Il Tirreno

Costa degli Etruschi

«Cucine chiuse alle 21,30, non è il modo di fare turismo»: imprenditore racconta la sua disavventura al ristorante

di Sara Chiarei
«Cucine chiuse alle 21,30, non è il modo di fare turismo»: imprenditore racconta la sua disavventura al ristorante

È successo ad agosto ad Andrea Caponeri, presidente del Villaggio Orizzonte: «Ho girato diverse strutture a Castagneto e Donoratico: in piena estate certe scelte allontanano il cliente»

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PIOMBINO. Non essere accettati da un ristorante alle 9 e mezzo di sera perché la cucina è già chiusa. È successo in pieno agosto ad Andrea Caponeri, presidente del Villaggio Orizzonte, ma potrebbe capitare a chiunque. Per Caponeri, da tanti anni nel settore alberghiero, un episodio che fa riflettere, perché «mette discussione l’approccio turistico di un territorio che da tempo reclama questa vocazione». E la cosa più grave è che quanto accaduto alcune sere fa non ha riguardato una sola struttura poiché Caponeri è stato costretto ad accettare vari "no" prima di riuscire a mettere qualcosa sotto i denti. «Eravamo soltanto in due - racconta - e avevo prenotato in un ristorante di Castagneto ma dopo aver girato inutilmente per moltissimo tempo senza riuscire a trovare l’ombra di un parcheggio, ho desistito chiamando il locale per liberare il tavolo. Non sapevo come fare».

È a quel punto che Caponeri e la moglie decidono di scendere con la macchina in direzione Donoratico fermandosi lungo il percorso a cenare. Passano accanto a un agriturismo e si dirigono all’ingresso per parlare con il personale. «Erano le 21,40 - evidenzia Caponeri - e ho sottolineato di non avere grandi pretese ma subito mi è stato detto che la cucina chiude alle 21,30. Perciò, niente da fare!»

Naturalmente non si sono lasciati scoraggiare e per quanto increduli hanno proseguito quello che ormai stava diventando un percorso a ostacoli. Tuttavia, hanno pensato, mai perdere la speranza. «Individuo una trattoria - prosegue - dove una signora sta servendo degli invitanti piatti di formaggio e affettati misti. Ne ordino due porzioni ma la stessa signora ci informa che ormai è tardi e la cucina è chiusa. Ho sottolineato che ci saremmo accontentati di un piatto freddo anche per creare loro il minor disagio possibile ma la risposta è stata che dovevano pulire e proprio non potevano accontentarci». Risaliti in auto, i due sempre più affamati fanno un ulteriore tentativo con un agriturismo che incontrano lungo la strada, dove finalmente riescono a mangiare qualcosa. «Ho spiegato che a seguito di un altro rifiuto avrei ordinato un caffellatte al bar - commenta - ma il ristoratore ha accettato, pur non facendo servizio a tavolo, di prepararci qualcosa. Ciò che mi sconvolge è che in un territorio come questo, dove non è più pensabile potersi sostenere solo sull’industria pesante come una volta, non si riesca a fare sacrifici per appena pochi mesi all’anno in nome del turismo. Più tardi mi è stato detto che non sarei dovuto salire fino a Castagneto con la macchina in quanto esiste una navetta, che però io non ho visto». L’Orizzonte è una delle maggiori realtà della zona cresciuta nel tempo tanto da festeggiare proprio quest’anno i suoi 30 anni di attività, inevitabile per Caponeri pensare alla filosofia adottata dal Villaggio.«Mi ha infastidito - chiosa l’imprenditore - sentirmi dire che alle 21,40 la cucina è chiusa. L’Orizzonte lavora con il turismo da sempre e ci impegniamo al massimo per accontentare il cliente, anche se si presenta ben più tardi degli orari in cui ho chiesto io di cenare»

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