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«Centri massaggi a luci rosse», nei guai la titolare e l’aiutante: gli annunci e quanto guadagnavano al mese
Piombino: per i carabinieri favorivano la prostituzione di ragazze cinesi
PIOMBINO. A seguito di approfondite indagini, i carabinieri di Follonica, coordinati dal pubblico ministero di Grosseto titolare del fascicolo (il pm è il dottor Salvatore Ferraro), hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare emessa dal gip del tribunale di Grosseto, con la quale due soggetti, una donna, di origine straniera, e un uomo, italiano, sono stati sottoposti alla custodia cautelare rispettivamente in carcere (a Firenze) e agli arresti domiciliari.
Le indagini dei carabinieri, condotte anche tramite intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno cristallizzato, a carico dei due indagati, «gravi indizi di colpevolezza» per reclutamento, favoreggiamento e sfruttamento dell’attività della prostituzione di diverse ragazze, di nazionalità cinese, all’interno di due centri massaggi, uno a Follonica e l’altro a Piombino.
Gli annunci sul web
Secondo la ricostruzione dei militari, la donna, formalmente titolare del centro massaggi di Piombino e di fatto anche di quello ritenuto dai militari «abusivo» a Follonica, avrebbe gestito l’intera attività: si sarebbe infatti occupata «in via diretta e personale» del reclutamento delle ragazze da destinare poi alla prostituzione, della pubblicazione degli annunci sul web, della gestione degli appuntamenti con i clienti, degli orari di lavoro e del tariffario delle diverse prestazioni delle ragazze, nonché della partizione dei profitti dell’attività di prostituzione.
La donna, inoltre, avrebbe trattenuto la metà dei proventi realizzati attraverso la prostituzione delle ragazze, accollando inoltre alle ragazze anche le spese per l’affitto dei locali, per la pubblicità online, per il vitto e per altre varie necessità.
«Complice»
L’uomo, invece, avrebbe coadiuvato la donna, ed è stato sottoposto agli arresti domiciliari. L’avrebbe aiutata occupandosi delle necessità quotidiane delle ragazze, garantendo poi la sicurezza e la protezione delle attività da possibili interferenze delle forze dell’ordine, rapportandosi direttamente con i clienti e fornendo alla donna consigli e suggerimenti per eludere i controlli; ma si sarebbe occupato, sempre secondo la ricostruzione dei militari che hanno condotto le indagini, del reperimento dei clienti e anche del reclutamento di nuove ragazze.
L’operazione
I carabinieri, muovendo da alcuni annunci pubblicitari espliciti che rimandavano al centro massaggi e dall’analisi dei tabulati telefonici relativi alle utenze indicate negli annunci (presenti anche sulle insegne dei centri massaggi), attraverso attività di osservazione, controllo e pedinamento, raccolta di dichiarazioni di diversi testimoni e attività di intercettazione sia telefonica che ambientale, hanno raccolto elementi di prova a carico dei due indagati.
C’è di più, come evidenziano nella ricostruzione i carabinieri che hanno, come detto, coordinato l’operazione.
Ciascuna ragazza avrebbe consentito ai due che adesso sono indagati di ottenere profitti variabili tra i 7mila e i 10mila euro, al mese, in contanti.
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