Gioco
Elba, il forno dei Mangino resta acceso: «Il Castagnacciaio non chiude» – Video
I titolari del mitico locale del centro storico spengono le voci sulla vendita
PORTOFERRAIO. «Il Castagnacciaio non chiude e non è in vendita». I fratelli Antonio, Beppe e Vincenzo Mangino rassicurano tutti i clienti che da tanti anni vengono da tutta Italia e anche dall’estero per gustare le fette di torta di ceci, la pizza e l’insuperabile castagnaccio nel locale del centro storico della città medicea. Lo hanno fatto con un messaggio spiritoso su Facebook con protagonista lo stesso Vincenzo mentre parla una voce fuori campo. Un video per chiarire che non è reale la voce che si è diffusa giorni fa, che prospettava uno stop ormai prossimo del mitico forno di via del Mercato Vecchio. La videocamera inquadra un teglione fumante di torta di ceci, alle spalle c’è il formo incandescente, e da sotto il bancone spunta il viso sorridente di Vincenzo.
Saracinesca sù
Il pizzaiolo proseguirà quindi, ogni giorno, eccetto il mercoledì giorno di chiusura, a infornare centinaia di pizze, con una abilità rara, nonché porrà nel forno, rigorosamente a legna, le grandi teglie in ottone con la "cecina", detta torta, oppure il castagnaccio. I suoi fratelli preparano e vendono le prelibatezze coadiuvati dal loro staff. La bottega è posta in via del Mercato Vecchio, nel cuore del centro storico di Portoferraio, una viuzza che si trova subito dietro piazza Cavour, a cui si accede dalla panoramica e storica Porta medicea a mare. Niente stop quindi.
La lunga storia
Forse non tutti sanno che tale forno è attivo dal lontano 1875, a partite dal primo esponente di specialisti provenienti da Altopascio, una dinastia avviata con Domenico Pierucci detto Meco, che partì ragazzino da quel paese della Toscana, in cerca di fortuna. Diventò ragazzo di bottega a Livorno, dove si produceva proprio la torta di ceci. Poi si trasferì a Portoferraio presso il Razzetto che aveva un forno ai piedi di Salita Napoleone. Ma deceduto il titolare, Meco divenne il protagonista della bottega, che trasferì nella via attuale. Il locale caratteristico è forte di oltre 150 posti a sedere.I Mangino sono certi di dovere il proprio successo agli ingredienti genuini delle loro materie prime, e soprattutto di essere dotati di una vera e forte passione per il mestiere, senza la quale i risultati non vengono. Tutti i clienti lo capiscono e da clienti si trasformano spesso in amici e frequentano assiduamente o periodicamente, durante le vacanze estive o invernali, il Castagnacciaio, ambiente insostituibile per una serata tra amici.
La dinastia non è finita
Pertanto non c’è in vista nessuna chiusura. Vincenzo lo ribadisce al Tirreno: «Noi non siamo eterni, di certo nemmeno insostituibili, perciò un giorno noi tre fratelli lasceremo a qualcun altro il forno storico, creato da Meco oltre un secolo fa. Ma ancora non chiudiamo, vogliamo che il Castagnacciaio continui il suo viaggio, stante la fiducia che abbiamo ottenuto, da tempo, da migliaia di amici e clienti provenienti da tutto il mondo, oltre che dal cosiddetto "Scoglio". Se un giorno passeremo il testimone lo faremo a nostri discendenti, che proseguiranno ancora ciò che abbiamo fatto noi».
La succursale di Rio e la volontà d’acciaio
E chiudiamo con un dettaglio storico particolare. Nel 1901, Meco, visto il successo del forno portoferraiese, aprì una succursale a Rio Marina, secondo la storia di famiglia scritta da Gilberto Carmignani. Un forno all’uscita del paese sulla strada che porta a Cavo. Affidò il locale al suo primogenito che si chiamava Cherubino. Meco seguiva questa esperienza che poi non durò a lungo e addirittura a sera tornava a piedi attraversando il Volterraio, dove dormiva due ore. Poi raggiungeva da Bagnaia il capoluogo, imbarcandosi con qualche barcaiolo. Una stirpe del genere, d’acciaio, non può certo finire. Antonio, Beppe e Vincenzo proseguono con la stessa forza. Torta, pizza e castagnaccio: avanti tutta.
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