Gioco
Elba, si cercano volontari per presidiare i nidi delle tartarughe marine
Le tre nidificazioni ravvicinate creano delle difficoltà: «Ci serve una mano»
PORTOFERRAIO. Tre nidi di tartaruga all’Elba in quest’estate ’23: impegno che mette a dura prova i volontari, già in prima linea nel monitoraggio e salvaguardia sulle spiagge - una decina in tutta l’isola - pattugliate nelle prime ore della mattina per scoprire eventuali tracce di Caretta caretta.
Ora però c’è da pensare alla schiusa delle uova e l’impegno diventa importante soprattutto pensando agli ultimi due nidi quello di Lacona ( a Capoliveri) e di Fetovaia, dopo quello di Galenzana, (entrambe a Campo nell'Elba) che sono a distanza di cinque giorni uno dall’altro e le tartarughine potrebbero uscire intorno ai 45 giorni o poco più dalla posa. A partire dal 42° i volontari presidiano il nido 24 ore su 24 in attesa dell’uscita delle tartarughine per assicurarne l’arrivo al mare in sicurezza. Da qui un appello a chi si volesse mettere a disposizione per dare una mano a presidiare i tre nidi e ad aiutare i piccoli di Fiorella, Pancrazia e Marilisa, il nome dato dai volontari alle tre Caretta caretta che hanno scelto l’Elba per deporre le uova.
«Cerchiamo volontari – dice Isa Tonso coordinatrice del gruppo dei volontari organizzato da Legambiente Arcipelago Toscano – non solo per continuare il pattugliamento mattutino sulle spiagge alla ricerca di tracce ma anche per fare i turni per sorvegliare i nidi di Galenzana, Lacona e Fetovaia al momento delle schiuse che inizieranno ad agosto e finiranno a settembre».
Immediato il lavoro pure dal momento della scoperta del nido a Fetovaia. Isa ha avvertito subito le autorità ed è stata messa in sicurezza l’area che si trova su una delle spiagge più frequentate. La sera, sempre Isa Tonso, è tornata sulla spiaggia insieme alla biologa dell’Arpat per verificare che sotto la sabbia la Caretta caretta avesse effettivamente deposto le uova, “ufficializzando” la presenza del nido. «Siamo riuscite anche con l’aiuto di una famiglia che era lì e ci ha dato una mano – spiega Isa – il luogo era buio e dovevamo rimettere tutto il materiale di protezione per mantenere il nido in sicurezza visto che nella zona c’erano in giro anche cinghiali».
In questi anni all’Elba è nata una rete che fa parte di un progetto di monitoraggio autorizzato dal ministero dell’ambiente che fa capo all’Università di Pisa e a cui partecipa un network composto, oltre che da Legambiente, da altre associazioni ambientaliste. C’è l’istituto zooprofilattico sperimentale di Lazio e Toscana, le università di Firenze e Siena, Arpat e l’osservatorio toscano per la biodiversità. La rete è entrata a far parte del progetto europeo Live Turtlenest per “migliorare la conservazione e la protezione della tartaruga marina nel Mediterraneo attraverso attività di monitoraggio e messa in sicurezza dei siti”.
Il progetto intende anche valutare l’impatto dei cambiamenti climatici sulla nidificazione della specie. A causa del riscaldamento globale nel Mediterraneo occidentale il numero dei nidi di tartaruga Caretta caretta sta crescendo in maniera significativa. In questa ottica va l’appello di Isa Tonso, visto che il numero dei nidi di tartaruga marina in Italia , quest’anno è triplicato rispetto al 2022.
Quindi è necessaria anche una maggiore presenza di volontari sulle spiagge.
« Chi ha fatto l’esperienza del momento della schiusa – dice Isa – sa che vedere le tartarughine uscire dalla sabbia e per raggiungere il mare è qualcosa che non si scorda mai, un’emozione imperdibile. Chi fosse interessato a dare una mano alle tartarughine perché possano raggiungere il mare in sicurezza e a partecipare a un’esperienza ambientale e scientifica può contattarci a legambientearcipelago@gmail.com o al 3407113722».
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