Il Tirreno

Violenza

Portoferraio: picchia, minaccia sua madre e le spruzza addosso l’insetticida

di Stefano Taglione
Due guardie giurate all’ingresso del tribunale in via Falcone e Borsellino a Livorno (foto d’archivio)
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Due guardie giurate all’ingresso del tribunale in via Falcone e Borsellino a Livorno (foto d’archivio)

Una portoferraiese di 45 anni condannata a due anni e mezzo per maltrattamenti. È accusata anche di oltraggio a pubblico ufficiale per aver insultato un poliziotto

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PORTOFERRAIO. Avrebbe picchiato la madre, minacciando di ucciderla e spruzzandogli addosso pure dell’insetticida. «Sei una pu**ana», uno degli insulti che le avrebbe rivolto la figlia nel corso dell’ennesima lite avvenuta fra le mura domestiche. Una quarantacinquenne di Portoferraio è stata condannata in primo grado in rito abbreviato a due anni e sei mesi di reclusione per i reati di maltrattamenti in famiglia, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. L’udienza si è celebrata davanti alla giudice per le indagini preliminari Tiziana Pasquali e il rito premiale prevedeva lo sconto automatico di un terzo della pena, che altrimenti sarebbe stata di tre anni e quattro mesi.

Le accuse

La donna – Il Tirreno ne omette le generalità per tutelare e non rendere identificabile la mamma vittima delle presunte violenze – è stata difesa nel giudizio dall’avvocato livornese Nicola Giribaldi e avrebbe minacciato di morte, offeso e aggredito la mamma nell’agosto dell’anno scorso, in piena estate, all’interno dell’abitazione del capoluogo elbano dove entrambe vivevano. In un’occasione – stando a quanto ricostruito degli inquirenti – la figlia l’avrebbe colpita anche con uno schiaffo, mandandola all’ospedale. Dal pronto soccorso del presidio sanitario di San Rocco la madre, circa 70 anni, è stata poi dimessa con tre giorni di prognosi, poco per fortuna visto che le lesioni non erano gravi. Ai medici, e poi alle forze dell’ordine, ha raccontato delle violente e delle minacce subite, presentando una querela alla polizia di Stato.

L’oltraggio

Per la figlia è scattata quindi anche la denuncia per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, in quanto avrebbe insultato uno degli agenti del commissariato di Portoferraio: «Sei una testa di ca**o – le sue parole – con te non voglio parlare, parlo con lui», sostenendo di voler interloquire solo con un collega dell’agente in servizio nella sede distaccata della questura labronica. La mamma non si è costituita parte civile nel procedimento penale, mentre la figlia è sempre rimasta libera, visto che non ci sono stati nei suoi confronti limitazioni della libertà personale, salvo il divieto di avvicinamento alla donna e ai luoghi da lei frequentati proprio per tutelare la settantenne.


 

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