Gioco
Esplosione di orchidee nei prati di Villamarina controllate dai volontari
World Biodiversity Association e gruppo micologico
di Cecilia Cecchi
Piombino Angoli dove si ha l’impressione di star dentro a uno dei paesaggi di Van Gogh o Gaugin: tante sono le orchidee. Vista una, segui il colore, ne trovi tantissime. Sono le aiuole tra parcheggio e ingresso dell’ospedale Villamarina dove, ormai protette da anni da fili colorati che ne segnalano la presenza, crescono, salvate dallo sfalcio, orchidee selvatiche. In questi giorni – in programma i tagli di stagione – sui piani- parcheggio che costeggiano la pista d’atterraggio dell’elicottero c’è Andrea Battagli spesso insieme a Paola Gozzi, presidente del gruppo micologico piombinese.
Dopo l’aiuto ricevuto per quattro anni (da quando sono partiti censimento e protezione) da soci del Gruppo italiano per la ricerca sulle orchidee spontanee, il progetto adesso sta “cambiando passo” avendo suscitato l’interesse della Wba (World Biodiversity Association) di cui sta entrando a fare parte anche Andrea Battaglini. «Sempre associazione no profit – spiega Battaglini – formata da naturalisti, botanici, zoologi e semplici appassionati della natura impegnati nella conoscenza e conservazione degli hotspot di biodiversità in Italia e nel mondo. Il contatto è stato possibile grazie alla collaborazione del vicepresidente Leonardo Forbicioni».
Il rosa è ovunque. «In questi giorni – aggiunge Battagliani – ci sono ancora moltissime Serapias neglecta». Riconoscibilissima, “diffusa” in Italia e Francia, anche se pure in questo caso già si potrebbe parlare di rarità visto che è stata inserita nella lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura tra le specie vicine al rischio di estinzione. A fare da sponda in questo periodo i volontari del gruppo micologico piombinese. Conferma la presidente: «Il nostro impegno – dice Paola Gozzi – parte sì dalla micologia, ma abbraccia l’ambiente, il territorio, la natura».
Cosa preoccupa di più? «Al momento sono a rischio le Ophrys apifera – risponde Battaglini – ne controllavo decine. Purtroppo sembrano piacere ai cinghiali che, arrivando fin qui, ne mangiano i bulbi. L’obiettivo è proseguire al meglio la collaborazione con la dirigenza dell’ospedale visto che è già stato possibile avviare valida collaborazione con il personale che si occupa dei tagli del verde».
Ben isolati dal resto, per salvaguardarli, i bulbi delle mini orchidea Spiranthes spirale con la particolare infiorescenza disposta a spirale che si potranno vedere ad ottobre. Da considerare che nell’attuale fioritura di primavera, di orchidee ne vengono censite più o meno 13. L’inconfondibile Ophrys apifera, coi fiori a forma di ape. Unica orchidea spontanea che non ha impollinatori e si auto impollina per adattamento evolutivo. Qui violetta, ma pure bianca o verde. Poi, appunto da aprile, l’esplosione di rosa grazie alla Serapias neglecta. «Segnalando le aree da non tagliare, se non a margine, ormai se ne evita lo sfalcio. Così, dopo la fioritura, i semi possono disperdersi e si velocizza pure il controllo dei volontari» conclude Battaglini. Sempre uno spettacolo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
