Sicurezza
Sicurezza. Le armi spuntate dei bagnini. «La soluzione è poter fare le multe»
Parla Andrea Cecconi, responsabile fiduciario di zona per la Federazione Italiana Nuoto
SAN VINCENZO. Difficile che si arrivi a far diventare legge il divieto di fare il bagno con bandiera rossa. È un tema che ritorna ogni volta che in mare si consuma una tragedia, specie quando a pagare il prezzo dell’imprudenza è chi sfida le onde per salvare delle persone in difficoltà, tuffatesi nonostante la segnalazione del pericolo e l’evidenza. Sulla spiaggia di Rimigliano domenica è morto annegato per salvare due ragazzi in mare Fabio Sequi, 36 anni di Bagno a Ripoli. Quando li ha visti chiedere aiuto in acqua non esitato. Loro si sono salvati. Lui è morto da eroe. Inutile il tempestivo intervento dei bagnini e i tentativi per rianimarlo in spiaggia. «Ci sono troppo pochi bagnini previsti nei bandi di gara. È un rischio enorme: così le tragedie non si possono evitare nemmeno compiendo ogni sforzo possibile». Si ostina a ripeterlo Andrea Cecconi. La sua non è una voce di poco conto: oltre a essere maestro di salvamento dal 1987, è lui il responsabile fiduciario per la Federazione Italiana Nuoto (Fin) per i bagnini della costa livornese da Quercianella a San Vincenzo.
«Le linee guida per l’assistenza ai bagnanti prevedono una torretta ogni 80 metri circa – afferma il fiduciario Fin –. In questo modo un bagnino si ritrova a controllare 40 metri alla sua destra e altrettanti alla sua sinistra – sottolinea –. E in caso di intervento si può facilmente attuare quello che si chiama un “soccorso perfetto”: due bagnini in mare e uno sulla riva a coordinare le operazioni e lo sgombero dei bagnanti che potrebbero essere d’intralcio».
La bandiera rossa non è un divieto di balneazione. Ad oggi, non esiste alcuna norma che, in presenza di una bandiera rossa, consenta di multare i temerari che sfidano la segnalazione del pericolo. «Il bagnino non è un pubblico ufficiale e neppure può prendere le persone con la forza per farle uscire dall’acqua. Il suo è un ruolo di persuasione, richiama ma non può obbligare. Ha tre funzioni, quella di prevedere, di prevenire e di intervenire in caso di necessità». E sta in questo un limite all’azione di chi è chiamato a garantire la sicurezza dei bagnanti.
«Al bagnino dovrebbe prima di tutto essere riconosciuto il valore della sua attività, non è un costo ma una figura che produce sicurezza – sostiene Cecconi –. Però non ha un’autorità riconosciuta, eppure svolge un lavoro importante e lo si vede tutte le volte che succede una tragedia o che viene sventata». Una proposta prova ad avanzarla. «Andrebbe data la possibilità agli assistenti bagnanti di essere formati e di operare come una sorta di controllore su un autobus che può chiedere i documenti alle persone e fare loro le multe – conclude Andrea Cecconi –. O per lo meno di metterli nelle condizioni di accertare le generalità per poter chiamare la polizia municipale o la guardia costiera e multare chi contravviene ai suoi richiami di pericolo. Gli darebbe un po’ più di autorità e poi quando le persone le colpisci nelle tasche si può star sicuri che è uno dei migliori deterrenti».
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