Il Tirreno

Fuggiti dall’Ucraina oggi studiano a Piombino

di Sara Chiarei
Fuggiti dall’Ucraina oggi studiano a Piombino

Accoglienza tra i banchi  per settanta bambini e ragazzi

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PIOMBINO. L’accoglienza passa dall’inclusione scolastica.

Lo sanno bene i bambini di ogni età arrivati a Piombino già all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina. Quelli inseriti nelle scuole cittadine sono circa una settantina dallo scorso marzo a oggi. Buona la loro capacità di adattamento alla nuova realtà, sebbene per i più grandi il ricordo di ciò che si sono lasciati alle spalle e il pensiero rivolto al padre o altri familiari rimasti in patria a combattere, rappresenti un peso difficile con cui convivere. «Già lo scorso anno – afferma la dirigente della scuola secondaria di primo grado Andrea Guardi e del primo circolo didattico di Piombino, Letizia Braschi – abbiamo accolto alle scuole medie 15 alunni e alcuni di terza hanno ottenuto attraverso un’ordinanza ministeriale la possibilità di passare alla scuola superiore, mentre un bimbo è riuscito a superare l’esame di Stato di terza perché ha saputo compensare la non conoscenza della lingua italiana in brevissimo tempo raggiungendo in quattro mesi un livello di competenza linguistica inimmaginabile».

Alcuni di questi ragazzi, tra loro bambini molto piccoli, si trovano al Centro di accoglienza straordinaria Phalesia mentre altri sono arrivati con le famiglie per raggiungere una nonna o altri familiari che già risiedeva in zona da tempo.

«Il primo circolo – prosegue la dirigente Braschi – tra scuola dell’infanzia e primaria ha accolto 48 bambini, distribuendoli nelle classi dei diversi plessi, compreso quello di Populonia. Da subito abbiamo messo a disposizione un servizio di mediazione linguistica, grazie al supporto delle associazioni culturali ucraine presenti nella zona e fatto bandi sia al primo circolo didattico che alla scuola media Guardi per cercare madrelingue ucraine in grado di parlare fluentemente anche l’italiano, al fine di creare un ponte».

Gli inserimenti sono stati fatti alla spicciolata e gli ultimi arrivati hanno iniziato a frequentare la scuola da settembre. Ultimamente il numero di questi ragazzi è diminuito poiché nel corso dell’autunno alcune famiglie hanno deciso di rientrare in Ucraina, in particolare chi vive nella zona di Leopoli, o si sono trasferite all’estero, con destinazioni prevalenti in Lussemburgo e Germania, dove hanno trovato un’opportunità di lavoro.

Ora al primo circolo sono rimasti 39 bambini e dieci sono gli studenti alla scuola media Guardi. «I bambini che hanno frequentato la scuola si sono tutti ben inseriti – sostiene Braschi – anche se abbiamo percepito da parte di qualche famiglia una certa resistenza a integrarsi, tanto che alcuni studenti delle medie il pomeriggio seguono a distanza le lezioni delle scuole ucraine per non restare indietro rispetto alle attività del loro Paese. I loro parenti, del resto, puntano a rientrare a casa non appena sarà possibile».

Probabilmente si tratta di una difesa psicologica tesa a metabolizzare una situazione difficile, in cui la lontananza da casa e gli orrori della guerra vengono in parte sublimati convincendosi che vivere altrove sia solo una condizione transitoria e che presto si risolverà.

A darci conferma del fatto che alcune famiglie abbiano già lasciato Piombino o addirittura l’Italia è anche la dirigente del secondo circolo didattico di Piombino Francesca Velardi. «Il problema è che molti se ne sono andati senza neppure avvisare – sottolinea Velardi – e noi ci siamo trovati nella condizione di registrare l’assenza dei bambini all’oscuro del fatto che non si trovassero più a Piombino. Alcuni di loro sono già tornati in Ucraina con i genitori. Attualmente abbiamo cinque bimbi all’infanzia e uno alla primaria che si sono integrati bene, dimostrandosi attenti e desiderosi di partecipare, perciò, sotto questo aspetto non ci sono assolutamente problemi. Dal canto nostro facciamo tutto il possibile per aiutarli a sentirsi a casa».

Anche al secondo circolo sono presenti mediatori linguistici, in alcuni casi mamme che vivono in Italia da molto tempo e si sono rese disponibili a dare una mano. Sebbene sia difficile calcolare con precisione gli arrivi dall’Ucraina, a Piombino non ne sarebbero previsti di nuovi a breve termine.


 

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