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Piombino, la San Vincenzo De Paoli chiude la mensa dei poveri
Il presidente Eleuteri: «Impossibile reggere i costi raddoppiati». Le persone assistite dal servizio di pasti caldi saranno aiutate con i pacchi alimentari distribuiti ogni settimana
PIOMBINO. Servizio sospeso a tempo indeterminato. Nei fatti, la “mensa dei poveri” della San Vincenzo De Paoli di Piombino ha svolto il suo ultimo servizio nei locali della parrocchia di San Bernardino, in via Sardegna, il 29 aprile. Dopodiché ha chiuso i battenti. E non li riaprirà più «a meno che non cambino le cose – spiega il presidente dell’associazione per le province di Livorno e Grosseto Enrico Eleuteri – e si ricreino condizioni gestibili. Ma sono poco fiducioso: è mancato prima di tutto uno sforzo comunitario che ci permettesse di proseguire».
Una storia lunga 60 anni
La città perde così un’istituzione che da 60 anni rappresentava un punto di riferimento per chiunque avesse bisogno di un pasto caldo. Prima di approdare nei locali di via Sardegna la mensa dei poveri della San Vincenzo De Paoli accoglieva i bisognosi di Piombino (residenti o solo di passaggio sul territorio comunale) presso la sede principale dell’associazione in via Landi dove ancora oggi vengono distribuiti i pacchi alimentari, principale attività svolta dall’ente benefico. Con numeri impressionanti: ogni settimana vengono infatti serviti tra i 130 e i 140 nuclei familiari per un totale di oltre 450 persone.
«In passato – racconta il presidente provinciale Eleuteri – anche la mensa aveva numeri di rilievo: si arrivava a una cinquantina di coperti in via Landi, prima del trasferimento dei locali presso la parrocchia di San Bernardino». Qui infatti la mensa si è stabilita nel “Giardino dei talenti”, centro di proprietà della diocesi dove venivano svolte prima della pandemia numerose attività promosse dalla parrocchia. «Tra queste – spiega Eleuteri – anche un laboratorio di cucina: il vescovo così ci ha concesso di utilizzare quegli spazi per la mensa, dato che i locali di via Landi non erano più adeguati a livello normativo per questo servizio. Nonostante questo cambio di sede però – sottolinea – fino allo scorso luglio avevamo 30-35 persone che quasi quotidianamente si presentavano a pranzo oppure chiedevano un pasto a portar via da riscaldare la sera. Poi però – racconta – ci siamo trovati di fronte a un crollo verticale: ultimamente avevamo solo una quindicina di persone. E se da un lato è sicuramente un dato positivo, dall’altro ha comportato una valutazione sui costi che siamo stati chiamati a sostenere e sulle energie che i nostri volontari, una ventina in tutto e la maggior parte ultrasettantenni, erano chiamati a spendere».
Bollette raddoppiate
Il motivo principale della sospensione della mensa risiede infatti nei costi di gestione della struttura. «Sono raddoppiati – afferma Eleuteri – solo per acqua, luce e gas siamo arrivati a spendere circa cinquemila euro di bollette. Un aumento insostenibile per noi, soprattutto dal momento che la parrocchia di San Bernardino, non svolgendo più tutte le attività dell’epoca pre-pandemica, ha praticamente azzerato le proprie entrate e non è più stata in grado di aiutarci nella divisione che avevamo concordato delle spese».
Non solo. Ad aumentare sono state anche le spese per le materie prime utilizzate in cucina. Perché «in passato – racconta il presidente provinciale della San Vincenzo De Paoli – ricevevamo donazioni dalle catene della grande distribuzione per sei giorni a settimana: oggi invece si sono ridotte a due soli giorni. Questo perché – spiega – i prodotti a scadenza imminente vengono messi comunque in vendita dai supermercati al 50 per cento di sconto, e non più donati alle mense dei poveri come in passato».
Senso di comunità
La San Vincenzo De Paoli quindi si è trovata di fronte a una scelta dolorosa. «Abbiamo dovuto sospendere l’attività – spiega Eleuteri – per concentrarci sulla distribuzione dei pacchi alimentari. Le 15 persone servite alla mensa infatti sono state indirizzate ai pacchi di alimenti: in questo modo proseguiremo ad assisterli sostenendo solo i costi per la sede di via Landi. Che sono circa 7mila euro – spiega – ma permettono di aiutare centinaia di persone. E non solo una quindicina. Ovviamente è stato doloroso – racconta – ma non è stata possibile altra soluzione. Anche perché – ribadisce – è mancata la volontà comunitaria di trovare una soluzione alternativa».
Il caso, intanto, è approdato sulla scrivania dell’assessore al sociale di Piombino Vittorio Ceccarelli. «Mi incontrerò in questi giorni con il presidente Eleuteri – annuncia l’assessore – ma già mi sono attivato per cercare una soluzione per aiutare la San Vincenzo a mantenere un servizio così importante e storico per la città a sostegno delle persone che più ne hanno bisogno».
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