Gioco
«Questa tensione fa paura»: l’allarme della rete antirazzista a Piombino
Associazioni al lavoro per coinvolgere le comunità di immigrati: «Alla paura dello straniero si risponde con maggior integrazione che equivale a più sicurezza per tutti»
PIOMBINO. L’ennesimo episodio d’inciviltà o violenza ad opera di pochi immigrati. E il timore che tanta rabbia porti all’esasperazione i piombinesi, senza trovare mai una soluzione. Situazione a un filo dal collasso. Ecco il perché dell’incontro – già il 18 ottobre scorso – tra i rappresentanti di alcune comunità di cittadini stranieri, e di Arci, Avis, Pubblica assistenza, Samarcanda e Rete solidale e antirazzista. Il giorno prima dell’incontro pubblico promosso dal Comune sulla sicurezza. «Non esiste un’associazione diretta tra immigrazione e criminalità – ricorda Cristina Gentiloni (Rete solidale) – ed anche quando mi hanno fischiato all’assemblea di piazza Gramsci, mentre lo ricordavo, non è stato un bel segnale». A far quadrato con le associazioni il Camping Cig che sottolinea come «la perdita di solidarietà e la disgregazione sociale in città, siano un filo diretto con teppismo e povertà».
«Solo pochi individui»
«Abbiamo a che fare con un allarmismo ingiustificato – riprende Cristina Gentiloni – , la maggioranza di queste persone è inserita da anni in posti di lavoro, attiva nella solidarietà coinvolta nello sport. Delinque l’emarginato. Dunque non è facendo crescere la paura che si costruisce sicurezza, ma con un procedimento opposto. A Piombino? La mancanza di lavoro pesa, aggravata nel recente passato dall’epidemia coronavirus. L’imam e i responsabili della comunità marocchina? – aggiunge – Mai interpellati dal Comune che però non può solo limitarsi a chiedere più forze dell’ordine, cioè la prassi senza progetto. Sono anni che proponiamo un tavolo allargato anche ai rappresentanti di queste comunità. Unico modo per avere davvero il polso della situazione». Intanto quel che si respira è il ritorno della paura dello straniero. E in assenza di più forze di polizia si propongono mazze da baseball e ronde.
«Nell’incontro che c’è stato a Samarcanda il 18 scorso – riprende Gentiloni – è emersa la preoccupazione condivisa per il clima di tensione che si respira a causa degli episodi ripetuti di violenza, ad opera di alcuni immigrati. Episodi nei confronti dei quali tutti hanno preso nettamente le distanze e manifestato solidarietà incondizionata verso le vittime. Si è in presenza di situazioni imputabili a un gruppo circoscritto di soggetti che inficiano l’operato limpido delle comunità presenti, alcune da decenni, nel nostro territorio e ben integrate nel tessuto sociale. Lo testimoniano – ricorda Gentiloni – il lavoro svolto in innumerevoli realtà produttive, e la presenza nelle attività di volontariato, culturali e sportive a partire da quelle del soccorso e della sanità come la Pubblica assistenza e l’Avis, per restare alle organizzazioni partecipanti all’incontro. Solo in Avis si contano 51 donatori di sangue, uomini e donne di provenienza araba e senegalese che frequentano con regolarità il centro trasfusionale di Villamarina. Poche mele marce, dunque, da isolare e da mettere nelle condizioni di non nuocere e che sono le prime – spiega – a danneggiare con il loro operato le persone perbene: ovvero la grande maggioranza pure tra i cittadini stranieri. Nei casi in cui si tratti di soggetti dipendenti da alcol e sostanze, in alcuni casi manovalanza di malavitosi locali, la strada non può essere che quella di affidamento ai servizi e alle autorità sanitarie per gli interventi del caso. Nell’incontro è stato evidenziato che tra i colpevoli di queste situazioni non risultano esserci ragazzi ospiti dei centri di accoglienza, spesso accusati giusto per parlare, mentre si è rafforzato il principio, sostenuto da studi e statistiche, che una maggiore integrazione equivale ad una maggiore sicurezza per tutti. Coinvolgere le persone in progetti e attività non può che facilitare le cose. Non si può dire – dice ancora Gentiloni – che sono tutti casi problematici vista la maggioranza di esempi virtuosi. Invece è questo che sta succedendo: i primi penalizzano proprio i cittadini immigrati in generale».
Teppismo e povertà
«Si discute molto e comprensibilmente – interviene il Coordinamento Art. 1-Camping Cig – degli episodi di teppismo violento che da tempo turbano la città. La comunità marocchina ha detto la sua, mostrando apertura al confronto. Riteniamo che tra le cause principali ci sia la disgregazione sociale, provocata dalla crescente, diffusa povertà, che – si prosegue – colpisce molte persone, italiane e immigrate: possibile spiegazione, non già una giustificazione. Ma quando se ne prescinde e ci si rifugia nella retorica della sicurezza e dell’ordine poliziesco, magari pensando alle prossime elezioni, si fa torto all’intelligenza collettiva dei cittadini».
« Sappiamo tutti come l’alcol e le sostanze stupefacenti – sottolinea Camping Cig – , assai diffusi non solo tra gli immigrati, siano un rimedio peggiore del male, quando la paura del domani e la disperazione di chi è disoccupato, di chi perde il lavoro, di chi non è capace di orientarsi ed integrarsi nella società si fa insopportabile. Punti di riferimento come solidarietà, uguaglianza, inclusione e cura dei più deboli o di chi è isolato non vanno di moda. Si è perso il senso e la capacità di essere una comunità unita, inclusiva ed educante a Piombino, capacità che permetterebbe di risolvere e prevenire pure questi problemi. Oggi di fronte ad episodi di violenza si prende in mano il telefonino anni fa tutti sarebbero intervenuti a bloccarli sul nascere. Regna la divisione: fra fabbrica e città, addirittura fra i pochi lavoratori attivi e i molti disoccupati e cassintegrati. Le pur importanti mobilitazioni lavoro, discarica, ospedale, rigassificatore sono rimaste separate, forse perciò isolate e impotenti. Serve un progetto e un orizzonte unificanti di rinascita – conclude il Coordinamento di Art. 1-Camping Cig –che sia pure culturale: un’attenzione reciproca, che aiuti a spezzare le solitudini personali e sociali, a trasformare l’evidente declino nella rinascita solidale della comunità».
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