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Tribunale

Elba, rinviata a dicembre l’udienza sui presunti abusi nel carcere

Elba, rinviata a dicembre l’udienza sui presunti abusi nel carcere

L’inchiesta era nata dalle denunce dei reclusi di Porto Azzurro

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PORTO AZZURRO. Se la Procura di Livorno ha chiesto l’archiviazione degli imputati dei presunti gravi abusi denunciati da detenuti nel carcere di Porto Azzurro all’isola d’Elba, i difensori di uno dei detenuti che, per primo aveva denunciato le violenze, sono pronti a dare battaglia contro questa richiesta. L’inchiesta sulle presunte violenze nel carcere di Porto Azzurro, con risvolti boccacceschi legati ai comportamenti di alcuni reclusi a Pianosa, è rimasta sotto traccia fino a poche settimane fa.

Infatti, nonostante un’informativa di 130 pagine del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Livorno e del Nucleo Investigativo della polizia penitenziaria di Roma che descrive “violenze sfociate nella maggior parte dei casi in veri e propri atti di tortura” sui reclusi da parte di una “squadretta” di agenti, la Procura non è convinta della solidità delle accuse.

Nella richiesta di archiviazione i due pm Sabrina Carmazzi e Massimo Mannucci sostengono, come era emerso alla fine dell’estate, che «gli elementi acquisiti» non sono tali da «consentire una ragionevole previsione di condanna» per gli indagati. Il 4 ottobre si sarebbe dovuta svolgere un’udienza- dal gip in tribunale a Livorno – per decidere, come chiedono gli avvocati di una delle presunte vittime degli abusi e il Garante Nazionale dei Detenuti, se andare avanti con il processo. L’udienza è stata rinviata per un legittimo impedimento al 15 dicembre.

Tra i reati ipotizzati durante l’inchiesta ci sono quelli di tortura, stato di incapacità procurato mediante violenza, omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale, depistaggio e per i reclusi danneggiamento causato da incendio e resistenza a pubblico ufficiale. I carabinieri ipotizzano che la politica perseguita dall’ormai ex direttore della casa di reclusione sarebbe stata quella di tollerare trattamenti penitenziari non conformi a umanità. Questo a tutela dell’immagine del carcere ma anche delle attività svolte dai reclusi sull’isola di Pianosa, destinataria di fondi europei e ministeriali per un progetto finalizzato al reinserimento dei detenuti stessi.

L’inchiesta comincia da una serie di esposti presentati nel 2019 da un detenuto che riferisce «di essere stato denudato, ammanettato e picchiato da alcuni agenti come forma di rappresaglia dopo che aveva fatto ricorso per denunciare altre angherie». In seguito altri detenuti avevano potuto denunciare violenze, solamente all’indomani del loro trasferimento in altri istituti o rivolgendosi a organi di polizia esterni al carcere. Ma non sempre, viene precisato dagli inquirenti, «il ricordo di alcuni collima con la denuncia dei diretti interessati». Alcuni poi raccontano di una «squadretta» agli ordini di un ispettore. Violenze che, stando agli inquirenti, sarebbero state sempre coperte dall’interno del carcere.

Nella richiesta di archiviazione, i pm premettono che per valutare i fatti «non si può prescindere dal tenere in debito conto quel peculiare contesto ambientale in cui si alternano coazione e desiderio di libertà in cui i detenuti si trovano in ambivalenti condizioni sia di soggezione che di rivalsa psicologica nei confronti di chi si occupa della loro custodia».

Forse già a dicembre si comprenderà se questa vicenda proseguirà dal punto di vista giudiziario.

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di Redazione web