Sicurezza
Elba, caos sentenze su Capo Poro
Doppia pronuncia del Consiglio di Stato: no alla costruzione della casa del custode, sì alla manutenzione straordinaria delle strutture militari sottoposte però a vincolo
CAMPO NELL'ELBA. La Scat srl può eseguire lavori nell’area di Capo Poro in parte ricadente nel Parco nazionale dell’arcipelago toscano e inserita in una Zona speciale di conservazione e a una Zona di protezione inserite nella rete Natura 2000 ai sensi delle Direttive europee “Uccelli” e “Habitat”? La risposta alla domanda sarebbe dovuta arrivare martedì scorso. Il 14 marzo il Consiglio di Stato si è infatti pronunciato su due ricorsi contro lo stop all’avvio delle opere. E l’azienda campese ha ottenuto un pareggio: vale a dire un no e un sì.
La quarta sezione
Martedì scorso la quarta sezione ha bocciato il ricorso contro il Comune di Campo nell’Elba e detto no alla costruzione di una nuova struttura (la così detta “casa del custode”). Gli stessi giudici (presidente Ermanno de Francisco; consiglieri Vincenzo Lopilato, Nicola D'Angelo e Silvia Martino; consigliere estensore Ugo De Carlo) hanno invece dato ragione alla Scat nella disputa con il Parco nazionale dell’arcipelago toscano sul lavori di manutenzione straordinarie alle ex strutture militari della batteria di Capo Poro.
Il sì al Comune
La disputa tra la Scat srl e il Comune di Campo nell’Elba riguardava la realizzazione di un immobile rurale da adibire ad abitazione del custode riutilizzando i volumi ricavati dall’abbattimento dei altri edifici presenti a Capo Poro. Già il Tar Toscana aveva giudicato corretta la scelta dell’amministrazione campese di negare l'autorizzazione paesaggistica. La quarta sezione avvalora «la valutazione circa la necessità di non intervenire su un sito connotato da particolare pregio paesaggistico ambientale che non va alterato». E aggiunge come sia rilevante «osservare che l’immobile sarebbe costruito in un sito raggiungibile solo con un viottolo a piedi largo circa due metri, con la conseguente necessità di costruire una strada che avrebbe un effetto ulteriormente impattante». «Inoltre – aggiungono i giudici – l’impatto ambientale è aggravato dalle opere necessarie per portare sul posto l’elettricità, l’acqua corrente, un adeguato sistema di smaltimento dei reflui fognari». La quarta sezione sottolinea infine come l’opera si qualifichi «come una nuova costruzione» e quindi ha bocciato il ricorso della Scat e la ha condannata a rimborsare 5mila euro al Comune di Campo nell’Elba per le spese.
Il no al Parco
L’azienda campese ne riceverà invece 8mila per le spese sostenute nel ricorso presentato contro il Parco. In questo caso il motivo del contendere era l’autorizzazione ad effettuare lavori di manutenzione straordinaria agli edifici della batteria militare. Opera che secondo il Collegio è possibile perché si tratta di recuperare immobili che hanno un pregio storico». Inoltre «l’intervento richiesto non prevede alcun aumento di volumetria, né modifica di sagoma, in ottemperanza alle norme edilizie del Parco» e «non comporta alcun impatto ambientale». Anzi, secondo i giudici «lo stesso ente dovrebbe avere interesse a ospitare nel suo territorio un edificio ripristinato, anziché uno collabente (diroccato e inutilizzato, ndr)».
La Soprintendenza
Il sì pronunciato dal Consiglio di Stato alla Scat è però “sub iudice”. E non perché si possa esserci un altro grado di giudizio, ma perché rispetto all’epoca in cui è stati presentato i ricorsi vi è un elemento nuovo. Lo scorso dicembre il ministero della Cultura ha infatti dichiarato l’ex batteria di Capo Poro bene di interesse culturale. E ora si rischiano nuove cause per il vincolo posto dalla Soprintendenza.
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