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Piombino, il Pd riparte da Cento. «Sono qui per ricostruire»

Piombino, il Pd riparte da Cento. «Sono qui per ricostruire»

Il nuovo segretario dell’Unione comunale eletto a un anno dalle amministrative. «Lavoriamo a un campo largo, sediamoci a un tavolo senza alcun pregiudizio»

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PIOMBINO. «Di uomini della Provvidenza ce n’è uno solo, e di certo non lo sono io per il Pd locale. E poi l’uomo solo al comando, nella mia visone politica, non esiste proprio». Così Fabio Cento interpreta il suo nuovo – complicato – ruolo alla guida dell’Unione comunale del Pd. Quarantaquattro anni, padre di quattro figli, calabrese di nascita, giramondo e missionario per gran parte della sua vita tra Gioia Tauro, Manchester, Mozambico e Roma. L’amore per la sua Giulia l’ha portato a Piombino, dove con la moglie ha messo in piedi un’associazione che garantisce con Asl e con la Cooperativa Cuore sostegno alle donne vittime di tratta, di violenza e alle madri che per varie ragioni hanno perso la casa. Cento è uno che con le emergenze lavora quotidianamente a “colpi” di dialogo. Qualità che, nella sua veste di segretario di un partito dilaniato dai dissidi interni e senza una guida da cinque mesi (dopo le elezioni di Andrea Baldassarri) ha un estremo bisogno di ripartire, ora che manca un anno alla elezioni comunali.
Cento, come è arrivato alla segreteria locale del Pd?
«Sono stato in passato militante del Pd, poi alcune scelte non mi sono piaciute. Non ho rinnovato la tessera, sono rimasto ai margini. Nel 2019 abbiamo iniziato questa esperienza con l’associazione A Sinistra, la mia attività politica riparte da qui. Riparte dalla sconfitta delle comunali e dalla volontà di tornare a far dialogare quel mondo progressista di centrosinistra con i cittadini su dei punti comuni. Questo era lo spirito, io vengo da quel mondo».
Arriva al termine di un percorso molto sofferto per il partito piombinese. Sarà in grado di ricucire gli strappi interni?
«Quando il partito si è messo alla ricerca di qualcuno che potesse ridare speranza unitaria al partito ha pensato a me. Ho riflettuto in maniera profonda. Non ho detto subito sì, mi pesava questa situazione conflittuale che è chiara a tutti e ha lasciato il partito nel limbo almeno per cinque mesi, da quando Andrea Baldassarri ha dato le dimissioni. Mi sono chiesto: sono capace di affrontare questa situazione conflittuale? Alla fine ha prevalso la voglia di assumermi la responsabilità. Ho deciso di mettermi al servizio, una parola che per me è importante, del resto la mia vita è segnata da questo tipo di atteggiamento. Se ce la farò? Non lo so, non mi giudico da solo, saranno gli altri a giudicarmi».
Non è stato eletto all’unanimità. Il percorso, insomma, parte in salita. O no?
«Credo ci siano le possibilità di arrivare a riavere quella comunità che, pur nelle prospettive diverse, è in grado di dialogare. Al centro di ogni tipo di relazione, anche da prospettive diverse ci diciamo delle cose. Ma credo che alla base ci debba essere la lealtà. Se questa lealtà ci sarà, allora credo che il partito sarà davvero in grado di riprendere in mano la città».
Eppure in città le difficoltà per la sinistra sono importanti. Sia ha la sensazione che il partito abbia perso - e stia continuando a farlo - dei punti di riferimento storici, a partire dalla fabbrica. Insomma, la sinistra a Piombino può essere ancora efficace?
«Dal punto di vista elettorale sì, la sinistra mantiene dei numeri importanti. Il Pd però non può pensare di riconquistare la città da solo. Il partito deve avere umiltà. Il nostro fil rouge deve diventare la lotta alle diseguaglianze sul lavoro, di genere, sul salario. Il lavoro dignitoso e sicuro deve essere il punto fondamentale del nostro progetto politico».
Manca un anno alle elezioni comunali, a quale tipo di alleanza lavorerete?
«Io parlo di campo largo. Credo che a sinistra ci siano dei punti fondamentali e comuni all’intera area, dobbiamo iniziare a riguardarci senza pregiudizi. Tiriamo una linea, ma non per cancellare gli errori del passato. Quelli ci sono stati e ce ne dobbiamo assumere le responsabilità. Da quegli errori abbiamo imparato e da quella linea dobbiamo guardare in avanti. Ci siamo allontanati dalla città vera perché pensavamo di risolvere i problemi degli altri senza stare con gli altri, da una stanza. Ecco noi dobbiamo uscire da lì e iniziare a sporcarci le mani».
In futuro c’è la possibilità di un candidato sindaco che sia espressione del mondo “civico” e non indicato dal partito?
«Senza ombra di dubbio. Noi siamo geneticamente diversi dalla destra che tendenzialmente va sull’uomo solo al comando. La nostra area è collettiva, dove la forza dell’idea non è quella di un singolo. Dobbiamo costruire un’alleanza che riconquisti Piombino nel 2024 stando su un tavolo con pari dignità con quelle realtà politiche che guardano alla sinistra e al centrosinistra. E questo vale dai civici, ai partiti di centro fino ad arrivare volendo fino a Rifondazione Comunista. Noi non poniamo veti. Abbiamo dei valori comuni? Possiamo costruire una città che guardi al futuro con speranza? Allora sediamoci, elaboriamo la nostra proposta. Su quella proposta individueremo il nostro candidato più adatto, al termine di un percorso condiviso».
Avrete di fronte Ferrari, in una fase in cui la città è alle prese con dei temi particolarmente complessi, a partire dalla fabbrica fino al rigassificatore...
«La sfida della complessità è fondamentale. Riuscire a tradurre ai cittadini quello che è il nostro progetto di città. Tradurlo in modo semplice e non semplicistico, altrimenti si combinano guai, come a mio parere ha combinato Ferrari in questi anni». 

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