Italia
Pr imputato per violenza sessuale, parla il buttafuori che ha soccorso la 23enne: «Disse: “Sono stata stuprata”»
Elba, la testimonianza in aula dell’addetto alla security della discoteca: «Abbiamo avvertito subito i suoi familiari»
LIVORNO. «Era uscita dal bagno mezza nuda, con il seno di fuori, e mi ha detto subito che era stata violentata. L’ho coperta tutta, ho cercato di portarla fuori, e insieme a un collega abbiamo avvertito la madre e l’ambulanza. Era preoccupata. Alessandro Canovaro? Sul momento lei non mi ha detto che era stato lui e io l’ho visto solo uscire fuori dal locale mentre assistevamo la ragazza».
La testimonianza
A parlare nell’ambito del processo in corso a Livorno è uno degli addetti alla sicurezza della discoteca isolana dove a San Silvestro dell’anno scorso, proprio nella notte che separava il 2022 dal 2023, il pr trentottenne Alessandro Canovaro – arrestato poco meno di un anno fa e tornato all’Elba da qualche mese con l’obbligo di permanenza in casa la notte, quello di restare sempre nel comune di Marciana e il divieto di avvicinamento per 300 metri alla persona offesa con il controllo attraverso il braccialetto elettronico – avrebbe violentato e picchiato una barista di 23 anni, poi dimessa dal pronto soccorso di Portoferraio con 25 giorni di prognosi. L’uomo, 52 anni, quella notte si occupava della “barriera”, ovvero di verificare chi entrasse e in che condizioni lo facesse nel locale, dove la giovane stava lavorando dietro al bancone. La ragazza – assistita dagli avvocati Monica Lottini e Michele Baldi – già nella giornata di Capodanno lo denuncerà per violenza sessuale aggravata e lesioni personali, con l’inchiesta dei carabinieri che porterà a processo l’ex calciatore marcianese, ora a dibattimento in tribunale a Livorno. «Prima del fatto – racconta ancora il buttafuori – li ho visti baciarsi sia nei pressi del bar interno, sia vicino a quello esterno al locale. Mi sembravano entrambi alticci, anche se non sono stati a guardarli tutta la sera». L’addetto alla sicurezza, 52 anni, è stato il primo ad averla soccorsa dopo il presunto stupro avvenuto nel bagno dei dipendenti della discoteca isolana, che Il Tirreno non rende identificabile per far riconoscere la giovane vittima della denunciata violenza. «Lei viene… mi vede dopo, perché mi passa davanti quasi – le parole del buttafuori – cioè mi stava venendo avanti e quasi non mi vedeva, io poi le sono andato proprio incontro e lei era seminuda e le ho detto: “Copriti perché sei tutta nuda” e lei piano piano si è coperta e poi mi ha detto quella frase (“Sono stata violentata” ndr)».
Il telefono della vittima
Stando al racconto del testimone, subito dopo il fatto, Canovaro avrebbe consegnato a un altro addetto alla sicurezza il telefonino della vittima, che inizialmente la donna non trovava (per chiamare i familiari, infatti, è stato necessario chiamare un’altra persona che aveva il numero di uno di loro ndr). «Alessandro io non l’ho più visto, quando stavo a prendere il cappotto della ragazza ci sta che l’abbiano portato in quel momento, io non l’ho visto Alessandro – le parole del testimone – Io il cappotto a lei l’ho preso dopo che ho visto che si stava freddando, perché era calda, mi ha detto: “Ancora non voglio niente” e subito dopo mi ha detto: “Guarda comincio ad avere freddo”. Quindi sono andato a prendergli il cappotto e poi dopo ancora sono andato a prendere il mio in macchina», le sue parole rispondendo alle domande della pubblico ministero Antonella Tenerani e delle avvocate dell’imputato, Lucia Mannu e Cesarina Barghini.
Il processo
Durante il processo nel palazzo di giustizia labronico sono già state ascoltate diverse persone: alcuni familiari di Canovaro, un responsabile della discoteca e diversi avventori, mentre la vittima aveva già parlato diverse ore nelle precedenti udienze, in cui non sono mancati i presidi delle femministi in solidarietà con la giovane (con anche alcuni momenti di tensione). Stando alla ricostruzione dall’accusa il trentottenne, ex calciatore dell’isola, l’avrebbe violentata nel bagno riservato ai dipendenti del locale, provocandole ferite giudicate guaribili con una prognosi del pronto soccorso di San Rocco di 25 giorni. Erano stati i carabinieri del nucleo investigativo, insieme alla squadra dei rilievi scientifici di Firenze, a indagare sulla vicenda. Gli stessi che hanno poi ascoltato gran parte delle persone che sono state chiamate come persone informate sui fatti davanti al collegio presieduto dal giudice Ottavio Mosti, con a latere i magistrati Tiziana Pasquali e Andrea Guarini.
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