Il Tirreno

L’inchiesta

«Droga venduta anche in officina»: undici elbani indagati per spaccio. Chi sono e le accuse

di Stefano Taglione
«Droga venduta anche in officina»: undici elbani indagati per spaccio. Chi sono e le accuse

Chiusa l’inchiesta sul giro di cocaina e hashish andato avanti pure durante il Covid. Fra le persone coinvolte anche un meccanico e un commerciante di Portoferraio

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PORTOFERRAIO. Un’autofficina del capoluogo elbano, secondo l’accusa, al centro dello spaccio di droga. E un giro di hashish e cocaina che vede 11 persone indagate alle quali, nelle scorse settimane, la pm livornese Sabrina Carmazzi ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini. È il frutto di un’inchiesta avviata quattro anni fa dalla guardia di finanza di Portoferraio, proseguita anche durante l’emergenza Covid, con i militari delle fiamme gialle che partendo proprio dall’attività commerciale di Carpani hanno identificato i presunti fornitori e pusher, oltre ai numerosi clienti, tutti dell’isola, molti dei quali giovani.

I nomi

Indagati il cinquantottenne di Capoliveri Eduardo Marigliano (nato a Napoli), la quarantaseienne Alessandra Garramone, il meccanico campese Gabriello Mattera (47 anni, ora residente a Portoferraio), la trentaquattrenne Sara Giuliani (portoferraiese e all’epoca dei fatti titolare dell’autofficina considerata deposito della droga, la G&S Motors di Carpani), il cinquantasettenne Raffaele Turco (originario di Villa Literno, in provincia di Caserta), il cinquantanovenne di Porto Azzurro Giorgio Russolillo (nato a Pozzuoli, Napoli), il portoferraiese Michelino Riformato (64 anni, originario della provincia di Frosinone), il cinquantaseienne Mauro Solforetti, il riese Stefano Tamagni (44 anni), il commerciante sessantatreenne di Portoferraio Roberto Brandi e il cinquantatreenne Cesare Arnaldi. Per loro, al momento, non c’è stata alcuna richiesta di rinvio a giudizio: sono quindi solo indagati e possono presentare documentazioni e memorie difensive.

Le accuse

Secondo la procura Marigliano, il primo luglio del 2019, avrebbe ceduto a Brandi attraverso un intermediario cocaina per un valore di 5.000 euro, mentre l’estate scorsa gli inquirenti lo hanno accusato di aver custodito in casa 195 grammi di hashish. Insieme a Garramone, invece, lo stesso quarantaseienne avrebbe ceduto la “polvere bianca” a Russolillo, Mattera e Giuliani. Proprio Mattera e Giuliani, stando alla ricostruzione degli investigatori, avrebbero nascosto nell’autofficina “G&S Motors” di Carpani «cocaina che, dietro corrispettivo di denaro, hanno ceduto in numerose occasioni a diversi acquirenti». In particolare, secondo la procura, «il 13 agosto del 2020 avevano 35 grammi di cocaina suddivisa in nove involucri». Turco nei mesi di giugno, luglio e agosto del 2020 l’avrebbe consegnata all’interno della loro attività commerciale. Sempre per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti è indagato Russolillo, l’unico degli indagati che si trova in carcere: secondo la finanza l’uomo, difeso dall’avvocato Francesco Magro, avrebbe venduto cocaina e hashish a diversi clienti elbani, mentre il 15 luglio dell’anno scorso a casa sua è stato scoperto con 48,56 grammi di “polvere bianca”, «parte della quale, 4,58 grammi, già suddivisa in dosi». Quantitativo che dalla legge non viene considerato, al contrario della maggior parte degli altri indagati, modica quantità. Riformato, in numerose occasioni, avrebbe invece smerciato cocaina e hashish a diversi acquirenti ed è stato poi trovato in possesso di 10.665 euro. Solforetti sarebbe stato uno dei compratori: addosso, secondo quanto ricostruito dalla procura, il 9 aprile dell’anno scorso i finanzieri elbani gli hanno trovato due involucri di cellophane con 3,61 e 0,92 grammi di cocaina, mentre in casa 0,67 grammi di marijuana. Tamagni è invece coinvolto per avere ceduto modiche quantità di cocaina al prezzo di 200 euro a Brandi: i fatti sarebbero avvenuti il 30 aprile e l’8 maggio del 2020, nel pieno dell’emergenza Covid, e la droga l’avrebbe acquistata da Mattera. Sempre a Brandi, in questo caso Arnaldi, avrebbe ceduto una dose di cocaina, mentre in casa ne avrebbe custodite tre dal peso di 4,96 grammi.

Cartucce calibro 9x21

Brandi, chiamato in causa per spaccio di piccoli quantitativi di cocaina e difeso dall’avvocata Luisa Brandi, è stato denunciato perché nonostante il divieto di detenzione di armi aveva in casa 40 cartucce calibro 9x21.

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