Lutto
Suvereto, lupo impiccato al cartello e scuoiato: allevatore finisce sotto processo
Ascoltata la testimonianza dei carabinieri, l’indagato scoperto dalle impronte
SUVERETO. Nuova udienza in tribunale a Grosseto per fare luce sulle responsabilità di un allevatore di 28 anni, di Riotorto, accusato di avere scuoiato e impiccato un lupo. Sono le due accuse delle quali deve rispondere Salvatore Fais, allevatore 27enne di Riotorto, imputato al termine delle indagini sul ritrovamento della carcassa, appesa a un cartello stradale all’incrocio tra la regionale 398 Val di Cornia e la provinciale 19 Montioni, a Campetroso di Monterotondo Marittimo. Era il 27 aprile 2017 e le indagini si erano protratte a lungo, oltre un anno. Gli esiti dell’esame del dna e dei tabulati telefonici avevano ristretto il campo su Fais, più volte protagonista di proteste contro i danni causati dalle predazioni. Ieri, davanti al giudice Andrea Stramenga, a Grosseto, si è svolta una nuova udienza del processo. Le associazioni animaliste, come è noto, si sono costituite parte civile, Lac, Legambiente, Wwf ed Enpa. Per seguire le indagini si era mosso anche il Nucleo antibracconaggio di Roma: vennero raccolte testimonianze, vennero compiuti accertamenti sul cartello trovato sopra l’animale: a mano, con un pennarello, c’era la scritta “No agli abbattimenti, sì alla prevenzione” (e dall’altra parte “No Lav”) . Un cartello come quelli abitualmente utilizzati dall’azienda di distribuzione del gas sulle reti a protezione degli impianti: era stato inviato al Ris di Roma per la rilevazione di im pronte digitali o tracce genetiche, anche sulla corda che lo sosteneva. Venne anche individuata la cabina dalla quale il cartello era stato portato via. E ieri i carabinieri hanno riferito al giudice l’esito dei loro accertamenti. «I militari «hanno confermato quanto già depositato agli atti, ovvero che sul cartello appeso a fianco del lupo erano state rilevate tracce genetiche e impronte digitali poi attribuite con certezza all’imputato. Inoltre, l’analisi delle celle telefoniche aveva confermato la presenza dell’utenza cellulare, intestata allo stesso imputato, proprio nella zona dove è stato ritrovato il corpo senza vita del lupo, in un orario compatibile con il successivo ritrovamento dell’animale», è stato spiegato alla fine dell’udienza.
«L’uccisione di un lupo, oltre a rappresentare una grave violazione delle norme nazionali e europee poste a sua tutela, rappresenta un atto violento e inaccettabile che deve essere perseguito e punito con il massimo della pena – dichiara Massimo Vitturi, responsabile Lav, Animali Selvatici – ora confidiamo che queste inoppugnabili evidenze scientifiche raccolte dai carabinieri, conducano alla condanna dell’imputato». Il fatto che il lupo possa predare gli animali negli allevamenti non può mai rappresentare «una giustificazione per la giustizia “fai da te”. Esistono strumenti di prevenzione estremamente efficaci utilizzati anche in Maremma», dice la Lav. La prossima udienza del procedimento si terrà il 16 novembre.
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