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Elba, l’infermiere di comunità viene esteso a tutta l’isola

Elba, l’infermiere di comunità viene esteso a tutta l’isola

Anche il Comune di Portoferraio rientra ora nel piano assistenziale

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PORTOFERRAIO. Dall’inizio di dicembre il servizio di infermieristica di famiglia e comunità è presente su tutto il territorio elbano. A renderlo possibile è stata l’estensione del modello che ora coinvolge anche il comune di Portoferraio con l’introduzione di sette nuovi infermieri: Irene Galeazzi, Erika Ferrini, Greta Casciotti, Alessandra Marzocchella, Giovanni Francesconi, Angelica Isgrò e Eleonora Palmieri.

«La figura dell’infermiere di famiglia e di comunità – spiega Andrea Lenzini, direttore del dipartimento delle professioni infermieristiche e ostetriche dell’Asl Toscana nord ovest – rappresenta un importante sviluppo delle cure primarie nel territorio perché svolge una funzione assistenziale, in stretta collaborazione con il medico di famiglia, per una presa in carico puntuale e attenta ai bisogni socio-sanitari dei pazienti e dei loro familiari, grazie anche al supporto del servizio sociale. Questa modalità assistenziale – prosegue – consente di assicurare al cittadino, alla sua famiglia, al caregiver e alla comunità un’assistenza personalizzata, con la specifica caratteristica della proattività centrata sulla persona e sul contesto familiare nella lettura della globalità dei bisogni evidenziati. Viene individuato proprio nell’ambito domiciliare il contesto preferenziale in cui perseguire gli obiettivi di salute dei singoli e delle famiglie – conclude Lenzini – anche in collegamento con le Case di comunità».

Il punto di forza della nuova organizzazione assistenziale si basa sull’assegnazione a ogni infermiere di una precisa area territoriale (definitiva cellula) all’interno della quale il professionista diventa punto di riferimento per i pazienti e le loro famiglie garantendo così la continuità dei percorsi di cura e di assistenza. «Il territorio del comune di Portoferraio e delle zone limitrofe è stato suddiviso in cellule – ricorda Andrea Caiazzo, referente infermieristico per ospedale e territorio dell’Elba – ciascuna delle quali sarà in gestita direttamente da un infermiere di famiglia e comunità, coerentemente con i recenti indirizzi ministeriali che ne prevedono uno ogni tremila abitanti. I sette nuovi infermieri di famiglia che seguiranno Portoferraio – spiega – andranno a unirsi agli otto già attivi dal dicembre 2021 che si occupano dei comuni del versante occidentale (quattro tra Campo nell'Elba, Marciana, Marciana Marina, ndr) e del versante orientale (gli altri quattro tra Porto Azzurro, Rio e Capoliveri, ndr). Attualmente garantiscono la presa in carico e la continuità dell’assistenza al domicilio di 103 pazienti – conclude – mentre sono stati complessivamente 290 gli utenti presi in carico con il modello in questi primi due anni dall’attivazione del servizio: una media di circa 440 accessi domiciliari ogni mese».

L’infermiere di famiglia e comunità opera all’interno delle case di comunità in stretto raccordo con le innovazioni organizzative previste dalla riforma dei servizi territoriali in atto, come ad esempio le centrali operative territoriali. «L’obiettivo prioritario dell’infermieristica di famiglia – conferma la direttrice generale dell’Asl Toscana nord ovest Maria Letizia Casani – è di avvicinare sempre di più la risposta sanitaria al domicilio della persona, in modo da aiutare i cittadini all’accesso più appropriato ai servizi sanitari e sociosanitari. In questo modo si supera il modello prestazionale per favorire lo sviluppo di un ruolo volto non soltanto a rispondere ai bisogni della popolazione assistita ma anche a promuovere interventi educativi volti alla prevenzione e alla promozione di corretti stili di vita, diventando un punto di riferimento per i cittadini. Questo modello – conclude Casani – che sta dando grossi risultati ovunque sia stato applicato: si basa su una logica di forte integrazione con tutti i professionisti presenti nella comunità, come gli assistenti sociali, i pediatri di libera scelta e, soprattutto, i medici di medicina generale ai quali si deve fare sempre riferimento per la sua attivazione».

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di Redazione web