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Il caso

Piombino, tre archi e un fiume di polemiche: l’installazione “Sui passi di Elisa” fa discutere

di Luca Centini
Piombino, tre archi e un fiume di polemiche: l’installazione “Sui passi di Elisa” fa discutere

L’opera di Marina Meoni inaugurata dal Comune contestata per costi e bellezza. Gelichi: «60mila euro, non una priorità». Ma c’è chi la difende: «L’arte va compresa»

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PIOMBINO. «Sessantamila euro per quella roba là? Ma non potevano spendere quei soldi in un altro modo?». «Tre archi di ferro già arrugginito? Che roba è». Ma anche «si tratta di un’opera artistica, può piacere o non piacere». Sono solo alcune voci isolate dal contesto di una polemica che, ormai da giorni, corre sui social. La pietra dello scandalo, se così si può chiamare, è l’installazione “Sui passi di Elisa” che l’amministrazione comunale ha inaugurato con l’intenzione di abbellire il Belvedere Elisa Bonaparte, uno scorcio panoramico tra la chiesa dei Frati e le mura leonardesche che sovrasta la spiaggetta cara a tanti piombinesi.

A realizzare il progetto artistico, con il contributo professionale di ingegneri, architetti e geologi e il parere favorevole della Soprintendenza e del Genio civile, è stata l’artista pontederese Marina Meoni.



L’opera contestata

Uno degli obiettivi di un artista, forse quello principale, è suscitare emozioni. Alimentare dibattiti, muovere discussioni intorno alle proprie opere. Al tempo dei social, però, capita di lasciarsi prendere un po’ la mano. Ognuno ha la sua opinione, non importa quanto informata. E i giudizi, come sempre, sono l’anticamera delle polemiche sul web. È quello che è accaduto alla nuova installazione “Sui passi di Elisa”. Si tratta di tre archi in ferro che, eretti a pochi metri l’uno dall’altro, danno profondità alla passeggiata tra le mura leonardesche e verso il mare. All’inizio e alla fine della passeggiata, nel punto panoramico, due sedute in acciaio corten “arricciolate”. Dovrebbero ricordare «i sofa della tradizione francese – spiegano dal Comune – mentre i materiali sono stati selezionati per evocare la storia di Piombino». Un’intenzione che, a giudicare dalla polemica e dalle prese in giro che si sono scatenate sui social, non è stata colta appieno da tanti cittadini.

Le critiche

C’è chi va al sodo giudicando brutti quei tre archi lungo la passeggiata. «Il mio falegname li avrebbe fatti meglio». E c’è chi, invece, si concentra sull’esborso economico che il Comune ha sostenuto per migliorare l’area che già in passato era stata riqualificata (con l’amministrazione Giuliani)con una nuova pavimentazione e un nuovo sistema di illuminazione (intervento da circa 120mila euro). Tra questi c’è il portavoce di Ascolta Piombino Riccardo Gelichi: «Ho fatto un giretto fra determine dirigenziali e delibere di giunta, per capire quanto ci è costata quest'opera. Devo dire che non è facile capirne il costo complessivo, si parte con 4. 880 euro soltanto per la ricerca, poi le spese di progettazione 6.851 euro, l'istallazione dell'opera per 40.870 euro, poi appare una spesa per i plinti di supporto che ammonta a 10. 512 euro. È giusto sapere anche quanto costa un intervento amministrativo, è vero che gli atti sono pubblici, ma alcune volte sarebbe utile una chiarezza più esemplificativa. Tutto questo non per criticare sempre e comunque, ma per aumentare quel senso di consapevolezza che il senso civico richiederebbe. Poi, de gustibus non disputandum est. Sull'opera in questione, io non me ne intendo, però una nota politica sulle priorità mi sentirei di farla. Ambiti molto importanti attendono ancora un' adeguata sistemazione e quell'area era già stata oggetto di una dignitosa riqualificazione urbana che, a mio giudizio, rende l'intervento di oggi, almeno ridondante».

Insomma, arte o non arte, quei soldi potevano essere spesi per altro: lo dice Gelichi e lo ripetono in tanti. Tra questi c’è chi porta esempi di altri beni culturali “identitari” che se la passano male, come le Stalle di Napoleone (abbandonate al degrado e alle erbacce da tanti anni). La polemica, sia chiaro, non è unidirezionale, visto che in tanti difendono l’amministrazione comunale, puntando su due argomenti forti: l’arte va interpretata e compresa, non si critica ciò che non si capisce. E tra questi due mondi, post dopo post, pare impossibile trovare dei punti di incontro.

La passeggiata

Dopo alcuni giorni dal taglio del nastro Il Tirreno è andato a fare una passeggiata nel luogo finito sulla graticola dei social. Inutile addentrarsi su giudizi di natura artistica che – inevitabilmente – finirebbero per essere soggettivi e scarsamente informati. Di certo l’installazione dà una certa profondità alla passeggiata già di per sé suggestiva e le sedute, provate, non sono male. Quello che manca, percorrendo il breve tratto che porta fino alla terrazza sul mare, è uno o più pannelli informativi che spieghino – oltre a indicarne l’autore – il significato e le caratteristiche dell’opera. Insomma, cosa voleva dirci l’autore? Cosa rappresentano quei tre archi? Perché si è scelto quel materiale ferroso? Con qualche accorgimento, forse, l’intervento sarebbe più comprensibile. Poi non guasterebbe dare una sistemata a quello che c’è intorno ai tre ampi archi. Le mura leonardesche soffrono, con piante infestanti che – come cespugli – spuntano dalle pareti. Il cartello che indica il Belvedere Elisa Bonaparte è piegato da una parte e si può leggere solo tornando indietro una volta arrivati al punto panoramico. E scendendo lungo via Leonardo da Vinci le antiche mura non se la passano meglio.

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