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Addio allo storico barbiere Querci: nel 1944 con l’arrivo del fronte ha fatto barba e capelli agli Alleati
Scompare con lui il personaggio genuino di un piccolo mondo antico, ricco di amore per il mestiere e la famiglia
MONTEVERDI. Se n’è andato a 92 anni lo storico barbiere di Canneto, Renzo Querci: oggi (martedì 14) alle 15 il funerale nella chiesa di San Lorenzo e la sepoltura nel cimitero della frazione, accompagnato nel suo ultimo viaggio dalla moglie Rosina Agostini, dai figli Michele, Massimo e Michela e da tanti paesani.
Renzo era figlio d’arte. Non era ancora nato - a Canneto nel 1930 - che suo padre Beppe faceva barba e capelli in un piccolo locale nel borgo-castello. A sette anni, come raccontava lui stesso, era già in bottega: «Spazzavo e facevo qualche insaponata». Finite le elementari pettine e forbici diventano lavoro a tempo pieno. Pane quotidiano sudato e per questo si ingegna per allargare la clientela, come nel 1944, quando il fronte alleato arriva in Toscana. Renzo non ha ancora 15 anni e tutte le mattine inforca la bicicletta e raggiunge la pineta di Rimigliano, a San Vincenzo, dove è acquartierato un contingente di truppe americane: barba e capelli, il suo lavoro è apprezzato, e il giovanissimo barbiere di Canneto torna spesso in mezzo a quei soldati.
Alcuni anni dopo sposa Rosina, nascono tre figli: «È stata dura, ma li ho fatti studiare tutti – ricordava Renzo quando intratteneva i clienti nelle sua bottega – è Michela si è anche laureata». Nel 1957 Renzo e il padre trasferiscono l’attività in un locale acquistato al piano terra in via Roma: è un punto centrale nella vita della comunità, di fronte la scuola, nei fondi adiacenti l’ufficio postale, l’ambulatorio, il circolino Acli, e la strada è il passaggio obbligato per Larderello, Monteverdi o scendere in Val di Cecina. Arredano il negozio con quanto di meglio si trova sul mercato in quel periodo, in particolare due sedie girevoli marca Balilla, una vera novità per la zona e molti anni dopo diventeranno autentici pezzi d’antiquariato molto richiesti. Scomparso il padre, Renzo cerca di ampliare l’attività: così il suo negozio accoglie la cabina telefonica del posto pubblico, ma dal barbiere si va anche per ordinare le bombole del gas. Tutto aiuta la famiglia.
Luogo centrale e di servizi, la bottega diventa anche un luogo dove ogni mattina si ritrovano i paesani a leggere il Tirreno, commentare le notizie nazionali e le voci di paese, una piccola agorà dove, seduti su due file di sedie contrapposte, clienti in attesa e non si misurano in un vivace confronto di opinioni. Renzo si lascia coinvolgere nei discorsi, ha le idee chiare e non ne fa mistero, quando la comunità si divide sulla cava del Monte Canneto, lui è per il sì, vi intravede sviluppo e crescita economica. Andato in pensione, la figlia Michela trasforma la bottega in una boutique di capi eleganti e souvenir, per Renzo resta un angolino, e basta, dove riparare vecchi orologi, la sua grande passione. Scompare con lui il personaggio genuino di un piccolo mondo antico, ricco di amore per il mestiere e la famiglia. E di toscana autenticità.
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