Toscana
Troppi cinghiali all’Isola d’Elba: via all’abbattimento, ecco come funziona
Delibera del Parco per contenere la popolazione degli ungulati
PORTOFERRAIO. Approvato con delibera del consiglio direttivo del Parco nazionale dell’arcipelago toscano il “Piano di prelievo del cinghiale all’Isola d’Elba con selecontrollori”. L’atto amministrativo abbraccia per intero il 2024, ed è stato redatto in attuazione del documento “Misure operative per il controllo del cinghiale (sus scrofa) all’Isola d’Elba nel parco nazionale”.
Lo rende noto il direttore del Pnat, Maurizio Burlando, come era già avvenuto negli altri anni con l’obiettivo di contenere la popolazione degli ungulati sull’Isola, la cui eccessiva proliferazione (senza controlli) danneggia le colture, oltre a procurare danni a persone, agli automobilisti e all’ambiente. Ecco da dove prende le mosse il provvedimento. Che, oltre tutto, mette nero su bianco su quali devono essere le modalità da seguire nell’abbattimento di ungulati. Che sono di stretta pertinenza di operatori volontari che sono stati formati sempre dall’ente parco con selecontrollori secondo quanto è stato previsto dal direttore. L’atto, come del resto tutti gli altri precedenti, è valido dal primo gennaio al 31 dicembre 2024 ed è sottoposto a periodica verifica.
Come può essere modificato in qualsiasi momento a insindacabile giudizio dell’ente. In relazione agli abbattimenti con personale volontario, il piano individua tre differenti fasi. Esse sono l’individuazione dei settori, l’assegnazione dei selecontrollori ai settori e infine l’organizzazione dei gruppi e individuazione dei punti di sparo e auto. I volontari, preparati e istruiti allo scopo, operano in gruppi su settori di competenza. Per cui l’informativa del direttore Burlando riporta l’elenco dei settori e gli iscritti al gruppo. Essi effettueranno gli interventi su luoghi individuati come “punti sparo” e potranno posizionare le proprie autovetture nei “punti auto”, anch’essi ben indicati con le rispettive coordinate. «I punti sparo – si legge nella relazione a corredo della delibera del consiglio direttivo dell’ente – sono sottoposti a periodico aggiornamento per migliorare l’efficacia degli interventi. È possibile prevedere ulteriori cambiamenti relativamente all’assegnazione dei controllori ai diversi settori in base alle esigenze di intervenire su tutti i punti sparo assegnanti e obbligatori».
Modalità di abbattimento. Ogni capo di cinghiale abbattuto deve essere identificato apponendo sull’animale, subito dopo l’abbattimento, un’apposita fascetta di riconoscimento e smarcando sulla stessa il giorno e il mese di abbattimento secondo le modalità impartite dal personale dell’ente. Si deve prediligere quelli di sesso femminile e in età riproduttiva. Le fascette sono contrassegnate da un numero progressivo e da un colore, devono essere applicate all’orecchio dell’animale e non sono removibili. «Ogni responsabile – si legge nel provvedimento – dovrà ritirare presso gli uffici del Parco le fasce per il proprio gruppo e distribuirle ai propri selecontrollori. Le fascette potranno essere ritirate previo versamento di un contributo per rimborso spese pari a 2, 50 euro ognuna, tramite la piattaforma PagoPA. Lo smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi risultanti dalle attività di eviscerazione – si sconclude– deve rispettare la normativa vigente e in ogni caso tali materiali non possono essere rilasciati nell’ambiente».
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