Gioco
Elba, l’isola delle tartarughe fa spazio alla caretta “Fiorella”
La spiaggia di Galenzana messa in sicurezza dalla guardia costiera. È stato accertato che sotto la sabbia ci sono delle uova e la covata è stata subito ricoperta per mantenerla al sicuro da ogni possibile evento che possa compromettere le future nascite
CAMPO NELL'ELBA. Quella scoperta sulla spiaggia di Galenzana, nel comune di Campo nell’Elba, la prima covata di Caretta caretta individuata in Toscana nella mattinata di mercoledì 14 giugno, è stato subito messa sotto attenta protezione e tutela per evitare di mettere a rischio la schiusa delle uova. Proprio la conformazione della spiaggia lascia ben sperare per il successo di questa covata. «Una spiaggia non troppo frequentata – come ha specificato Arpat che ha effettuato un sopralluogo immediato non appena ricevuta la segnalazione della presenza del nido. Non ci sono stabilimenti balneari – specifica – non c’è illuminazione, accessibile solo a piedi». Condizioni che fanno ben sperare per il proseguo dello sviluppo delle uova anche se la spiaggia non è molto profonda e il nido è a 7 metri dalla battigia «in una baia comunque chiusa e riparata». La nidificazione è stata confermata proprio al confine con il Parco Nazionale dell’Arcipelago. Dopo il sopralluogo di Arpat, dei volontari di Legambiente e della Capitaneria di Porto, il nido è stato recintato e segnalato dai militari della delegazione di spiaggia di Marina di Campo. È stato accertato che sotto la sabbia ci sono delle uova e la covata è stata subito ricoperta per mantenerla al sicuro da ogni possibile evento che possa compromettere le future nascite. In questi giorni la spiaggia sarà monitorata dai volontari del Cigno Verde fino alla schiusa delle uova che presumibilmente avverranno tra i 50 e i 60 giorni dalla posa delle uova. «Un ritrovamento avvenuto grazie ai cartelli che abbiamo posizionato sulle spiagge elbane e che aiutano i bagnanti a riconoscere le tracce di una covata», spiega Umberto Mazzantini, responsabile mare di Legambiente Toscana. «Le tracce in sui si è imbattuta la signora che ha segnalato il nido infatti assomigliavano esattamente a quelle dei cartelli informativi realizzati da Legambiente sulla nidificazione delle tartarughe marine. Ora i volontari presidieranno la spiaggia, anche per verifica se tra quindici giorni come accade di solito, la tartaruga torna per una seconda covata».
La nuova mamma tartaruga è stata chiamata Fiorella, «in onore della nostra storica socia Fiorella Battaglini – spiega Isa Tonso, volontaria di Tartawatcher – la più strenua difensora di quella striscia di sabbia dove la tartaruga ha depositato le sue uova. È una gran bella notizia che premia tutte le volontarie e i volontari che ogni mattina si alzano all’alba per cercare le tracce delle Caretta caretta e che conferma che l’Elba è davvero e sempre di più l’Isola delle tartarughe». Una volta delimitata la zona del nido frequentatori non si dovranno avvicinare per non alterare lo stato dei luoghi in modo da assicurare ai futuri piccoli esemplari di caretta caretta di nascere in sicurezza perché questo esemplare pur essendo il più comune nel Mediterraneo è minacciato da attività antropiche. Altro elemento che influenza il comportamento delle tartarughe è la crisi climatica. Come osserva Legambiente «stanno individuando le coste del Mar Mediterraneo occidentale come luoghi adatti per nuove colonie».
«Evidentemente – osservano – questa specie esplora nuove località ed espande l’areale di nidificazione, dal momento che oggi sono disponibili contesti naturali precedentemente troppo freddi per l’incubazione degli embrioni». È per questo che è nato Life Turtlenest, un progetto cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Life e coordinato da Legambiente, finalizzato al miglioramento della conservazione della tartaruga marina comune (Caretta caretta) in Italia, Spagna e Francia, attraverso attività di monitoraggio, messa in sicurezza dei nidi, ricerca scientifica e campagne di sensibilizzazione. I volontari di Legambiente dal 5 giugno stanno monitorando alcune spiagge elbane alla ricerca di tracce che possano far pensare a una nidificazione. Esplorano i litorali la mattina presto per mettere in atto tutti gli strumenti di tutela in caso di segnali che dovessero far pensare alla presenza di una covata. La raccomandazione in caso di ritrovamenti di nidi è di contattare la Guardia Costiera al numero 1530 che continuerà a garantire la «necessaria cornice di sicurezza».
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