Il Tirreno

Il processo

Violentò una 14enne in vacanza in Val di Cornia: condannato dipendente di un villaggio

di Gabriele Buffoni
Violentò una 14enne in vacanza in Val di Cornia: condannato dipendente di un villaggio

La decisione del giudice di Livorno al termine del processo a carico di un 46enne per gli abusi su una giovane di Firenze

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SAN VINCENZO. Condannato in primo grado a cinque anni di reclusione per violenza sessuale su una 14enne. Così ha deciso il giudice del tribunale di Livorno al termine del processo a carico di un 46enne, dipendente di un villaggio turistico della Val di Cornia (di cui non facciamo il nome per non rendere identificabile la vittima). L’uomo, sfruttando il suo aspetto giovanile e la sua posizione di autorità all’interno della struttura ricettiva, ha ingannato la giovanissima vittima fingendosi un 25enne proveniente dalla Germania. Per poi avere con lei svariati rapporti sessuali: una violenza che, in base anche a quanto riferito dalla giovane, si è protratta durante tutta la vacanza che la famiglia della 14enne ha trascorso in Val di Cornia. Senza interrompersi neppure quando lei gli ha riferito la propria età, dichiarando che stava terminando la terza media.

I fatti risalgono al 2017. A metà luglio la ragazza – di Firenze – arriva con i genitori nel camping. Qui incontra per la prima volta l’allora 40enne. L’uomo è attratto dalla giovane e non fatica a entrare in contatto con lei. Le dice di avere 25 anni, la spinge ad aprirsi con lui. In breve tempo l’adolescente rimane irretita dalle attenzioni dell’uomo e la loro diventa più di una normale conoscenza. Secondo la ricostruzione del pm Giuseppe Rizzo, incaricato del caso, in una prima occasione il rapporto tra i due, trovatisi da soli in un luogo appartato, avviene con la forza. Poi nei giorni successivi l’uomo alterna momenti di adulazione a esplicite minacce, spingendola ad avere con lui ulteriori incontri a sfondo sessuale: sono decine e decine i messaggi telefonici intercorsi in quei giorni tra il 40enne e l’adolescente, tutti analizzati dagli inquirenti.

Solo una decina di giorni dopo la fine della vacanza la ragazza ha il coraggio di denunciare. Si aprono così le indagini che portano al rinvio a giudizio dell’uomo nel 2019. E all’inizio del processo terminato – in primo grado – solo mercoledì scorso. A lungo durante il processo, che si è svolto con rito abbreviato, si è discusso sull’età effettiva della giovane (poi accertata in 14 anni): se infatti avesse avuto 13 anni si sarebbe trattato, in termini di legge, del reato più grave di atto sessuale con minore dato che al di sotto dei 14 anni non è ammissibile l’atto sessuale neppure con il consenso dell’adolescente. Trattandosi invece di una 14enne, il pm ha modificato il capo d’accusa in violenza sessuale puntando sull’inganno attuato dall’uomo relativamente alla propria età.

«Leggeremo con particolare attenzione le motivazioni che verranno depositate ma posso già preannunciare che presenteremo appello contro una decisione che troviamo ingiusta ed eccessivamente gravosa – commenta l’avvocato Nando Bartolomei, difensore del 46enne –, visto anche l’andamento dell’istruttoria processuale ci attendevamo tutt’altro esito. Il processo non si conclude comunque in primo grado: sosterremo nei prossimi gradi di giudizio le nostre argomentazioni, convinti di un successivo loro accoglimento. Il clima che si respira in questi giorni, frutto dell’enorme clamore mediatico suscitato da noti casi giudiziari, non ha certamente facilitato la decisione finale – prosegue – e al tempo stesso ha reso ancora più gravoso il già difficile compito del difensore penale che assiste un imputato accusato di reati a sfondo sessuale. Che si è sempre proclamato – ribadisce l’avvocato – del tutto innocente rispetto ai fatti contestati: è una persona incensurata, lavoratore, un buon padre di famiglia – conclude – che finora non aveva mai avuto problemi con la giustizia».


 

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