Gioco
L’ultima messa di don Sergio, il prete dell’isola. «Vi racconto la mia vita all’Elba»
I fedeli hanno abbracciato il sacerdote che dopo tanti anni lascerà Portoferraio
PORTOFERRAIO. Don Sergio Trespi, lombardo classe 1946, ha concluso la sua missione di parroco elbano. Venerdì 8 settembre nel rito solenne per la nascita di Maria, l'anziano presbitero ha celebrato la sua ultima messa nel Duomo di Portoferraio. Una celebrazione commovente, sentita e partecipata, presenti tutti i cori della città riuniti. Alla fine tanti fedeli si sono stretti attorno al Don, anche in canonica, ringraziandolo del suo lungo servizio religioso. Ha concelebrato la messa con don Kevin Sciberras, che probabilmente sarà il suo erede e che assieme a don Giovanni Salas, coordinerà le tre parrocchie locali, ovvero il Duomo, San Giuseppe e Santo Stefano alle Trane.
Il Tirreno ha incontrato il nuovo “pensionato”. «Sono stato consacrato sacerdote il 24 aprile del 1975 a Massa Marittima, nella cattedrale, quando era vescovo Monsignor Lorenzo Vivaldo. In precedenza avevo lasciato i miei genitori, Erasmo e Veronica, che sono da tempo in cielo, iniziando il seminario a Tradate, vicino a Varese, un percorso di studi con la scuola media. Avevo 11 anni. Dopo il diploma di maturità sono stato a Adria nei pressi di Rovigo per la fase propedeutica, prima del sacerdozio. Infine sono sceso in Toscana perché monsignor Vivaldo aveva uno solo nuovo sacerdote». Conobbe don Dino Torregiani che lo indirizzò a Massa. Marittima, sapendo l'esigenza del vescovo. Nel 1971, a 25 anni, iniziò il seminario di Massa per gli studi teologici. «Poi arrivò il gran giorno della mia consacrazione – dice – e il 17 maggio sono sbarcato subito all'Elba, a Portoferraio, come prima assegnazione. C’era in Duomo don Pietro Berti arciprete. Non stava bene, aveva fondato anche la chiesa di San Giuseppe. Quindi, dopo tanti studi, ho imparato a fare il prete sul campo e fui incaricato cappellano della chiesa della Misericordia».
Come fu l'inserimento sull'isola? «Non fu semplice per me – specifica Don Sergio – ero un po’sconsolato. Un cambio radicale di vita dopo aver lasciato la Lombardia, altri usi e cultura. Ma poi mi dissi “qui devo rimanere” e con l'aiuto del Signore trovai energie e sostegni da vari parrocchiani, veramente in gamba. C'erano Giovanni Diversi, Mario Ferrari che poi è diventato sindaco, Serenella Chiesa, la Bontempelli e altri, tra cui Lamberto Crociani che poi si fece prete pure lui. Persone che mi hanno circondato d'affetto e mi hanno aiutato a promuovere impegni religiosi e sociali».
Si ambientò bene in un'isola che era stupenda nel '75, ancora non c'era il top del turismo come oggi, ovunque andasse vedeva una sorta di paradiso terrestre. «La gente – riflette – aveva un buon carattere, mite, e mi sono integrato e sentito davvero elbano, non rimpiangendo il cosiddetto “continente”. Quando la sera sentivo il fischio dell'ultima nave che partiva mi dicevo, rivolgendomi al Signore, “Ora siamo davvero soli”. Per 8 anni ho anche insegnato religione alla media Pascoli, così i bimbi li avevo nelle aule e pure al pomeriggio in parrocchia. Misi a loro disposizione biliardini, ping pong, un modo per aggregarli con gioia, non stando solo per la strada». Ma don Sergio fu trasferito per 13 anni parroco a Porto Azzurro e anche lì fu ben accolto e si trovò bene. Conobbe il sindaco Pazzaglia, persona integerrima e tanta altra brava gente».
Altri tempi, «oggi tutto è cambiato – dice ancora – il mondo è sempre più sconvolto, guerre, inquinamenti globali, c'è stress nella gente e tutti vanno di corsa. Nel 1996 ebbi un altra esperienza diventando parroco, per lunghi 18 anni, alla cattedrale di Massa Marittima dove rimasi fino al 2015, per poi tornare al Duomo di Portoferraio come parroco. Un impegno importante a Massa in un ambiente certamente più difficile dell'isola, con un tessuto sociale non facile. Quando me ne stavo per andare venne a trovarmi un parrocchiano che mi disse: “Lei sa che noi qua abbiamo sempre avuto un conflitto storico con la chiesa. La ringraziamo perché lei è stato lo stesso un punto di riferimento costante”. Quindi 18 febbraio 2015 fu parroco al Duomo di Portoferraio per i suoi ultimi anni di missione. «Siamo incappati nel terribile momento devastante del Covid, della pandemia, – rimarca poi ci sono stati i profughi della martoriata Ucraina e ci siamo dati da fare con tanti volontari presso villa Biagini, per fornire aiuti materiali. Gli ucraini che da tempo vivono qua, hanno così organizzato spedizioni per aiutare i loro connazionali colpiti da questa tragedia. Avremmo dovuto ospitarli alcuni profughi ma non è stato possibile per complicazioni anche legislative burocratiche. Ho dovuto con dolore dire di no». Siamo alla conclusione, cosa si sente di dire Don Sergio agli elbani? «Mi ricordo il bene ricevuto e basta. Ho chiesto perdono, nella mia ultima messa, per le mie povertà di uomo, non ho da perdonare nessuno e se anche qualcuno mi ha ferito mi sono buttato tutto dietro le spalle. Qui sono stato bene e ringrazio tutti». Don Sergio si è anche distinto per la sua capacità oratoria durante le messe, grazie ai suoi studi teologici profondi, ha realizzato sempre prediche elevate. «Avevo pensato di rimanere qua – dice avviandosi a concludere – ma mio nipote Paolo insiste perché torni a Pavia. I sacerdoti di laggiù dicono che la parrocchia mi attende: sono uno di loro e potrò celebrare fare confessioni e altro, secondo il mio stato di salute che deve migliorare, spero di ritrovare maggiore forza, Vedremo cosa deciderò. Ma di certo tornerò, anche perché ho già prenotato la tomba dove ho fatto inserire i resti dei miei genitori. Il mio percorso di vita terrena finirà a Portoferraio, presso il cimitero della Misericordia».
La gestione futura del Duomo dovrebbe essere affidata a Don Kevin con l'aiuto di Don Giovanni, sebbene la decisione del Vescovo ancora non sia stata presa ufficialmente. «Sono veramente in gamba – afferma don Trespi – e quindi Portoferraio è in buone mani. Chiudo sereno questa mia lunga esperienza isolana».
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