Gioco
Piombino, gli operai tra fiducia e paure: «Bisogna evitare il baratro»
Appello alla Regione per la cassa integrazione in scadenza
PIOMBINO. I volti dei lavoratori dell’acciaieria di Piombino tradiscono la preoccupazione. Poco importa che qualcuno cerchi di sdrammatizzare con qualche battuta “da spogliatoio” tra le sedie della platea: ogni tentativo di esorcizzare la tensione sembra destinato a cadere nel vuoto. Gli occhi di tutti sono puntati in direzione del tavolo dove i rappresentanti sindacali di Fiom Cgil, Fim e Uilm e il sindaco Francesco Ferrari per un’ora e mezza si alternano al microfono, relazionando sull’incontro avvenuto mercoledì al Ministero delle imprese e del made in Italy. Il tema è quello che da settimane tiene banco in tutta la città: l’interesse («concreto, molto concreto» ribadiscono i referenti delle sigle sindacali) del colosso dell’acciaio Metinvest in joint venture con il gruppo Danieli per avviare nel sito di Piombino il progetto di una nuova acciaieria green da 2,2 miliardi di euro di investimento. Un impianto in grado di produrre 2,5 milioni di tonnellate annui di laminati piani ultrasottili attraverso l’utilizzo di due forni elettrici.
Ma di fronte alle promesse di un rilancio, nessuno se la sente di esultare. «Sai quante volte ce l’hanno detto negli ultimi anni? – sbotta un operaio dalla platea – come facciamo a crederci adesso? Qui si rischia di finire a casa: se ci sono licenziamenti in vista, pretendiamo chiarezza». Uno scetticismo che gli stessi sindacati non si sentono di smentire. Anzi, addirittura lo condividono, alimentato da una scadenza ormai imminente: quella per la cassa integrazione in deroga, fissata al 7 gennaio per tutti i lavoratori di Jsw a Piombino.
Lo snodo concessioni
Bastano pochi minuti per riempire (ben oltre il limite di posti a sedere) la sala interna allo stabilimento Jsw di Piombino. E altrettanto brevemente si arriva al punto. Perché la trattativa Jsw-Metinvest/Danieli è a un punto di svolta. «Entro la fine del mese si saprà la direzione che prenderà la strada verso l’accordo – spiegano i rappresentanti dei sindacati – già la prossima settimana ci sarà un incontro al Demanio per decidere sul futuro delle concessioni: è quello il punto cruciale perché se si troverà l’accordo su questo tema – concludono – metà del lavoro sarà stato fatto».
La discussione però è ancora in corso: il nodo da sciogliere è quello delle compensazioni per convincere Jsw a rinunciare ai due impianti di laminazione che insistono su quelle aree di Ischia di Crociano dove si programma di sviluppare il nuovo insediamento. Trovare un punto d’incontro è dunque fondamentale e preliminare a qualunque successivo accordo. «Dunque cautela – spiegano dai sindacati – perché troppe volte Piombino è rimasta ferita da prospettive che poi non si sono realizzate». Ma la fiducia c’è, pur con tutte le cautele e le riserve del caso. Tanto che «se tutto filerà liscio – spiegano dai sindacati – l’affare potrebbe chiudersi nel primo trimestre del 2024, perché serviranno due nuovi accordi di programma, uno con il nuovo gruppo e uno con Jsw, e un accordo sindacale unico per il passaggio dei lavoratori alla nuova società».
«Bisogna arrivarci vivi»
I tempi non sono un problema da poco. Come arrivare infatti alla conclusione dell’accordo? Alla scadenza del 7 gennaio infatti «mancano ormai poco più di 30 giorni lavorativi effettivi – dichiarano i referenti dei sindacati – e garanzie che la cassa integrazione in deroga venga rinnovata ancora non ce le hanno date, per quanto ci abbiano detto che è da escludere l’ipotesi licenziamenti».
Proprio per questo i sindacati invieranno una richiesta univoca alla Regione. «Non ci sono abbastanza risorse per rinnovare l’attuale cassa integrazione in deroga – spiegano i referenti delle sigle sindacali – ma almeno una parte sì: 6-7 milioni di euro che possono bastare per superare i primi mesi del prossimo anno. E serve anche che la Toscana si attivi – ribadiscono – per ricevere una fetta di quei 63,3 milioni di euro previsti nella legge di bilancio per gli impianti strategicI con più di mille dipendenti e dei 360 milioni di euro dedicati agli ammortizzatori sociali».
Evitare l’apocalisse
C’è poi un altro elemento: che fine farebbero quei lavoratori dei due impianti di laminazione destinati a chiudere, se l’accordo andasse in porto? Dal governo «è stato garantito che tutti gli attuali 1.600 lavoratori circa saranno rioccupati» viene ribadito in assemblea. Il vero problema è che l’alternativa all’accordo «è uno scenario apocalittico – spiegano i sindacati – se non si arriverà a un accordo per la condivisione delle aree tra Jsw e Metinvest-Danieli il governo potrebbe ritirare la maxi-commessa di Rfi. E comporterebbe un problema enorme».
La preoccupazione però resta, la speranza viene frenata dalla cautela. «Ne abbiamo viste troppe – commenta Paolo Bianchi, impiegato di Jsw e responsabile del controllo qualità del treno a barre, uno di quelli per i quali è programmata la chiusura se l’affare Metinvest-Danieli andasse in porto – io ci spero, anche perché di alternative non ne abbiamo, ma i lavoratori come me che faranno? Le famiglie sono allo stremo, senza più risparmi: come affrontiamo il periodo che ci separerà dalla realizzazione dei nuovi impianti?». La fiducia maggiore è nell’intervento congiunto «dei sindacati e delle istituzioni – commenta Andrea Bartolini, impiegato tecnico di Jsw – questo stabilimento è troppo strategico: bisogna confidare nell’interesse comune per rilanciare l’impianto e tutta la città».
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