Lutto
Nella vecchia acciaieria di Piombino fatta a pezzi c’è uno stagno tra i cumuli di ferro
I mezzi meccanici sono fermi da giorni dopo l’ennesimo allarme dei cittadini
PIOMBINO. I mezzi meccanici sono fermi da giorni. Le grande cesoie hanno smesso di tagliare le lamiere arrugginite degli impianti dismessi dell’ex area a caldo, dopo l’ennesimo allarme lanciato dai cittadini, i nuovi sopralluoghi degli enti incaricati di controllare il cantiere e dopo la presa di posizione pubblica dei sindacati metalmeccanici che hanno sollevato dubbi sulle condizioni di sicurezza per gli operai che sono impiegati nelle demolizioni. Serve cautela mano a mano che ci si avvicina alle aree nelle quali è accertata la presenza di amianto. E stavolta il messaggio sembra essere arrivato, visto che da giorni il ritmo degli smantellamenti si è di colpo abbassato.
Ieri, oltre il muro che separa la fabbrica dalla città regna il silenzio. Non si sentono ormai da metà della settimana scorsa i soliti rumori di lamiere strappate e cingoli in movimento. E, soprattutto, non si vedono sollevarsi le polveri che in questi mesi hanno fatto arrabbiare i residenti e i negozianti di via Felice Cavallotti e delle zone limitrofe. Ma da qualche giorno non è la polvere il nemico più temuto da Silia Calafati. La signora abita al primo piano di una palazzina in via Cavallotti. Dalla sua finestra di casa si osserva un panorama non comune: una vista totale sulla vecchia acciaieria fatta a pezzi. «Che vuoi, sono anziana e sono quasi sempre a casa – racconta la donna al Tirreno – qua mi sembra di assistere a un film, pensi che ho pure un binocolo con il quale seguo passo dopo passo le operazioni. Le polveri ci sono, ci sono stati dei problemi soprattutto quando hanno demolito il vecchio impianto della calce. Ma devo dire che negli ultimi tempi le emissioni sono più contenute. Ma guardi quanta acqua c’è. Da dove arriva tutta questa acqua ristagnante? Questo mi preoccupa. Ormai da mesi oltre il muro c’è una specie di stagno, quella è acqua putrida. Quando arriverà il caldo cosa succederà? Glielo dico io, saremo mangiati dalle zanzare».
La scorsa estate, quando si sollevarono le prime polemiche relative alle emissioni di polvere Silia Calafati fu una voce fuori dal coro in via Cavallotti. «Speriamo che facciano presto, magari finalmente riuscirò a vedere il mare da questa finestra», disse al Tirreno. A distanza di mesi la preoccupazione della signora è aumentata, amplificata dalla presenza di quello strano stagno che si osserva tra i cumuli di rottami che gli operai hanno ammassato oltre il muro che separa la strada pubblica dall’area di pertinenza di Jsw. «Guardi, oggi gli operai non lavorano e i mezzi sono fermi – racconta Silia – ma fa impressione veder passare i camion carichi di ferro che sprofondano in quelle grandi pozze d’acqua. Secondo me è pericoloso». E quando alla signora gli viene detto che quell’acquitrino potrebbe essere generato dalla bagnatura degli impianti da parte della ditta specializzata per ridurre le emissioni di polveri, la risposta è secca. «Non è così, nei primi mesi non c’era quell’acqua. È dallo scorso ottobre che il piazzale si è trasformato in una palude di acqua putrida. Per lei è una cosa normale? Per me no, non sono tranquilla».
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