Il Tirreno

Il caso

Baratti, la fontana di San Cerbone imbrattata: il ripristino lo pagano i piombinesi

di Manolo Morandini
Baratti, la fontana di San Cerbone imbrattata: il ripristino lo pagano i piombinesi

La Sovrintendenza ordina al Comune di provvedere al restauro

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PIOMBINO. Il prezzo dell’incursione dello street-artist Ozmo a Baratti lo pagano i piombinesi. Quelle monete, dai tratti neri su sfondo bianco, che colorano la fonte di San Cerbone, realizzate in una notte di fine giugno, vanno rimosse. A ordinare il ripristino al Comune di Piombino è la Sovrintendenza. Ad occuparsene sarà un restauratore. Il conto è di 1.488,40 euro. Ma più che la cifra a pesare è il principio violato. È stato imbrattato un bene vincolato, al netto della disputa se si tratti o meno di arte.

Il caso

Si raffigura Medusa nei segni lasciati nella notte del 25 giugno dallo street artist Ozmo sulla fonte. A margine della spiaggia di Baratti, l’incursione d’arte non passa inosservata. L’artista sceglie un monumento nell’ombra, cadente e in degrado. L’acqua dalla fonte non sgorga più. Dal rubinetto che ha riaperto con la sua opera escono giudizi e inevitabili polemiche se sia arte o un degrado in più. Il tutto è stato realizzato con una coincidenza temporale che invita a puntare poco più in alto. Dal 18 giugno al Museo etrusco di Populonia Collezione Gasparri è tornato visibile il Tesoro di Populonia, un tesoretto costituito da oltre 500 monete etrusche d’argento noto nella letteratura archeologica come il “ripostiglio della Porcareccia”.

Ozmo ha dipinto sopra alla fonte due di quelle monete. È notte quando vengono realizzate. L’operazione è documentata in diretta, con tanto di video. Quanto accade nei giorni successivi non sposta il problema. La Soprintendenza intima con una lettera la rimozione al Comune. Poi quei faccioni vengono spruzzati di vernice nera. E Ozmo di notte li ri-sistema rapidamente incollandovi delle riproduzioni su carta. Sui social infuria la polemica su chi sia il vandalo e di che cosa.

L’indagine

La Procura di Livorno ha aperto un fascicolo per imbrattamento di beni culturali. Gli accertamenti sono stati affidati ai Carabinieri. L’imbrattamento, ai sensi dell’articolo 169 del Codice dei Beni culturali del 2004, prevede l’arresto fino a un anno ma si risolve in genere con una ammenda che può arrivare a 38mila euro. Nonostante sia cadente e abbandonata, la storica fonte di San Cerbone su cui è stato disegnato il murale è vincolata, al pari del contesto in cui si trova, il golfo di Baratti. Tant’è che interviene la Sovrintendenza. Non è dato sapere ad oggi se il fascicolo sia ancora aperto o se gli elementi raccolti siano risultati sufficienti per risalire senza margine di dubbio all’autore del murale.

La politica

Nel sottolineare che l’intervento di Ozmo a Baratti è stato autonomo, dal sindaco di Piombino Francesco Ferrari è subito arrivato un plauso. «Ha utilizzato una delle perle del territorio rileggendola in una chiave contemporanea: siamo orgogliosi che l’artista abbia scelto il nostro territorio e di certo non vogliamo rimuovere l’opera o muoverci legalmente nei suoi confronti, tutt’altro». Linea su cui lo scorso luglio si divide il consiglio comunale. Da una parte la maggioranza, che fa quadrato e rivendica il valore artistico dell’opera di Ozmo. Dall’altra le opposizioni con i 5 Stelle in testa che, con un ordine del giorno, chiedono impegni precisi alla giunta, a partire dal riconoscere che si è trattato di un atto vandalico e affermare il principio del chi sbaglia paghi. Ma a farlo non sono le forze di centrodestra, a cui solitamente si associa l’approccio.




 

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