Sicurezza
Astici, massaggi e champagne: la vacanza all’Elba da vip è una truffa. Il metodo del finto manager
Denunciato un 41enne fiorentino: aveva già colpito altrove sull’isola e in Toscana. In 10 giorni al resort Le Picchiaie ha lasciato un conto non saldato di 5.400 euro
PORTOFERRAIO. Al suo confronto, anche il conte Mascetti finirebbe con l’impallidire. Perché la truffa messa a segno ai danni del resort Le Picchiaie di Portoferraio ha fruttato a un 41enne fiorentino una vacanza di 10 giorni in una delle più belle località dell’isola d’Elba. E non un soggiorno qualunque: due suites (una per sé e una per sua figlia e per sua madre), massaggi nella spa, champagne e astici al ristorante. Tutto senza sborsare un euro ma fingendo di pagare con bonifici swift internazionali (in realtà fasulli) spacciandosi per il manager di un’azienda in collaborazione con vari ministeri degli esteri europei. Un metodo che l’uomo ha affinato nel tempo: l’avventura elbana dei giorni scorsi è stata solo l’ultima di una serie di vacanze da vip di cui ha goduto nei mesi passati tra hotel e ristoranti di lusso di Bibbona, Castagneto Carducci, Figline Valdarno, Greve in Chianti ma anche, sull’isola, a Cavo.
«Pochi giorni prima del suo arrivo, il 21 luglio – racconta Stefano Casarelli, amministratore delegato di Petroholding Italia, società proprietaria del resort Le Picchiaie – ci è arrivata la mail di una sua fantomatica assistente: ci presentava il suo arrivo come quello di un vip, chiedendo assoluta riservatezza, millantando conoscenze in vari ministeri degli esteri e avanzando anche alcune richieste particolari: ad esempio – spiega – una piazzola per far atterrare l’elicottero con cui sarebbe dovuto arrivare. Tutta una messinscena, ma sul momento si è presentato come il cliente perfetto». Tanto che al suo arrivo «ha portato fin subito le ricevute dei bonifici fatti per pagare non solo la cifra per il soggiorno di dieci giorni – spiega Casarelli – ma ha aggiunto anche duemila euro per lussi extra e mance per il personale».
Da quel momento per il 41enne inizia la vacanza da nababbo. Intrattenendosi spesso con lo stesso Casarelli fino a invitarlo fuori a cena. «Siamo andati da Pilade, a Capoliveri – racconta – ha voluto pagare lui: una cena da 300 euro tra fiorentine e bottiglie di vino». Nella rete del truffatore è così finito anche il ristorante capoliverese. «Alla cassa la carta di credito veniva rigettata – racconta Casarelli – ma si è giustificato dicendo di aver superato il plafond. E con grande naturalezza ha emesso, fingendo di usare una sorta di relaxbanking con il cellulare, un bonifico che solo dopo abbiamo capito essere falso».
Insospettitosi però anche dal mancato arrivo dei pagamenti (5.400 euro il conto rimasto insoluto), il titolare del resort contatta la banca qualche giorno prima della fine del soggiorno. «Non mi convinceva il modello che aveva usato per il bonifico dalla Svizzera – spiega – ho capito dopo che contava sul fatto che il primo agosto, quando sarebbe dovuto andare via, le banche svizzere sarebbero state chiuse per festa nazionale. Aveva calcolato tutto. Ma quando la mia banca mi ha detto che non riusciva a rintracciare i pagamenti ho chiamato la polizia. È bastato dire il suo nome e tutti i suoi precedenti sono venuti fuori». Così, lunedì mattina, ad attenderlo al check-out ci sono stati gli agenti del commissariato di Portoferraio che l’hanno denunciato per truffa. Per il 41enne il giudice del tribunale di Livorno ha emesso un foglio di via da Portoferraio per tre anni e l’obbligo di rimpatrio nel comune di residenza, in provincia di Firenze.
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