Il lutto
Anni di abbandono: crollato il tetto alle ex officine Ipsia di Piombino
Il cedimento interessa una vasta porzione
PIOMBINO. Sembra non aver fatto rumore. Eppure, a crollare è un’ampia porzione del tetto delle ex officine Ipsia. Alle spalle di piazza Manzoni e di quello che promette di diventare il Polo culturale della città. Il cedimento interessa la parte dell’ex istituto professionale su cui è ancora in corso la progettazione. Una ferita che è il segno dell’abbandono in cui l’edificio versa ormai da anni. Basta pensare che il progetto sull’intero complesso risale al 2010. E ora con parte della copertura crollata sarà più complicato arrestare il degrado, a meno di interventi tampone.
Non tutto è fermo. All’inizio dell’anno il sindaco di Piombino Francesco Ferrari ha annunciato che «ad aprile partiranno i lavori per il primo e secondo lotto del Polo culturale, mentre per il terzo, che interessa le ex officine Ipsia, stiamo acquisendo la progettazione». E si tratta di un passaggio non da poco, anche se il condizionale è d’obbligo considerando i ritardi, gli stop e gli intoppi, che hanno finora condizionato il progetto. Iniziati nell’ottobre del 2012, i lavori al Polo culturale, nei locali dell’ex Ipsia, progettati dallo studio Leonardo di Salvatore Re ed eseguiti dalla ditta Edil Progetti 1987 di San Marco Evangelista in provincia di Caserta, sarebbero dovuti finire nell’aprile del 2014. Da allora sono trascorsi nove anni.
I passi avanti per il Polo culturale sono attesi dalle indicazioni dell’analisi e progettazione degli spazi che i Comune la scorsa primavera ha affidato all’Alterstudio partners di Milano. E ciò per definire il contenuto a fronte di un progetto di ristrutturazione che non chiarisce come gli spazi devono essere allestiti per essere funzionali. Quel che è certo le risorse necessarie, pari a 1,8 milioni di euro, arriveranno dal Fondo Sviluppo e Coesione su indicazione della Regione Toscana. Serviranno per il completamento del 1° e del 2° lotto dell’opera. All’epoca, però, una prima indicazione dal sindaco Ferrari e dall’assessore Marco Vita è stata data anche sul 3° lotto: «Non è possibile collocare la biblioteca nell’edificio storico, visto che non ci sono i parametri tecnici in grado di dare il necessario supporto all’enorme peso che il patrimonio librario della Falesiana comporta». Da qui, le attese per il recupero delle ex officine per cui si stima un investimento di altri 2 milioni di euro.
La soluzione che immagina la biblioteca nelle ex officine fa storcere il naso a chi vorrebbe si seguisse il disegno originario, collocandola all’interno del complesso storico del vecchio convento francescano (1° lotto), valorizzato anche dal recupero di spazi aperti come il chiostro Cinquecentesco. Le ex officine, al contrario, erano state pensate per ospitare un Centro di documentazione sulla storia della siderurgia, per tutelare e valorizzare il patrimonio archivistico e documentario delle Acciaierie di Piombino, ancora collocato in maniera temporanea presso i locali della Sol.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
