Il Tirreno

In tribunale

Campiglia, violenza in famiglia: «Presa a cinghiate in bagno»

di Stefano Taglione
Due guardie giurate all’ingresso del tribunale penale di Livorno in via Falcone e Borsellino (foto d’archivio)
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Due guardie giurate all’ingresso del tribunale penale di Livorno in via Falcone e Borsellino (foto d’archivio)

Una donna ha denunciato l’ex marito per averla picchiata in casa davanti alle figlie. L’uomo, che abita a Campiglia Marittima, a processo per maltrattamenti e lesioni

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CAMPIGLIA MARITTIMA. Avrebbe picchiato l’ex moglie con una cintura, mandandola al pronto soccorso. Anche se lui sostiene di non averla mai aggredita e che in quell’occasione lei sarebbe caduta nel bagno. Un uomo di 45 anni residente nel comune di Campiglia Marittima – Il Tirreno non ne scrive il nome e il cognome per non rendere identificabile la vittima delle presunte violenze – è a processo per maltrattamenti e famiglia e lesioni. L’episodio sarebbe avvenuto l’anno scorso e ha poi portato alla separazione dei coniugi, che hanno delle figlie, con le angherie che sarebbero avvenute pure davanti a queste ultime. La donna, coetanea dell’allora compagno, si è costituita parte civile.

Parla l’imputato

Nell’ultima udienza ha parlato l’imputato, assistito dall’avvocato Marco Mazza, il quale ha spiegato di non aver mai aggredito la consorte e che l’episodio della cintura non sarebbe vero. La donna – secondo la sua ricostruzione – sarebbe caduta nel bagno, vittima di un incidente domestico. Ma non è ciò che ha raccontato lei ai carabinieri, con il tribunale che su richiesta della pm Antonella Tenerani, aveva disposto l’arresto dell’uomo e poi, dopo il ritorno in libertà, l’allontanamento dalla vittima (ora ha il divieto di dimora nel Comune). «Perché le mie figlie hanno detto di aver paura di me? – le parole dell’imputato al collegio, presieduto dal giudice Gianfranco Petralia e con a latere le colleghe Rosa Raffaelli e Roberta Vicari –. Non lo so, non me lo spiego, io ho provveduto a tutto economicamente, anche all’iscrizione all’università, pagando una retta di 3.500 euro. Se faccio uso di stupefacenti? Mai successo nella vita»

Ascoltati molti testimoni

In aula sono stati ascoltati molti altri testimoni, fra cui una serie di cugini dell’imputato – come lui originari della Macedonia del Nord – che abitano in Toscana. «Andavamo spesso a mangiare a casa loro e loro venivano da noi – le parole di un familiare di 40 anni – poi dopo l’arresto non ci siamo più frequentati. Le reputo persone perbene, non so neanche cosa sia successo in realtà. Per me sono una bella famiglia e ho saputo di quello che è successo dai parenti, spero tutto torni come prima fra loro».

A dicembre la sentenza

Dopo l’esame dell’imputato e l’ascolto dei testimoni il collegio ha rinviato il processo a dicembre per la chiusura dell’istruttoria dibattimentale e le richieste di procura, difesa e parti civili. Dopodiché i giudici si ritireranno in camera di consiglio e verrà pronunciata la sentenza di primo grado.


 

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