi, Roberto Squarci, Alessandro Bezzini, Stefania Stefanini, Enrico Beni, Anna Tempestini, Dunia Toninelli, Loriano Incrocci, Jacopo Mondini, Florio Marzocchini, Luciano Giannoni, Giancarlo Chiarei.
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