Sicurezza
Elba, dopo il rogo resta il silenzio: «Rimborsi? Nessuno si è più fatto vivo»
Il sindaco Corsini: servono risposte anche sulla riforestazione
RIO. Due mesi non sono bastati per fornire la benché minima risposta ai cittadini. E intanto, nei 30 ettari di terreno andati in fumo nella notte del 21 agosto quando il comune di Rio fu devastato da un vasto incendio, tutto è rimasto come immutato. Così come congelate sono rimaste le domande di chi, proprietario di attività ricettive, ha subito una perdita economica per i rimborsi che ha dovuto sostenere in seguito alle evacuazioni avvenute quella notte.
Dopo le promesse di sostegno al territorio arrivate da più parti (a livello regionale e nazionale) subito dopo lo spegnimento del rogo e addirittura il sopralluogo del ministro delle Politiche del mare e della Protezione civile Nello Musumeci (accompagnato in quell’occasione dal capo dipartimento della protezione civile nazionale Fabrizio Curcio e da quello regionale Giovanni Massini) niente si è più mosso sul tavolo istituzionale. E il dossier relativo all’incendio elbano – che rese necessaria l’evacuazione di varie strutture ricettive, camping e abitazioni, con migliaia di sfollati costretti a passare la notte in auto o in altre sistemazioni di fortuna – è finito nell’ombra, senza che più nessuno si sia esposto per chiarire le questioni ancora irrisolte. Tre su tutte: l’esito della richiesta per lo stato di calamità (la valutazione dei requisiti spetta alla Protezione Civile nazionale, anche se sembra che l’incendi di Rio non abbia le caratteristiche necessarie per accedere agli aiuti previsti in questi casi), se sono o meno previsti risarcimenti per le attività risultate danneggiate e quali prospettive ci sono per garantire la riforestazione dell’area.
«Nessuno si è più fatto vivo – commenta Rolland Flavius, titolare del Camping Canapai – noi quella notte abbiamo dovuto evacuare l’intero campeggio, con 180 ospiti che hanno dovuto lasciare tutto e andarsene. Molti hanno chiesto, comprensibilmente, anche il rimborso perché se ne sono andati prima del previsto. E ovviamente glielo abbiamo garantito: ma a noi titolari di attività ricettive, qualcuno viene in aiuto o saremo lasciati soli a reggerci in piedi con le nostre forze? Perché anche se le strutture non sono state danneggiate dalle fiamme un danno l’abbiamo comunque riscontrato. E non da poco».
Ma il silenzio delle istituzioni ha investito in questi due mesi anche il municipio di Rio. «Non abbiamo più saputo niente, nonostante le rassicurazioni che nei primi giorni ci erano state fatte anche al tavolo con il ministro – commenta il sindaco Marco Corsini – a tutte le promesse dei primi giorni non c’è stato, almeno per il momento, alcun seguito. Sappiamo ovviamente che la partita è ancora lunga e che, questa almeno è la nostra speranza, ci sarà modo di tornare a parlare della situazione di Rio. Però nessuno dei buoni propositi manifestati subito dopo quei giorni terribili ha trovato per ora un seguito. E di questo ce ne dispiace».
Una preoccupazione, quella del primo cittadino, che in questi giorni ha spronato l’amministrazione a sollecitare le istituzioni regionali e nazionali. «Chiederemo a chi di dovere, a partire dalla regione, almeno un segnale di continuità a quelle rassicurazioni espresse ad agosto – spiega Corsini – anche perché la nostra comunità ha bisogno di garanzie anche sui progetti per riforestare quei circa 30 ettari colpiti dall’incendio».
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