Sicurezza
Piombino, le opere di Sozzi tra le erbacce. La lettera della nipote: «Non sarà Picasso, ma rispettatelo»
Le sculture di una donna al sole e della maternità sono state lasciate anni fa in eredità alla cittadinanza dall’artista cotonese morto nel 2010 a Milano
PIOMBINO. Quelle statue collocate nel cuore verde del bosco della Sterpaia erano un regalo per la comunità. E invece, anno dopo anno, sono sempre più avvolte nel degrado. Tanto che Stefania Berrighi, nipote dell’artista Alessio Sozzi, ha deciso di scrivere un lettera per denunciare lo stato in cui versano le creazioni dell’amato zio. «Giorni fa sono andata a fare una camminata nel bosco di “Riva Verde” e, camminando, sono arrivata fino a quello che un tempo era il lotto di mio zio. Sono rimasta sbigottita e amareggiata».
Stefania racconta come le due statue che lo zio aveva realizzato nel suo lotto (nel villaggio che fu poi demolito tra gli anno Ottanta e anni Novanta) «erano un bene comune (una maternità e una donna al sole) – scrive – sono avvolte nel degrado e dell’incuria più totale dell’erba e da rami di alberi divelti dalle intemperie». Sozzi è stato un artista indimenticato e molto legato a Piombino. Nato 1920, è stato un pittore e uno scultore che, nel corso di una carriera che ha attraversato tutto il ‘900, «ha realizzato – si legge nella sua biografia – oltre 130 mostre in tutto il mondo (tra il 1946 e il 2007). Le sue opere pittoriche e scultoree sono esposte in musei, collezioni private, chiese e spazi pubblici, in Italia e all’estero. Ha vinto concorsi prestigiosi e ha fatto parte di collettivi d’arte sia in Italia che in Argentina, dove ha operato per molti anni». È scomparso all’età di 80 anni a Milano, dove si era trasferito, nel 2010.
A Piombino alcune sue opere sono parte della memoria collettiva, come il cavallo di via don Minzoni e l’Umanità nel quartiere del Cotone. Opere minori, ma molto legate alla storia dell’artista, sono le due sculture lasciate in eredità nel verde della Costa Est, nel bosco della Sterpaia. «Tutto il rispetto e il riconoscimento per l’artista locale, cotonese doc – scrive ancora la nipote dell’artista – sono quattro paletti e dei travetti di legno che delimitano queste opere. Non dico di venerarlo come Picasso o come un Van Gogh, ma un po’ di rispetto da parte delle nostre autorità me lo sarei aspettata, anche solo alla memoria. Ma questa, purtroppo, è Piombino».
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