Toscana
Al palo da 25 anni le bonifiche di Piombino: ora Legambiente scrive al ministro
Il progetto interessa le falde che scorrono sotto gli oltre 600 ettari dell’area industriale. La principale causa di contaminazione è dovuta al percolamento delle acque piovane
PIOMBINO. Dopo quasi 16 anni dal primo accordo di programma, era il 2007, e a nove dal finanziamento, siamo ancora alle carte. Della messa in sicurezza idraulica della falda nell’area del Sito di interesse nazionale (Sin) di Piombino, circa 600 ettari, si sono perse le tracce. L’ultimo atto è l’approvazione del progetto definitivo: il decreto della direzione generale per il risanamento ambientale del ministero dell’Ambiente è del 25 febbraio 2021. Della gara di affidamento dei lavori però non si hanno notizie. È questo il quadro che ricostruisce Legambiente nella lettera inviata al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e al sindaco di Piombino, Francesco Ferrari. «Crediamo che sia urgente entri in azione una struttura commissariale per le bonifiche – scrivono nella missiva – specifica per il Sin di Piombino, con personale competente e qualificato e con ampie facoltà operative».
Oltre al presidente nazionale del Cigno verde Stefano Ciafani la lettera è firmata dal presidente regionale Fausto Ferruzza e da quello del circolo Val di Cornia Adriano Bruschi. «È fondamentale riaprire la questione bonifica – scrivono – che ad oggi rimane sospesa come nel limbo. Ci aspettiamo pertanto risposte coerenti dal punto di vista ambientale, per evitare traffici di rifiuti, dare avvio alla costruzione delle infrastrutture fondamentali per questo territorio, oltre che per suggerire nuove speranze occupazionali e prospettive di ripresa economica, in un territorio industriale finalmente risanato».
Il progetto
Il progetto interessa le falde che scorrono sotto gli oltre 600 ettari dell’area industriale. La principale causa di contaminazione è dovuta al percolamento delle acque piovane in zone di lavorazione che non sono mai state adeguatamente regimate e pavimentate. Il fenomeno è particolarmente evidente per la falda sospesa, quella che si è formata sotto lo strato di riporto dei terreni. E che in base alle conoscenze disponibili viene ritenuta non in comunicazione con la falda sottostante, quella profonda, ad eccezione delle zone isolotto di Ischia e del padule.
La caratterizzazione delle acque sotterranee nelle aree di stabilimento siderurgico è stata condotta a partire dal 2006 in diversi periodi. Complessivamente sono stati indagati 259 piezometri all’interno del sito. Risultato: la contaminazione delle acque di falda è risultata distribuita. Si parla di valori che in alcuni casi sono superiori a dieci volte le concentrazioni soglia di contaminazione per alcuni metalli e idrocarburi. L’intervento messo a punto dalla rete temporanea di imprese di cui è capofila Acquatecno Srl consiste nell’intercettazione delle acque inquinate con un sistema di pozzi e drenaggio da cui emungere le acque per inviarle a trattamento in un impianto da realizzare in un’area demaniale in adiacenza alle aree Fintecna. Localizzazione che ha tenuto conto delle indicazioni del Comune e dell’Autorità portuale. Prevista anche la costruzione di una sorta di barriera lungo il Cornia vecchio.
L’appello
Legambiente rileva che per mettere in sicurezza la falda «occorre togliere prima i cumuli di scorie stoccate dentro l’area industriale, in gran parte nell’area 35 ettari a suo tempo sequestrata dalla guardia di finanza. Sarebbe la precondizione essenziale per mettere in sicurezza il sito, anche dal punto di vista idraulico. Infatti, il progetto approvato nel 2021 è da considerarsi solo un mero marginamento fisico». Che prosegue: «Sollecitiamo le istituzioni affinché i progetti approvati siano realizzati e portati a compimento nel più breve tempo possibile, e contestualmente si provveda a redigere nuovi progetti, trovare altri finanziamenti per completare integralmente la bonifica. Ci domandiamo: chi si deve occupare di tutto questo? A nostro avviso, l’esperienza fattuale di delega a Invitalia, è chiaramente fallimentare, ed è quindi ormai improcrastinabile una regia tecnico-politica che segua quotidianamente le procedure e indirizzi le scelte».
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