Il Tirreno

L’intervista

Marina, l’artista dell’opera di Piombino finita nella polemica: «Non può piacere a tutti»

di Luca Centini

	Nel riquadro la giovane artista
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Nel riquadro la giovane artista

La giovane interviene in seguito alle critiche a "Sui Passi di Elisa": «Sono contenta di aver suscitato emozioni e acceso un dibattito»

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PIOMBINO. La sua opera è finita da giorni sulla graticola dei social. «È brutta». «Costa troppo». «Quei 60mila euro si potevano spendere in un altro modo». Ma anche: «L’arte va compresa, siete tutti critici d’arte». Marina Meoni, artista classe 1996 nata a Pontedera e cresciuta a Perignano fino all’età di 19 anni, ha seguito a distanza una polemica che, a giorni dal taglio del nastro di "Sui Passi di Elisa", l’installazione lungo la passeggiata del Belvedere Elisa Bonaparte, non accenna a placarsi. Si tratta della prima opera realizzata da Meoni, che ha partecipato al bando pubblicato dal Comune per il Bicentenario della morte della "Baciocca". «Ho frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Firenze - racconta Marina - ho lavorato negli anni universitari nel territorio toscano e irlandese come scenografa per teatro, cinema e mostre d’arte. Dopo un corso di saldatura per diventare costruttore ferro teatrale, oggi lavoro in uno studio di progettazione di luci per interni a Firenze e studio nel Biennio di specializzazione Laba di Interior Design. A Febbraio dovrei conseguire la laurea». Meoni è legata a Piombino e all’isola dell’Elba da sempre: «Alcuni miei parenti e avi (che ho riscoperto a Marina di Campo) sono di quelle zone», racconta.

Si aspettava un simile polverone sulla sua opera d’arte?

«In realtà questo dibattito che si è creato mi fa piacere. L’arte deve far parlare, sia nel bene sia nel male. Non solo. L’arte rispecchia quella che è la nostra società odierna».

C’è una critica che le ha dato fastidio in particolare, tra i numerosi commenti pubblicati sui social?

In tanti, senza girarci intorno, dicono che l’opera è brutta...«Vabbè, quello è un giudizio personale. Può piacere o non piacere. Anzi è positivo il fatto che una persona si presenti a osservare la mia opera e formuli un giudizio personale sulle cose e sul suo modo di vedere il mondo. Comunque ha suscitato un’emozione. Siamo umani, non siamo delle macchine e fa piacere che con quello che ho realizzato ho creato una discussione».

Qual è il significato della sua installazione dedicata a Elisa Bonaparte?

«Ci sono piccoli dettagli che spiegano come mai è stata scelta quella tipologia di seduta: le due spirali con i due poli energetici rappresentano l’energia vitale di Elisa Bonaparte, una governante forte, acculturata e intraprendente. Il primo polo, infatti, nasce dall’albero situato all’inizio del percorso, si trasforma in panchina, rientra nella terra rinasce arco, e continua come in una sinfonia musicale, ridiventando spirale e rientrando verso il mare. Da lì riparte come in un ciclo continuo di rinnovamento. La spirale è anche simbolo rappresentato su alcuni reperti storici conservati nel museo archeologico di Piombino».

Può spiegare la scelta dei materiali? Per alcuni detrattori dell’opera si tratta di ferro già arrugginito…

«Ho scelto il Corten che a lungo andare si arrugginisce e assume un colore rosso porpora che vuole amalgamarsi sia con le mure leonardesche che costeggiano la passeggiata sia con la storia di Piombino. La scelta del ferro è spiegato dal legame fortissimo tra la città e questo materiale. Qua si lavorava il ferro fin dalla preistoria».

Non crede che manchi un pannello o comunque una spiegazione dell’opera?

Sì, sono d’accordo. Sono della stessa idea, ma in realtà mi era stato detto che sarebbe stato realizzato».

Quindi l’opera non è del tutto completa, non doveva comprendere anche la realizzazione di un profilo di Elisa Bonaparte nella piazzetta del Belvedere?

«Esatto. La mia opera in realtà non sarebbe del tutto completa. È stata fatta una scelta sia per ragioni economiche sia per ragioni stilistiche di non mettere questo profilo di donna che nella mia idea era la continuazione di questa energia che parte albero, ritorna nella terra e poi si riversa nel profilo di Elisa. Quello che manca è un pannello illustrativo che dia una spiegazione dell’opera, che sarà installato, e un profilo di donna, ritagliato da una lamiera di ferro».

Perché sarebbe importante spiegare l’installazione?

«Questo si lega in realtà a quello che sta succedendo adesso. Purtroppo viviamo nei tempi in cui abbiamo bisogno che le cose siano chiare e leggibili, non riusciamo più a interpretare. Abbiamo bisogno di vedere le cose nude e crude, come succedeva in epoca romana quando i potenti si stampavano il loro profilo per far capire in tutto l’Impero chi è che comandava. Nelle opere d’arte abbiamo sempre più bisogno di una parte illustrativa e figurativa dei concetti artistici che vogliamo esprimere. Non vogliamo più scavare, non vogliamo andare in fondo. Questa è sia una parte che potrebbe completare l’opera, sia al tempo stesso una critica alla società attuale che mi sento di fare».

Cosa si sente di dire ai piombinesi?

«La mia speranza è che grazie alla mia opera i cittadini possano sfruttare al meglio quello spazio della città. Tutti sono liberi di giudicare, esprimere le proprie opinioni. Alla fine l’opera è dei piombinesi, io ho voluto solo fare un regalo». 

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