Gioco
Piombino, l’operaio Francini va in pensione: «La fabbrica si salva solo se restiamo uniti»
L’appello dello storico esponente del Camping Cig
PIOMBINO. Sono parole, ormai, da ex dipendente delle acciaierie di Piombino. Ma quelle di Paolo Francini, esponente di spicco ormai da tempo del coordinamento Camping Cig e da poco andato in pensione dopo essere entrato per la prima volta negli impianti piombinesi nel 1980, rappresentano anche un appello accorato. Ai lavoratori e alla città. «Ritroviamo l'alleanza tra operai e cittadini: la fabbrica non si salva se la città non la difende, e la città non può fare a meno della fabbrica anche se in una versione moderna ed eco-compatibile».
A scatenare l'intervento di Francini è il fatto «che i lavoratori si sono ritrovati soli e abbandonati da tutti. I governi, passati e presenti, hanno ignorato Piombino – spiega – o peggio ancora ci hanno preso in giro in modo sfacciato. Quersto vale anche per le varie amministrazioni comunali e per la Regione. Ma in politica niente è gratis e noi non abbiamo fatto niente, o quasi, per obbligare le istituzioni a occuparsi di noi. Tra un’assemblea dei lavoratori e la successiva – ricorda Francini – è trascorso un anno e l’ultima iniziativa pubblica sulla fabbrica risale al 4 maggio 2022. Come potevamo non rimanere soli se mentre tutta Italia si confrontava sulla vicenda del rigassificatore di Piombino e la comunità locale ribolliva di manifestazioni, partecipate come non si vedevano da anni, i sindacati maggioritari non hanno nemmeno trovato tempo e volontà per indire l’assemblea e decidere quale posizione assumere, rifiutando perfino di incontrare i comitati contrari al rigassificatore? Anche in questa occasione – conclude – abbiamo voluto rimanere da soli».
In un’ottica di salvataggio degli impianti di produzione della fabbrica però «serve ritrovare l’alleanza con la città. Per questo, rispetto all’ultima ipotesi circolata di un forno elettrico a ridosso dell’abitato, è necessario che siano i sindacati e i lavoratori a dire, per primi, che sono assolutamente contrari – dichiara Francini – al punto da dire che, dopo tutte le inadempienze, il gruppo Jindal deve essere allontanato dal territorio. I sindacati – tuona l’esponente del Camping Cig – affermino con forza che lo Stato deve riprendersi lo stabilimento con gli investimenti necessari a far ripartire la laminazione e prevedere un forno elettrico e un nuovo treno rotaie lontani dalla città: per Piombino il governo deve investire risorse pubbliche – spiega – non solo per la sidurerurgia, compresa la tutela degli esuberi, ma anche per le bonifiche, la diversificazione, le infrastrutture e la sanità».
L’invito che Francini rivolge ai piombinesi (lavoratori e cittadini) è dunque chiaro. «Si torni a fare battaglie insieme alla città – dichiara – non lotte simboliche ma eclatanti, tali da far diventare Piombino un caso nazionale. Così si rompe la solitudine in cui sono oggi ridotti i lavoratori. I cui problemi non finiscono qui: la sfiducia e la delusione accumulata ha prodotto rassegnazione, opportunismo e divisioni egoistiche. I lavoratori per primi – conclude Francini – devono superare questi atteggiamento. Altrimenti non si salva nessuno: né quelli in cassa integrazione, né quelli che ancora un po’ lavorano».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
