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L’appello delle famiglie di disabili: «A Portoferraio serve un centro di ascolto»
Il Tirreno sta aprendo una finestra su questa parte di società isolana, molto particolare e delicata, per capire le realtà di chi vive tali situazioni. Mazzei (Incontriamoci in diversi) «Creiamo uno sportello sull’isola»
PORTOFERRAIO. «Creiamo un centro d’ascolto dedicato alle famiglie che hanno nel proprio nucleo una persona con disabilità». È quanto propone Renzo Mazzei, ex giornalista della nostra redazione, presidente dell'associazione "Incontriamoci in diversi", un sodalizio che s'impegna proprio nel settore. Il Tirreno sta aprendo una finestra su questa parte di società isolana, molto particolare e delicata, per capire le realtà di chi vive tali situazioni.
Mazzei è un esperto sul tema della disabilità. «Ho una lunga esperienza, come genitore e come presidente di “Incontratoci in diversi”, e ho alle spalle 17 anni di attività politico amministrativa negli enti pubblici locali, come consigliere e assessore comunale a Marciana. Conosco quindi ogni aspetto della questione e le dure difficoltà che sorgono quando in una famiglia è presente un soggetto con disabilità. Spesso si è soli e si deve superare l'angoscia di avere un figlio con problemi. È uno dei dolori più profondi, secondo solo alla perdita di un figlio. Tali famiglie vivono spesso senza speranza per il futuro, e spesso prevale il tormento e sorge anche un senso di colpa. Per tutto ciò mancano punti di riferimento ottimali come dicevo. Questi nuclei si possono paragonare a foglie al vento, spinte in tutte le direzioni in modo caotico. Alcuni cercano un supporto contattando le varie istituzioni, che però troppo spesso sono fredde, asettiche, prive di qualsivoglia coinvolgimento emotivo, ma soprattutto avare nel fornire informazioni, non solo mediche ma anche burocratiche. Allora ci si affida alla rete internet, ma è difficile filtrare le tante notizie, talvolta anche contrastanti fra loro, e aumenta la fragilità per non saper affrontare da soli i problemi e cresce ancora di più la confusione e l' angoscia. Come migliorare questa situazione? Una cosa che manca è un vero sportello di ascolto funzionale che dia certezze. Dispiace dirlo ma può capitare che gli assistenti sociali, anche per eccesso di impegni da affrontare, e quindi per poco tempo a disposizione, non riescano a ricoprire con più profondità il ruolo di consulenti delle famiglie. Poi incide la crisi economica in cui versa la sanità, impedendo l'azione di specialisti che vorrebbero fare di più, mancano risorse e maggiori organici. C'è da creare quindi, ribadisco, uno sportello di ascolto nella nostra isola, dove incontrare psicologi ed altri esperti del settore. Figure competenti anche nei diritti spettanti a chi vive questi tanti disagi, per sapere come muoversi in queste difficili momenti. Devono essere indicati percorsi ai familiari o agli stessi svantaggiati, secondo i casi, da intraprendere per risolvere al meglio la propria vita. La Costituzione, le leggi vigenti, prevedono ogni tipo di assistenza, ma nei fatti ciò non avviene».
Secondo Mazzei il problema per i ragazzi portatori di handicap, è ancora più forte una volta usciti dal percorso scolastico. Alcuni vengono indirizzati a centri riservati ai disabili, che per quanto siano ben organizzati e ben gestiti, come esempio il Centro diurno di Casa del Duca a Portoferraio, vivono in ambiente limitato ai soli soggetti svantaggiati, seppure sostenuti da specialisti con amore, attenzione e strategie opportune. «Penso che molte di queste persone potrebbero ritagliarsi un posto migliore nella società, se potessero continuare a interagire, non solo con educatori, psicologi o assistenti, ma anche con i normodotati loro coetanei – aggiunge Mazzei – Gli svantaggiati devono riuscire a condividere momenti di lavoro, di divertimento, di sport, per vivere ogni situazione offerta dalla vita, sempre in rapporto al tipo di handicap. Il problema come al solito è quello di trovare i finanziamenti per realizzare tutto ciò, perché spesso le idee ci sono ma mancano le risorse economiche o talvolta possono non esserci le capacità per mettere in atto i progetti ad hoc. Soggetti pubblici privati, associazioni di volontariato, devono cooperare con forza per raggiungere questi obiettivi».
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