Gioco
Piombino, Riccardo Fogli torna in concerto con la sua prima band: gli Slenders
Il cantante dalla Rai al teatro Concordi: «Insieme si vince»
PIOMBINO. Quando ha ricevuto la chiamata dell’amico e batterista piombinese Marino Alberti non ha esitato un istante. «Conta pure su di me» gli ha risposto. Poco importa se per Riccardo Fogli si tratterà dell’ennesimo impegno in un’annata fitta di tournée e spettacoli in giro per l’Italia e per il mondo. «A Marino non si può dire di no – racconta – e la parola “Slenders” per me evoca un’amicizia forte, un’attrazione irresistibile per quelli che sono i miei esordi. E i miei luoghi del cuore».
È nata così la serata di domani sera che vedrà la nuova formazione dei The Slenders – lo storico gruppo piombinese in cui mosse i primi passi e raggiunse il successo proprio l’ex frontman dei Pooh – calcare il palco del teatro dei Concordi di Campiglia Marittima. Tanta musica e successi intramontabili in uno spettacolo che dalle 21,15 vedrà sul palco Marino Alberti (alla batteria), Paolo Batistini (alla chitarra) e l’attesissimo ritorno di Riccardo Fogli (basso e voce) impegnati per raccogliere fondi in favore dell’associazione onlus Spazio H di Piombino.
Riccardo Fogli, dopo 23 anni i The Slenders tornano a suonare su un palco, anche se con una nuova formazione: come l’hanno convinta a tornare alle sue origini?
«Non c’è stato bisogno di convincermi: è bastato parlare con Marino dei The Slenders e tutto è venuto naturale. Ho detto subito di sì: per me è un amico fraterno, ogni volta che abbiamo l’occasione ci organizziamo intorno a una tavola, oppure per suonare insieme. Sono ore meravigliose quelle che ancora oggi riusciamo a ritagliarci. Tornare insieme su un palco con quel nome, con lui che come allora è il cuore pulsante dei The Slenders, è un’emozione irresistibile. Sicuramente ci divertiremo e faremo divertire il pubblico».
La vostra storia è partita proprio dalla Val di Cornia: che ricordi ha di quel periodo?
«Io facevo il gommista in via Trento e Trieste, a Piombino. Gli Slenders allora già esistevano, erano anche bravi: io suonavo il basso e cantavo ma non ero al loro livello. Fu un grande onore per me unirmi a loro, a musicisti del calibro di Nedo Anselmi, Piero Ballini e Vincenzo Doni. Furono anni meravigliosi e vibranti: compravamo le partiture dei The Shadows e passavamo ore a studiarle, fu una crescita notevole per tutti noi cimentarci in quelle stesse note che si suonavano oltre oceano. I primi tempi suonavamo al Paradisino, alle sagre locali, alle feste della Befana o a Capodanno in Val di Cornia. Poi approdammo a Modena, a Bologna, a Reggio Emilia: lì suonavano quelli che erano già famosi, come l’Equipe 84. C’era solo una differenza tra noi e loro: noi eravamo dei metalmeccanici che prendevamo permessi dal lavoro e avevano mutui pesanti da pagare sulle spalle. Se prendevamo 30mila lire di compenso, 25mila andavano a sanare gli interessi: non esisteva un ristorante, mangiavamo panini comprati in rosticceria o portati da casa. Ma non vivevamo tutto questo come una difficoltà: suonare insieme era tutto ciò che volevamo».
Per lei domani sera sarà un po’ come tornare a casa, dato che Campiglia l’ha adottata da tempo.
«Io sono un campigliese, per me è un’isola felice dove mi sento protetto e dove ho solo amici. C’è il mio cuore a Campiglia, come a Piombino e a Madonna di Fucinaia. Per tutti noi sarà un grande piacere e un onore suonare davanti alla nostra gente».
Cosa dovrà aspettarsi il pubblico dalla serata di domani?
«Una serata di grande spettacolo ma anche una serata tra amici che fanno musica, che si divertiranno a suonare insieme e che faranno divertire ed emozionare chi ci sarà. Anche perché suoneremo i brani che ci hanno accompagnato negli ultimi cinquant’anni: da “Piccola Katy” a “Il mondo”, e poi “Storie di tutti i giorni”, “Malinconia”, “In silenzio”, “Pensiero” e tanti altri successi».
La serata sarà a scopo benefico, in favore della onlus SpazioH.
«È un’associazione che è sempre stata vicina agli Slenders, fin dalle origini. È solo un piacere poter dar loro una mano. Il perché abbiamo deciso di fare beneficenza con questa serata è presto detto: è un po’ lo stesso principio che muove la Nazionale Cantanti, di cui ho l’onore di essere tra i fondatori con Morandi e Mogol. Chi è su un palco e ha avuto l’occasione di diventare famoso e di avere successo non può dimenticarsi di chi sta peggio. E se ha l’opportunità di fare del bene agli altri, è il più alto significato che si può dare alla propria musica».
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