Piombino, coppia sul lastrico per i morosi: «Non arriviamo a fine mese»
Non ricevono più l’affitto: «Ma abbiamo due mutui da pagare»
PIOMBINO. Da un anno e mezzo non ricevono più i 420 euro di affitto mensili che avevano pattuito con le inquiline del piccolo appartamento in centro a Piombino (meno di 60 metri quadrati) di loro proprietà. Vano ogni sollecito, ogni tentativo di mediazione della coppia di proprietari dell’abitazione: le due donne che abitano nella loro casa sono morose e non hanno intenzione di pagare. Sono impossibilitate a farlo, dicono. Per questo hanno fatto richiesta al Comune per avere una casa di emergenza abitativa. Ma senza esito. E in attesa che la situazione si risolva «da lì non se ne vanno – raccontano i due coniugi – e noi siamo costretti a continuare a non ricevere più quanto ci spetta: abbiamo una bambina di due anni e mezzo e due mutui da pagare, uno per quell’appartamento e uno per la casa dove abitiamo ora. Siamo sul lastrico, ormai non riusciamo nemmeno più a fare la spesa senza umiliarci a chiedere aiuto ai nostri genitori».
Situazione insostenibile
Mentre Marta e Guido (nomi di fantasia per tutelarne la privacy) raccontano la loro storia la voce si spezza per la rabbia, ma soprattutto per l’impotenza di fronte a un sistema che non dà loro alcuna soluzione per uscire dal cortocircuito burocratico che si ritrovano ad affrontare. «Mio marito lavora come operatore socio-sanitario, io sono attualmente disoccupata – racconta la donna – abbiamo una bimba di due anni e mezzo e tre anni fa abbiamo dato in affitto il suo vecchio appartamento, su cui ancora era attivo un mutuo, in centro a Piombino per trasferirci in quello dove viviamo attualmente. Per farlo abbiamo dovuto accendere un secondo mutuo, ma considerando l’affitto che avevamo deciso di ricavare da quella casa (420 euro mensili, nda) potevamo riuscire a sostenere la spesa». Le cose sono però cambiate un anno e mezzo fa, da quando cioè «le due inquiline hanno smesso di pagare la quota – racconta la donna – e così pure le spese condominiali. Tant’è che il mese scorso abbiamo dovuto anticipare un migliaio di euro all’amministratore per non rischiare che Asa staccasse l’utenza idrica a tutto il palazzo, mettendo in difficoltà pure gli altri condomini».
Mentre però la rendita di questo affitto è scesa a zero, i tassi di interesse dei due mutui «sono triplicati – racconta la coppia – contavamo su quell’entrata mensile, ritrovarci senza di punto in bianco ci ha messo in gravissima difficoltà». Per questo i due coniugi hanno avviato la procedura di sfratto con il tribunale ma sebbene la prima scadenza fosse il 12 novembre «le inquiline non se ne vanno – spiegano – dovremmo arrivare a ottenere uno sfratto forzoso, ma servirà altro tempo e un’azione legale costosa che non sappiamo se potremo permetterci».
Una richiesta vana
Da quell’appartamento le due inquiline non hanno intenzione di andarsene. Almeno fino a quando il Comune di Piombino non risponderà alla richiesta che hanno inoltrato per avere accesso a una casa di emergenza abitativa. In quanto in una situazione di morosità irrisolvibile le due donne hanno fatto richiesta agli uffici comunali ma «al momento non abbiamo appartamenti a disposizione – spiega l’assessore al sociale di Piombino Vittorio Ceccarelli – so che l’ufficio casa ha ricevuto la pratica e stanno portando avanti tutte le procedure del caso: se ci saranno i presupposti per poter dar loro una casa, lo faremo. Compatibilmente però, è ovvio, con la disponibilità degli immobili destinati all’emergenza abitativa». Tanto più che una delle due donne lo scorso anno ha subito un incidente stradale che ne ha limitato le capacità motorie e ha quindi bisogno di un appartamento con determinati requisiti (ad esempio, che sia al piano terra o senza barriere architettoniche).
«Viste le difficoltà del Comune – spiega Marta – ci siamo fatti avanti noi: abbiamo chiesto al Comune di trasformare l’appartamento dove già stanno in uno di emergenza abitativa, così che un affitto ci fosse corrisposto dal Comune e non ci fossero problemi di trovare un nuovo appartamento. Ma ci è stato risposto che non si può fare». La procedura, infatti, non è prevista: a gestire il servizio è infatti Casalp che prima di dare un appartamento nelle disponibilità dell’amministrazione «deve eseguire determinati controlli e operazioni di rimessa in sesto dell’immobile – spiega Ceccarelli – di solito questo accade con cadenza semestrale o annuale, ma al momento stiamo vivendo un periodo di stop. Umanamente mi dispiace moltissimo per i proprietari di questa casa – conclude l’assessore – ma oltre a sollecitare Casalp non c’è niente che il Comune possa fare per risolvere la questione».
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