Il Tirreno

La sentenza

Maxi-gara per i rifiuti, tutti assolti: «Ci sono voluti 7 anni per chiarire»

Maxi-gara per i rifiuti, tutti assolti: «Ci sono voluti 7 anni per chiarire»

Il piombinese Organni era a processo in qualità di Ad di Sei Toscana: per il giudice “ il fatto non sussiste”

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PIOMBINO. «Sembra impossibile, ma ci sono voluti ben sette anni per poter entrare nel merito dei fatti contestati e chiarire gli evidenti equivoci su cui si fondavano le contestazioni. E ciò nonostante si trattasse di equivoci talmente oggettivi che, al termine del dibattimento di primo grado, è stata la stessa Procura della Repubblica a chiedere la mia assoluzione, accompagnando tale richiesta con delle pubbliche scuse. Gesto non usuale e molto apprezzato». Così Eros Organni che, con in mano la sentenza di assoluzione, torna con la memoria al 2014 quando a seguito dell’indagine avviata dalla Procura di Firenze «sono stato costretto a dimettermi dalla carica che ricoprivo di amministratore delegato e direttore generale della società Sei Toscana», ovvero il gestore unico del servizio di igiene ambientale nelle province di Siena, Arezzo e Grosseto e nei comuni della Val di Cornia e di Castagneto.

La terza sezione penale del Tribunale di Firenze il 22 dicembre 2022 ha assolto “perché il fatto non sussiste” tutti gli imputati al processo per le presunte irregolarità che sarebbero state commesse nella maxi-gara per i rifiuti aggiudicata dieci anni fa e che riguardava la gestione del ciclo per le province di Grosseto, Siena e Arezzo e i comuni della Val di Cornia.

L’operazione era stata denominata “Clean City”. Assoluzione per turbativa d’asta, sia corruzione, per concussione. Altre posizioni erano state definite con l’assoluzione all’udienza preliminare. Nessuna responsabilità per l’ingegner Andrea Corti, imputato in qualità di direttore generale dell’ente pubblico regionale Comunità d’ambito Toscana sud (poi Ato Toscana sud) ; né per Eros Organni, imputato prima consulente e poi amministratore dell’impresa aggiudicataria; né per Marco Buzzichelli, amministratore dell’impresa aggiudicataria. L’ipotesi di turbativa d’asta riguardava l’affidamento della gestione, indetta nel luglio 2010 per 171mila euro annui, aggiudicata nel gennaio 2012 al raggruppamento temporaneo d’impresa Progetto 6 (poi Sei Toscana) . Quella di corruzione riguardava il solo Corti. Lo stesso pubblico ministero Leopoldo De Gregorio aveva sollecitato l’assoluzione; per Corti (ipotesi di concussione) la condanna a due anni.

Tutti sono stati assolti, insieme alle due società, Sei Toscana e Siena Ambiente, imputate per responsabilità amministrativa, come conseguenza delle accuse mosse nei confronti degli allora amministratori delegati. Caduta anche la richiesta danni avanzata da Ato Toscana Sud, che aveva citato le società quali responsabili civili.

«Gli effetti dell’inchiesta sono stati devastanti, non solo sulla vita e la carriera delle persone coinvolte, ma sull’intero progetto industriale – afferma Organni – . In alcuni anni abbiamo infatti assistito ad una paradossale progressione di interventi sanzionatori, tanto gravi quanto totalmente sganciati da un’analisi serena, oggettiva ed approfondita del merito della vicenda». Che aggiunge: «Sono state emesse misure cautelari personali nei confronti dei principali protagonisti del progetto; la Società è stata commissariata dall’Anac dovendo così abbandonare il proprio piano industriale; di questa vicenda si è occupata addirittura la commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti».

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