Gioco
Portoferraio, lecceti divorati dalla limantria: tante segnalazioni in tutta l’isola
Gli esperti suggeriscono: «Esiste in natura un coleottero che è in grado di fermare il diffondersi di questa piaga infestante e darà una mano a ristabilire l’equilibrio che questo devastante lepidottero procura»
PORTOFERRAIO. Torna a colpire la limantria, uno dei più diffusi defogliatori dei querceti, lecceti e in genere della macchia mediterranea così abbondante sulla nostra Isola. A lanciare l’allarme sono alcuni nostri lettori, ma le segnalazioni del flagello che procura questo irriducibile bruco non provengono soltanto dal versante orientale dell'Isola cui si riferiscono le immagini (strada del Volterraio e strada comunale che conduce a Nisporto), ma anche da altre zone dell’isola centrale e occidentale. Ma a spiegare cosa sta avvenendo ci pensano Legambiente e World Biodiversity Association, Wba sezione arcipelago toscano, a cui stanno arrivando numerosi allarmi. Esiste in natura, dicono all’unisono, un coleottero che è in grado di fermare il diffondersi di questa piaga infestante e darà una mano a ristabilire l’equilibrio che questo devastante lepidottero procura.
Si tratta della ‘Calosoma sycophanta’, l’antagonista della limantria che se ne mangia a migliaia e che contribuisce in modo significativo e naturale a contenere la numerosità delle popolazioni future. «Solo lui – spiegano Legambiente e World Biodiversity Association dell’arcipelago toscano – insieme a tutti gli altri nemici naturali presenti sul territorio, potrà ristabilire l'ordine. Ma se la limantria e il suo antagonista ci sono sempre stati (e molto prima di noi) questi due animali all'Elba, questo vuol dire che noi abbiamo cambiato qualcosa di fondamentale».
Purtroppo la limantria si sta sempre più espandendo sull’Isola a causa del riscaldamento globale (non fanno più inverni abbastanza freddi da ucciderla dentro i bozzoli) e il biocida dato negli anni passati non solo non è servito quasi a niente. Ma anzi ha ucciso tutte le altre farfalle/falene benefiche e gli altri insetti. Attualmente si è ormai alla fine della fase larvale di questa specie e i bruchi stanno cessando di alimentarsi e si stanno già impupando, per passare alla fase adulta. Una volta diventate farfalle, saranno aggredite e uccise in parte da uccelli, pipistrelli e parassitoidi vari. «Dobbiamo imparare a capire – aggiungono gli ambientalisti – che l'ambiente naturale non è una cartolina, un'immagine statica che resta inalterata nel tempo e che sta lì solo per farci scattare le nostre foto, ma è un luogo dove migliaia di specie animali e vegetali nascono, convivono, si riproducono, combattono e muoiono continuamente, ogni istante, senza che noi ci rendiamo conto di tutto questo, ma ce ne accorgiamo solo quando la cartolina non ci piace più. Alterare anche una piccola parte di questa rete vivente ha di solito effetti a cascata imprevedibili. Tra circa un mese, le piante risveglieranno le loro gemme e le foglie torneranno a coprire le loro chiome. Nessuna di loro morirà e semmai qualche rarissimo esemplare dovesse perire per lo stress subito, lo farà perché questo è il ciclo naturale delle cose». Insomma queste cose avvengono sull'isola, periodicamente, da centinaia di anni, eppure le sughere e i lecci sono sempre lì, a riprova che queste piante si sono coevolute con la farfalla, con la quale convivono da moltissimo tempo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
