Lutto
Congestioni e sbalzi termici, l’esperto in salvamento: «Non si annega per questo»
Riccardo Ristori, medico nell'emergenza urgenza al 118 di Livorno: «Ecco i veri pericoli da tenere d’occhio»
PORTOFERRAIO. Estate agli sgoccioli all'Elba delle tante spiagge, nei quasi 150 chilometri di costa e purtroppo si confermano pregiudizi o informazioni non scientifiche, sulle modalità di affrontare un bagno in mare.
In molti credono che sia nocivo entrare di colpo in mare, va evitato lo sbalzo termico, ma non è così. E la maggioranza ritiene che sia necessario non fare il bagno subito dopo aver mangiato. Bisogna attendere circa quattro ore, altrimenti può capitare un malore. Falsità. In merito abbiamo ricontattato il dottor Riccardo Ristori, che fa parte della Iarr, una società scientifica di emergenza, pronto soccorso e salvataggio, medico nell'emergenza urgenza al 118 di Livorno, impegnato pure nella Società di salvamento. Ha specificato al Tirreno le indicazioni date sul tema: «I medici che sostengono l'esistenza della congestione per bagni in mare a stomaco pieno, devono produrre prove scientifiche, oppure tacere».
E sempre secondo Ristori : «Tutti i medici che si occupano di medicina d’urgenza sanno che non c'è relazione tra aver mangiato e il momento in cui fare il bagno. Ci sono molti congressi che hanno trattato il tema e anche tutti coloro che operano nel pronto soccorso degli ospedali, sanno che quei principi sono da tempo superati. Però resistono tra la gente e anche tra medici che non sono aggiornati in questo settore. In ogni caso quando c'è mancanza di unità di opinione, nel nostro campo, si deve guardare cosa dice la scienza».
Il medico suggerisce di visionare il link medical.ilsf.org/es della Federazione internazionale per il salvataggio della vita, società scientifica con accrediti mondiali che si occupa di questi argomenti e tra le affermazioni contenute in tale spazio, si trova addirittura la raccomandazione di mangiare prima di nuotare. E prosegue il medico dicendo: «Non esiste nessun malore da escursione termica nel fare un bagno in mare, in estate. Nei tempi antichi era già noto questo concetto, non c'era alcun problema di escursione termica. Nel frigidario degli antichi romani l'acqua era mantenuta fresca con l'aggiunta di neve e pensiamo agli sportivi del Triathlon che accaldati dalla corsa, si tuffano in mare per proseguire col nuoto».
Vediamo quindi le vere cause di annegamento. «Per i più piccoli – spiega il medico– che non sanno nuotare può capitare il peggio per mancata o inadeguata sorveglianza durante il loro bagnetto. Vanno sorvegliati a stretto contatto fisico».
In effetti si notano genitori che azzardano con lo stare sotto l'ombrellone e osservano attentamente il bambino che vicino alla battigia gioca e si diverte in mare. Ma bastano pochi attimi e il bambino potrebbe bere acqua cadendo e possono capitare brutte sorprese. Bisogna quindi star vicino al proprio figlioletto».
«I bambini – prosegue l'esperto - è opportuno farli frequentare, intorno ai quattro anni, corsi per imparare bene a nuotare. Ancora tra i ragazzini un po' più grandi ci possono essere comportamenti sbagliati, come il tuffo senza conoscere i fondali o imprudenze con l'allontanarsi troppo dalla riva, perdono le forze non essendo allenati e quindi può capitare il pericolo. Un altro motivo di annegamento sta nell'assunzione di alcol per giovani e adulti, prima dell'ingresso in acqua: una cosa da evitare. Poi come detto per i più piccoli ma vale anche per gli adulti: un'altra possibilità di annegare sta nell'esaurimento fisico, perché si va oltre le proprie forze e si perde il controllo dello stare in mare e si può perire. E un ultimo motivo capita soprattutto alle persone più mature, con l'essere soggetti a qualche malore, infarto o ictus. In tale situazione si perdono le forze e il controllo della situazione e può capitare il peggio. Infine, per i più piccoli, ma la cosa vale un po' per tutti, sarebbe meglio non stare in spiaggia nelle ore di punta quando c'è il calore massimo, specialmente adesso che si raggiungono i 40 gradi: può capitare il temuto colpo di calore. Quindi c'è ancora molto cammino da fare su questo argomento, e predominano le tradizioni radicate nelle persone, si prosegue a credere in concetti sbagliati nei comportamenti nell'affrontare il mare».
Molti enti nazionali e internazionali ricordano quanto affermato dal dottor Ristori e anche il suo collega Stefano Mazzei, elbano, impegnato pure lui nella Società di salvamento, già nel passato si è prodigato per far conoscere la realtà più scientifica delle cause di annegamento, ribadite dallo specialista di Livorno. Utili sarebbero interventi nelle scuole elbane di esperti, magari presenti anche i familiari.
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