Italia
San Vincenzo, società di charter nautico finisce nei guai: rischio rotte
L’Agenzia delle entrate contesta quelle dei noleggi 2018. Il titolare della Palm Yachting: «Così ci fanno chiudere»
SAN VINCENZO. Dentro una tempesta perfetta. E con il rischio di veder colare a picco la società di charter nautico che ha costruito in tanti anni di impegno e sacrifici. Dal 2010 l’impresa a carattere familiare Palm Yachting si è insediata nel porto Marina di San Vincenzo. Qui il titolare Birger Palm opera con una flotta di 13 imbarcazioni a vela e dà lavoro a tre dipendenti. A portare la burrasca è l’Agenzia delle entrate di Livorno. A giugno viene fatto l’accertamento sull’attività svolta nel 2018. Risultato: una cartella di circa 48mila euro tra sanzioni, interessi e mancato versamento dell’Iva. Il tutto per una diversa interpretazione della normativa.
La questione è tecnica. «Ho applicato il sistema forfettario per il calcolo dell’Iva, come previsto sulla scorta di norme e relative circolari e interpelli che negli anni ne hanno chiarito i termini – afferma Palm –. Adesso mi vedo costretto ad assumere un avvocato che abbia una specifica competenza in materia e spendere migliaia di euro che in teoria non ho. La mia è un’attività che ho costruito da zero, con tanta fatica, ho iniziato nel 2010 e adesso mi trovo di fronte alla prospettiva di rischiare di perdere tutto. E solo perché siamo stati individuati come una sorta di caso pilota, ritenendo che non avessimo il diritto di applicare il regime forfettario dell’Iva».
Origini tedesche, Birger Palm è di Berlino, ma dal 1993 vive e lavora soprattutto in Italia. Velista, mediatore marittimo è il titolare della Palm Yachting. «Facciamo base nel porto di San Vincenzo e qui abbiamo la sede legale, siamo un’impresa individuale con sede fiscale a Piombino. Nel porto ci sono diversi nostri colleghi che però hanno la loro sede legale fuori dalla provincia. Ci occupiamo di charter e turismo nautico, abbiamo una flotta di 13 imbarcazioni a vela, tra 10 e 15 metri, ma solo due sono di nostra proprietà. Le altre ci sono affidate da proprietari che ci nominano armatori, percepiamo una commissione per la gestione esclusiva e ci occupiamo anche della manutenzione». Che aggiunge: «Il nostro viene percepito come un settore di lusso, ma così non è. Abbiamo una clientela variegata che arriva in zona dalla primavera fino all’autunno. In questi giorni metà della nostra flotta è in mare grazie a clienti tedeschi, austriaci e della Repubblica Ceca, ma nel fine settimana abbiamo anche italiani. È una normale attività d’impresa, con cui generiamo il reddito per vivere».
All’origine della burrasca c’è la diversa interpretazione normativa. «A giugno viene fatto l’accertamento da parte dell’Agenzia delle entrate di Livorno per l’anno fiscale 2018. Non ci è stato riscontrato alcun problema dal punto di vista dei libri contabili, ma si contesta l’applicazione del sistema forfettario per l’Iva. E così abbiamo ricevuto una cartella di circa 48mila euro, tra sanzioni, interessi e mancato versamento dell’Iva che però noi non abbiamo incassato avendo applicato il regime forfettario. È una cifra che mette a rischio la continuità della nostra attività, tra l’altro ci aspettiamo che verrà contestato altrettanto per gli anni 2019 e 2020, quando ancora si poteva applicare il regime forfettario». Di che si tratta? «Dal 1° novembre 2020 c’è l’obbligo di tenere conto di dove si trovano le imbarcazioni in mare e con il tracciamento satellitare provare che sono al di fuori delle acque territoriali dell’Unione europea. In precedenza, invece, ci si basava su un criterio di presunzione per applicare il regime Iva forfettario, che di fatto significava per il cliente un conto più leggero poiché per lui è un costo indeducibile». Come funzionava? «Si deve tenere di conto di tre criteri per l’applicazione del regime forfettario: si presume che le imbarcazioni lascino le acque comunitarie, che siano progettate per l’alto mare, e le nostre rispettano tutte questo requisito. Inoltre, per determinare il dovuto si deve tenere conto della lunghezza della barca secondo un’apposita tabella dell’Agenzia».
Dove nasce la contestazione? «Si afferma che con le nostre imbarcazioni, in caso di brevi locazioni, è impossibile uscire fuori dalle acque comunitarie. Eppure, posso dimostrare facilmente che in sette o al massimo otto ore di navigazione da San Vincenzo si arriva oltre le 12 miglia da Montecristo o da Capo Corso. L’Agenzia delle entrate, invece, prendendo a riferimento le proposte turistiche pubblicizzate sul nostro sito internet, che esiste dal 2021, poiché sono tutte in acque territoriali ritiene che quelle siano le rotte realizzate anche nel 2018».
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