Gioco
Rio Marina, via all’operazione anti degrado nel Palazzo del Governatore
Parte il progetto di recupero con 812mila euro dal ministero. Affidato l’incarico per le indagini che serviranno a caratterizzare il suolo prima dei lavori
RIO MARINA. Sempre più determinata la giunta Corsini nel “riconvertire l'impiego funzionale del Palazzo del Governatore” da abitazione privata fono al secolo scorso a sede istituzionale nel Duemila. E ha dato così l’incarico al geologo di Campo nell’Elba, Carlo Dini (spesa prevista 8.250 euro) perché effettui indagini geofisiche e geognostiche per la caratterizzazione del suolo.
Passaggio obbligato, la conoscenza del terreno su cui insiste la struttura e anche ammesso il giardino attiguo, prima di dare il via alla realizzazione vera e propria del piano di ristrutturazione. Il Comune di Rio ha chiesto e ottenuto un finanziamento al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile (M.I.M.S.), appunto per il “recupero e restauro del Palazzo del Governatore Farnese delle Miniere”, pari a 812.665 euro.
La storia
L’edificio sorse nel ‘700 quale villa signorile con annesso giardino e abitazione del custode. Nei secoli passati lo stabile fu adibito ad abitazione del delegato del Governo preposto alla vigilanza sull’utilizzazione delle miniere del ferro e per questo è comunemente identificata come Casa Pons de Herault, dal nome del delegato alla amministrazione delle miniere elbane all’epoca di proprietà della Legion d’Onore francese.
«L’edificio – si legge nella relazione che accompagna l’atto amministrativo – è di notevolissimo pregio storico, in quanto fu pure dimora di Napoleone per brevi soggiorni, ed artistico, perché dotato di elementi architettonici e decorativi di grande interesse tanto da essere stato oggetto di dichiarazione nel decreto del Ministro dei beni Culturali del febbraio 2010». Il palazzo, precedentemente di proprietà demaniale (ex demanio minerario), fu posto in vendita con procedura concorsuale nel quadro delle procedure volte alla dismissione dei beni immobili pubblici finendo a un aggiudicatario privato. Bisogna risalire al dicembre 2019, quando il Tar regionale riconosce «legittimo il provvedimento di esercizio del diritto di prelazione e quindi da quel momento il palazzo è nella piena proprietà del Comune di Rio». Risulta da questo momento l’attivazione del Comune di Rio del recupero e il riutilizzo dell’immobile. Per questo fu affidato nel dicembre 2020 l’incarico di redigere il progetto di fattibilità tecnico economica a Paola Del Gallo di Roma e a Elisabetta Fabbri di Venezia. Solo da questo momento è partita la richiesta (poi acconsentita) di finanziamento al Ministero delle Infrastrutture. «A questo punto – dicono gli amministratori riesi – la cosa importante è recuperare gli ambienti dal degrado in cui versano da anni. Per il loro riutilizzo, avremo tempo per riparlarle». Ma il sindaco Corsini ha l’idee chiare: vorrà adibirli a uffici comunali, almeno così dichiarò nel 2020.
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