La manifestazione
Palazzo Coppedè, ora si tratta. Il Comune vuole cedere l’edificio storico abbandonato
Parte del tetto è franata, i locali interni sono stati invasi da rifiuti e utilizzati come giacigli di fortuna. L’assessore Leo Lupi: «Vaglieremo le offerte scegliendo quelle che valorizzeranno meglio il bene pubblico»
PORTOFERRAIO. Va a trattativa privata l’alienazione del Palazzo Coppedè, immobile di proprietà comunale. «Lo prevede la legge – dichiara al Tirreno l’assessore ai Lavori Pubblici, Leo Lupi – dopo che le due aste pubbliche erano andate deserte».
Nessuna offerta da parte di chicchessia. Né privati, né associazioni, né enti vari. Ma, di rimando però, la stessa ferma decisione dell’attuale amministrazione di portare a buon fine un progetto avviato già da diversi lustri dalle precedenti giunte che si sono susseguite alla Biscotteria e che ha sortito l’effetto che è sotto gli occhi di tutti: un lento e inarrestabile degrado e fatiscenza, con inizio di cedimento delle strutture importanti quali il tetto. Un pessimo biglietto da visita per chi scende dai traghetti e ha il primo contatto con la realtà insulare.
Forse c’è anche da considerare questo aspetto, relativo all’immagine di Portoferraio, inteso come centro funzionale dell’industria vacanziera non perfettamente consono e in linea con le altre realtà turistiche concorrenziali del Mediterraneo. Per gli amministratori la alienazione è la strada giusta da percorrere.
Stando alle valutazioni precedenti (e ancora valide), le parti della struttura da ricostruire interessano una superficie di 746,555 mq (primo, secondo e terzo piano), il cui valore è di 150 euro al metro quadrato.
Ora, considerando che l’immobile è andato all’asta in due distinte sedute (la prima con base di due milioni e 500 euro; la seconda da due milioni di euro), si è ritenuto opportuno procedere a trattativa privata, portando l’importo a un milione e 200mila euro.
Va bene che sia una struttura architettonica grondante storia. Ma oggi si è trasformata in una situazione imbarazzante. Scomoda, da qualsiasi punto di vista la si consideri.
«Preferiamo – continua sempre l’assessore ai Lavori Pubblici Leo Lupi – che si vada alle buste chiuse. Si tratta sempre di un bando pubblico, ma adesso apriamo all’opportunità che ci vengano fornite delle proposte le più diverse possibili. Sarà a cura dell’ente vagliarle una per una e una commissione competente valuterà e selezionerà quella che maggiormente valorizzerà il bene pubblico».
Esso originariamente ospitò gli uffici della Società Elettrica Elbana, all’epoca degli altiforni a inizio del secolo scorso.
«Fino alla seconda guerra mondiale l’edificio – si legge nella relazione tecnica – caratterizzato da un intonaco scuro con incisi disegni di vario genere in stile rinascimentale eclettico, conservò la destinazione d’uso originaria.
Durante il conflitto bellico subì gravi danni, tanto che manca l’ala orientale del palazzo. Successivamente fu riadattato a residenza a fronte della grave emergenza abitativa che caratterizzò Portoferraio subito dopo la fine del conflitto a causa degli intensi bombardamenti. Passato di proprietà comunale, conservò la destinazione d’uso residenziale di tipo popolare. A partire dal 2000 fu avviato il processo di liberazione dell’immobile. Oggi è composto di 4 piani (dopo gli effetti bellici l’ultimo, il quarto piano, non fu più ricostruito, ma adattato a soffitta). All’interno cumuli di rifiuti e giacigli di fortuna per disperati.
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